Chiama Roma, Donnici: «Verrà garantito il rispetto della clausola sociale?»
L'esperto in procedure concorsuali e lavoro pone una serie di interrogativi al Campidoglio: primo fra tutti, il riassorbimento dei lavoratori nel caso di assegnazione ad altro soggetto
CROTONE Riceviamo e pubblichiamo la riflessione dell'avvocato e dottore in economia, Giuseppe Donnici, esperto in procedure concorsuali, esecuzioni e bancario, in merito alla vicenda che sta riguardando l'assegnazione del bando per il servizio "Chiama Roma".
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Leggo con stupore, e con una cifra non indifferente di apprensione, l’esito della richiesta inviata con nota congiunta dal Comune di Crotone e dai Sindacati sulla istanza di “ritiro del bando di gara” per l’essegnazione del servizio “Chiama Roma” di cui al n. 060606 , oggi gestito, per gran parte, a Crotone da un’azienda che impiega circa 120 risorse.
Qualche tempo addietro ho ricevuto una delegazione di dipendenti che, come successe con Abramo Custome Care, aveva bisogno di aiuto, quanto meno per capire cosa stesse succedendo e quali scenari si stavano aprendo sotto ai loro nasi.
Allo stupore ed all’apprensione, oggi aggiungo una dose di fastidio alla quale deve seguire una ribellione, giuridica, sia chiaro.
Vorrei domandare al Comune di Roma come intende conciliare quanto previsto dall’art. 57 comma 1 del codice dei contratti pubblici con quanto stabilito dal capitolato d’oneri che, ovviamente, prevederà il rispetto della clausola sociale garantendo al personale uscente le stesse tutele previste dal contratto collettivo nazionale con esplicita garanzia di mantenimento dei livelli occupazionali e normativi.
Vorrei, anche, domandare al Comune di Roma cosa intende quando richiede il rispetto delle esigenze tecnico organizzative e di manodopera previste dal nuovo contratto.
Forse che la manodopera (termine utilizzato in pieno Maccartismo al quale preferisco di gran lunga “Il personale” proprio perché fa riferimento alle “persone” e non “alle opere” ) sinora utilizzata non sia idonea alle nuove esigenze? ed in cosa consistono queste nuove “esigenze”? forse in qualcosa che si può soddisfare a Roma e non a Crotone?
Vorrei anche domandare se il coefficiente di soddisfazione sinora ottenuto dalle risorse Crotonesi (e non) sia eguagliabile (ed in quali tempi, eventualmente) laddove non dovessero continuare a svolgere questo tipo di mansione .
Vorrei domandare se la logica diseguaglianza della soddisfazione del cliente (almeno nei primi mesi) giustifichi l’allocazione dirisorse pubbliche la cui “gestione” comporterà, fidiologicamente, il raggiungimento dello stesso obiettivo sinor araggiunto, ma solo dopo un periodo di “avviamento” che, naturalmente, dovrà essere concesso alle nuove risorse.
Infine, vorrei domandare al Comune di Roma se sa cosa voglia dire perdere il lavoro, quali e quante frustrazioni si provocano nelle famiglie e quanto rimangono vive quelle cicatrici anche nei decenni a seguire.
Ogni nuova opportunità lavorativa deve mettere al centro “l’uomo” nella sua intera cointeressenza tra anima e lavoro (o manodopera, direbbe qualcuno). Ove questo non avvenga, neanche per mano del pubblico, si lascerà spazio e si giustificherà l’imbarbarimento che si concretizzerà in una infinita congerie di diseguaglianze le quali sgretolano l’essere umano (“Imago Dei”, diceva un Vescovo che si chiamava Agostino che considerava l’uomo strutturato in memoria, intelligenza e volontà) in quell’essenza in cui, invece, dovrebbe essere considerato in uno stato civile in cui il denaro è valutato recessivo rispetto all’essere umano.

