L'arte bianca
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affidato
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CIRÒ MARINA Il Partito democratico attacca la sindaca Mariagrazia Panebianco e la sua giunta per la mancata deliberazione della costituzione di parte civile del Comune, in qualità di parte lesa, nell'ambito del processo «Teorema». 

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Il procedimento, nato dall’operazione della Guardia di finanza del marzo scorso, ha coinvolto il l’ex vicepresidente della Provincia, Fabio Manica, l’imprenditore Giacomo Combariati, l’ingegnere Luca Bisceglia, l’architetto Rosaria Luchetta e l’avvocato Francesco Manica. 

L'indagine mira a far luce su un presunto sistema illecito incentrato sulla gestione degli appalti pubblici e sull'assegnazione di commesse da parte dell'ente Provincia di Crotone e che mette sulla propria graticola anche affidamenti accordati dai Comuni di Cirò Marina e Isola di Capo Rizzuto. Da qui la parte lesa.

Le accuse formulate dalla Procura della Repubblica di Crotone per gli imputati del processo Teorema comprendono l’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, il falso ideologico, il falso in atto pubblico, la truffa aggravata e la frode nelle pubbliche forniture.

Alla prima udienza dibattimentale, consumatasi lo scorso 27 ottobre, il Collegio giudicante ha infatti ordinato l'estensione delle notifiche ai Comuni di Cirò Marina e Isola Capo Rizzuto, i quali – a differenza del Comune e della Provincia di Crotone – non avevano adottato preventivamente le necessarie delibere e quindi presentato istanza nel merito a tutela dei propri enti.

Le critiche sul linguaggio istituzionale e sulla costituzione di parte civile

Il Pd esordisce contestando la modalità di risposta scelta dall'amministrazione comunale:

«Respingiamo con fermezza il tono, le insinuazioni e gli attacchi personali contenuti nella replica della sindaca Mariagrazia Panebianco e della sua maggioranza alla nostra legittima presa di posizione sulla costituzione di parte civile del Comune nel processo Teorema».

Pur dichiarando di comprendere il quadro logistico del municipio, l'opposizione critica la reazione della giunta:

«Comprendiamo che l'amministrazione comunale stia attraversando una fase particolarmente impegnativa... Quello che non possiamo comprendere, né tantomeno accettare, è che il nervosismo si trasformi sistematicamente in arroganza istituzionale e che a ogni legittima richiesta di chiarimento dell'opposizione si risponda con attacchi personali, allusioni e tentativi di delegittimazione».

Sul piano procedurale, la nota mette a confronto l'operato del Comune di Cirò Marina con quello delle altre istituzioni territoriali interessate dall'inchiesta:

«Sulla vicenda Teorema esiste un dato preciso, che nessuna replica polemica può cancellare: il Comune di Crotone e la Provincia di Crotone hanno adottato i rispettivi provvedimenti per la costituzione di parte civile con anticipo rispetto alla prima udienza fissata. Il Comune di Cirò Marina, invece, non risultava aver compiuto lo stesso percorso in quella fase».

L'opposizione evidenzia che la decisione degli altri enti è arrivata a prescindere dalle estensioni procedurali disposte dai giudici:

«Il Comune di Crotone ha deliberato molto prima, la Provincia lo stesso. Entrambi hanno assunto una decisione amministrativa e politica a tutela dei rispettivi enti, senza attendere l'estensione della notifica successivamente disposta dal Tribunale anche nei confronti di Cirò Marina».

I chiarimenti richiesti e il ruolo della magistratura

Nel comunicato si ribadisce il motivo per cui è stato sollevato il caso, precisando l'oggetto dei quesiti posti alla giunta:

«E allora la domanda rimane, oggi più di ieri: perché Cirò Marina non ha assunto per tempo un'analoga iniziativa? Non abbiamo chiesto nulla di scandaloso. Non abbiamo interferito con il lavoro della magistratura. Non abbiamo pronunciato sentenze nei confronti di nessuno. Abbiamo semplicemente esercitato un diritto e un dovere politico: chiedere alla sindaca quali iniziative siano state assunte per tutelare gli interessi, il patrimonio e l'immagine del Comune in un procedimento che riguarda anche vicende amministrative legate a opere importanti della nostra città, dai Mercati Saraceni all'asilo Artino».

In merito alle argomentazioni usate dalla maggioranza nella precedente replica, il Pd specifica che la propria azione non mette in discussione l'operato dei giudici:

«La risposta avrebbe dovuto essere semplice: spiegare le valutazioni compiute, rendere note le eventuali iniziative degli uffici, chiarire le ragioni dei tempi e indicare le decisioni da assumere. Invece, ancora una volta, si è preferito spostare il confronto dal terreno dei fatti a quello delle insinuazioni. Ci chiediamo, a questo punto, cosa c'entri il richiamo all'onestà e all'operato della magistratura con la nostra richiesta di chiarimenti».

La nota respinge inoltre l'utilizzo di specifici termini adoperati nel dibattito politico cittadino:

«Nessuno ha messo in discussione la magistratura, la sua autonomia o il suo lavoro. Il tema che abbiamo sollevato riguarda esclusivamente le responsabilità politiche e amministrative del Comune di Cirò Marina... E non accettiamo lezioni di moralità da chi, nel confronto politico, sceglie di utilizzare espressioni come "sodali" e richiami allusivi al passato, lasciando intendere accuse che non vengono mai formulate apertamente».

A tal proposito, i rappresentanti locali del partito rivendicano la propria posizione:

«Il Partito democratico di Cirò Marina è fatto di donne e uomini che svolgono la propria attività politica alla luce del sole, con la propria storia, la propria dignità e la propria autonomia. Non saranno comunicati aggressivi o riferimenti ambigui a intimidirci».

Il nodo dell'autonomia e dell'agenda politica

La nota del circolo dem allarga il confronto al tema della governance dell'amministrazione comunale, ponendo interrogativi sull'assetto della maggioranza:

«Una città complessa come Cirò Marina ha bisogno di una guida autorevole, autonoma e capace di assumersi le responsabilità delle scelte... E soprattutto ha bisogno di sapere con chiarezza chi detta realmente l'agenda politica e amministrativa di Palazzo di Città. È la sindaca Mariagrazia Panebianco a determinare indirizzi, priorità e decisioni? Oppure esistono condizionamenti e influenze politiche, interne ed esterne alla maggioranza, che continuano a pesare sulle scelte dell'amministrazione?».

Il documento affronta anche il tema del rapporto con il passato amministrativo della cittadina:

«Non sfugge a nessuno il tema della continuità con la precedente amministrazione e con l'ex sindaco Ferrari. Ma l'autonomia di una nuova guida amministrativa non si proclama attraverso i comunicati: si dimostra ogni giorno, soprattutto quando occorre affrontare questioni delicate che riguardano il passato e gli interessi dell'ente».

«La sindaca Mariagrazia Panebianco ha il dovere di essere la sindaca di tutta Cirò Marina, non la portavoce di equilibri e sensibilità politiche che i cittadini non sono tenuti a decifrare».

Le richieste ufficiali in vista della prossima udienza

In conclusione del comunicato, il Pd torna sugli aspetti formali legati al processo Teorema e fissa gli impegni per la scadenza giudiziaria imminente:

«La nostra iniziativa sulla costituzione di parte civile nel processo Teorema era ed è pienamente legittima. Dopo la nostra presa di posizione, l'amministrazione ha dichiarato pubblicamente la volontà di procedere. Ne prendiamo atto, ma una dichiarazione d'intenti non equivale a un provvedimento formale e non spiega perché altri enti abbiano agito prima».

Viene espressa la volontà di monitorare i prossimi passaggi legali e amministrativi del municipio:

«Il prossimo 13 novembre rappresenterà un passaggio processuale importante. Vigileremo affinché il Comune assuma, nei termini e nelle forme consentite, tutte le iniziative necessarie alla tutela dei propri interessi. Chiediamo inoltre che siano rese note le valutazioni amministrative e legali effettuate finora, affinché i cittadini possano comprendere le ragioni della tempistica seguita dall'ente».

La nota si chiude con una distinzione tra i piani di giudizio e un appello finale alla sindaca Mariagrazia Panebianco:

«Non confondiamo le responsabilità penali, che spetta esclusivamente alla magistratura accertare nel pieno rispetto della presunzione di innocenza, con le responsabilità politiche, delle quali un'amministrazione deve rendere conto alla comunità».

«Alla sindaca Mariagrazia Panebianco diciamo, quindi, una cosa molto semplice: meno lezioni, meno arroganza, meno allusioni. Più autonomia, più trasparenza e soprattutto più risposte... Noi continueremo a svolgere il nostro ruolo senza arretrare di un millimetro, con fermezza e nel rispetto delle istituzioni. Perché il controllo democratico non è un fastidio da eliminare. È una garanzia per tutti i cittadini».

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