L'arte bianca
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REGGIO CALABRIA «Ia e decreti attuativi, l’Italia disegna il suo futuro all’ombra di un nuovo Umanesimo nel governo dei processi di transizione digitale». È quanto scrive in una nota Filippo Pietropaolo, presidente della commissione Bilancio, programmazione economica, affari dell'Unione europea e Relazioni con l'estero del Consiglio regionale della Calabria.

«Il Governo approva in esame preliminare – spiega Pietropaolo - due schemi di decreto legislativo che attuano la legge 132/2025 e l'Ia act europeo e completano il suo recepimento. Si apre la strada alla soluzione europea e italiana per la regolamentazione dell’intelligenza artificiale che si scontra con ritardi e criticità nei processi di attuazione delle misure». 

L'allarme globale e la sovranità sui modelli di Ia

«Da tempo udiamo l’allarme – commenta Pietropaolo - sul pericolo derivante da forme parossistiche di addestramento ricorsivo. Lo aveva detto lo scorso 9 febbraio Matt Shumer, amministratore delegato di OthersideAI, società statunitense che sviluppa di strumenti di scrittura basati sull’Ia, Nel suo post Something Big Is Happening aveva parlato di una tecnologia “troppo potente per fermarla e troppo importante per abbandonarla”, lanciando un avvertimento circa i drastici cambiamenti che attendono l’umanità entro i primi cinque anni. Di queste ore è invece la notizia dello stop che Washington ha imposto ad Anthropic circa l’accesso da parte di cittadini stranieri ai suoi due nuovi e potenti modelli di Ia a soli 3 gironi dal loro lancio commerciale».

Infrastrutture strategiche e valori democratici

«Si tratta di un dibattito – preannuncia Pietropaolo - che segnerà il futuro delle democrazie occidentali: chi governa il progresso tecnologico e in nome di quali valori. Una questione che non può essere ridotta a un mero confronto tra aziende tecnologiche perché riguarda un cambio di paradigma: l’IA si avvia ad essere una delle principali infrastrutture strategiche del XXI secolo, capace di avere un impatto su tutti gli aspetti della nostra vita privata e pubblica. Perciò il tema non è fermare l’innovazione, ma governarla senza subirla».

L'approccio europeo e la governance italiana

«È quello che stanno facendo Europa e Italia – prosegue Pietropaolo - sotto l’ombrello di un nuovo umanesimo algoritmico. Ossia una visione di sviluppo dell’IA e delle sue tecnologie abilitanti fondata sulla centralità dell’Uomo e sull’irrinunciabile principio di responsabilità che deve guidarci nello sviluppo e nella diffusione delle nuove tecnologie, in un’epoca di stravolgimento dei paradigmi di interpretazione e azione della e nella realtà».

Lo scorso 3 giugno Bruxelles ha presentato il nuovo pacchetto per la sovranità tecnologica, che punta a rafforzare l’autonomia dell’Unione nei settori del cloud, dell’intelligenza artificiale, dei semiconduttori e delle infrastrutture digitali. Misure che andranno ad arricchire un panorama normativo europeo in rapida evoluzione, in cui l’essere umano è sempre stato posto al centro.

Una settimana dopo il Governo italiano ha approvato in esame preliminare due schemi di decreto legislativo attuativi della Legge 132/2025 e dell'Ia Act europeo che ora andranno al vaglio delle commissioni parlamentari, della Conferenza delle Regioni e delle Authority competenti. Con essi viene istituita la governance nazionale dell’intelligenza artificiale ripartita tra Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale per quanto riguarda la vigilanza e il contatto con l’Ue, Agenzia per l’Italia digitale per le notifiche e un nucleo composto dalle due Agenzie insieme a Banca d'Italia, Consob, Ivass e Garante per la Privacy per quanto riguarda la vigilanza.

Tutela del lavoro, sicurezza e responsabilità civile

«Si tratta di misure – spiega Pietropaolo - tese ad evitare che l’automazione tout court sostituisca l’azione umana e a rafforzare le competenze per l’utilizzo dei sistemi di Ia. Per quanto riguarda il primo aspetto ci sono misure che riguardano il divieto di utilizzo esclusivo di sistemi automatizzati per decisioni che incidono su assunzioni, licenziamenti e condizioni contrattuali. O l’uso indiscriminato di grandi banche dati biometriche, previsto solo in casi specifici e sotto il controllo dell’autorità giudiziaria. Compare il nuovo reato di omessa adozione di misure di sicurezza nei sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio per chi metta a repentaglio l'incolumità individuale, pubblica o la sicurezza dello Stato. E viene introdotta la disciplina della responsabilità civile per i danni causati dall’intelligenza artificiale, consentendo al danneggiato di ottenere dal giudice un ordine di esibizione della documentazione tecnica e dei registri relativi al funzionamento del sistema di Ia da cui ritenga di essere stato danneggiato».

Investimenti nella formazione e accordi di coesione

Per quanto riguarda le competenze, il governo destina 200 milioni di euro affinché l’Ia entri nei curricoli formativi della scuola e tra le materie di formazione per i docenti. E spinge sul rafforzamento del trasferimento tecnologico da università e centri di ricerca verso imprese e territorio. Non a caso, qualche giorno prima, il 5 giugno, il ministro dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, e il presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, avevano sottoscritto l’Accordo per la coesione che contiene una dotazione di 381 milioni di euro destinati, tra l’altro, al High performance computing e all’Ia, con interventi dedicati al rafforzamento delle filiere nazionali dei materiali, asset fondamentale per l’autonomia tecnologica e la competitività sia nazionale sia europea.

Strategia industriale, open source e trasparenza

Nella prefazione del Paper sulla Competitività digitale dell’Unione europea su RivistaAI Franco Benabè ha ben ricordato che parlare oggi di competitività significa sapere che essa dipenderà sempre più dalla capacità di integrare infrastrutture, dati, competenze e governance all’interno di una strategia coerente. Per questo è necessario colmare al più presto il gap tra ricerca e sperimentazione e capacità industriale.

Chi deve farlo? «Come dimostra la storia di Internet – sostiene Pietropaolo -, dei semiconduttori e delle tecnologie spaziali, la domanda pubblica può rappresentare il principale fattore abilitante degli investimenti. Il miliardo di euro previsto dalla Legge 132 del 2025 assume valore strategico proprio in questa prospettiva. Ma più che finanziare singoli progetti, la sfida consiste nel creare un ecosistema capace di attrarre capitali, competenze e nuove imprese. E c’è di più. La domanda infatti non riguarda solo chi debba fare cosa, ma come. Perché se la scelta di Bruxelles di partire da un approccio open, basato su software non proprietari e standard aperti consente di ridurre le dipendenze tecnologiche e favorire la crescita di ecosistemi europei e nazionali competitivi, quella di affidarsi alla trasparenza degli algoritmi e alla disponibilità dei dati pubblici rappresenta un presidio di controllo, pluralità, democrazia capaci di generare innovazione diffusa e fiducia dei cittadini».

La transizione digitale in Calabria e il fattore tempo

«In questo scenario – entra nel merito Pietropaolo - si inserisce anche l’esperienza della Regione Calabria. La legge regionale sull’intelligenza artificiale, le iniziative sulla transizione digitale, la costituzione di “Redigit Spa” dimostrano una sostanziale coerenza con il quadro europeo e nazionale. La criticità non riguarda la visione strategica, ma l’attuazione. Molti strumenti previsti risultano ancora nella fase iniziale di implementazione. Resta inattuato il progetto del Hpc e oggetto di un protocollo già sottoscritto da Regione, Università della Calabria e dipartimento per la Transizione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri. E in una competizione globale che corre alla velocità degli algoritmi, il fattore tempo diventa decisivo. La sfida per la Calabria è trasformare rapidamente quanto fatto in investimenti, competenze e servizi concreti».

Dalla visione alla pratica: custodire l'essere umano

«Le norme sono state approvate – sottolinea Pietropaolo -. Le risorse sono state stanziate. Le strategie sono state delineate. Ora, in Europa, in Italia, in Calabria, occorre tradurre la visione in capacità amministrativa, la regolazione in sviluppo industriale, la ricerca in innovazione e l’etica in pratica quotidiana. Perché la questione decisiva non è se l’intelligenza artificiale diventerà sempre più potente. Questo accadrà inevitabilmente. La vera domanda è se l’Uomo saprà restare al centro della Storia mentre le macchine diventeranno sempre più intelligenti. Tutti noi ne siamo responsabili e tutti noi siamo chiamati a custodire la Magnifica Umanità di cui ci è stato fatto dono, affrettandoci a ricostituire una Città ferita dall'ambizione di pochi che hanno ignorato l’essenzialità del contributo di molti», conclude Pietropaolo.

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