L'arte bianca
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affidato
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CROTONE Riceviamo e pubblichiamo un lettera giunta in redazione a firma Pasquale Salvati, rappresentanza sindacale unitaria della Cisl eletto presso l'Azienda sanitaria provinciale di Crotone.

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Mi chiamo Pasquale Salvati, sono Rsu eletto presso l'Asp di Crotone, incarico che mi è stato conferito con grande fiducia dai lavoratori che rappresento.

Ogni giorno raccolgo segnalazioni, ascolto esigenze, verifico problematiche e mi confronto costantemente con il personale. È un impegno che svolgo con senso di responsabilità e nel rispetto del mandato ricevuto, perché ritengo che la tutela dei lavoratori passi anzitutto dall'ascolto e dall'attenzione verso ciò che accade quotidianamente nei luoghi di lavoro.

Proprio da quanto vedo, ascolto e apprendo ogni giorno nasce una riflessione che desidero condividere. Vorrei raccontarvi una favola.
C'era una volta un'azienda dove, ogni mattina, qualcuno decideva chi dovesse andare dove, quando e perché. Non servivano criteri trasparenti, programmazione o regole chiare: bastava l'ispirazione del giorno.

Era un luogo straordinario, dove gli zoppi diventavano improvvisamente maratoneti quando necessario, mentre chi aveva reali difficoltà rischiava di essere dimenticato. Dove il precario poteva scegliere il reparto dei sogni e il dipendente con anni di servizio veniva trattato come un vecchio mobile da spostare in un angolo.

Era una terra magica in cui alcuni lavoratori venivano controllati con grande zelo, mentre su altri sembrava calare un misterioso velo d'invisibilità. Dove qualcuno, pur senza particolari titoli o competenze, appariva sempre certo di sapere cosa fosse meglio per tutti, perfino quale sindacato gli altri avrebbero dovuto scegliere.

In questa favola ho chiesto più volte una semplice ricognizione del personale. Una richiesta normale, quasi banale. Eppure nulla. Forse perché, nelle favole, esistono castelli di carte che devono restare in piedi e sipari che non devono essere aperti.

Eppure c'è un dettaglio che spesso sfugge ai protagonisti di queste storie: chi osserva in silenzio non è necessariamente distratto. A volte guarda, ascolta, annota e aspetta. Perché il tempo può essere un prezioso alleato per chi vuole nascondere le cose, ma può trasformarsi nel peggior nemico di chi pensa che nessuno si accorga di ciò che accade.

Spesso chi teme che emergano determinate realtà preferisce cercare difetti in chi continua semplicemente a svolgere il proprio ruolo. Ma i fatti hanno una caratteristica ostinata: prima o poi trovano sempre il modo di venire alla luce. E vissero tutti felici e contenti? Questo finale, purtroppo, non è ancora stato scritto!

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