Asp Crotone, sarà un mandato "flash" per il nuovo dg Antonello Graziano?
Nella determina di assunzione la durata dell'incarico è pari a quella residua stipulata predentemente con l'Azienda sanitaria di Cosenza e potrebbe concludersi a maggio prossimo

CROTONE La nomina di Antonello Graziani a direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Crotone potrebbe già decadere il prossimo 1° giugno. Lo si evince leggendo la determina n. 102 del 15 gennaio scorso con la quale l’Asp crotonese ha preso atto della decisione assunta dalla Regione Calabria di nominare Graziano al posto della dimissionaria Monica Calamai.
Rispetto a Calamai, che svolgeva il ruolo di commissario, Graziano assume quello di direttore generale. Nella determina n. 102, firmata dal funzionario Giulia Ferrante, si legge che la nomina viene fatta “secondo le condizioni previste dal contratto intercorrente stipulato a seguito dell’accettazione da parte del Dr. Antonio Graziano, quale Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, ai sensi dell’art. 2 D.Lgs. n. 171/2016 e dato atto, altresì, che la durata dell'incarico è pari alla durata residua del suddetto contratto intercorrente stipulato a seguito dell’accettazione da parte del Dr. Antonio Graziano, quale Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza, alle medesime condizioni economiche-normative ed ha decorrenza dal 15/01/2026”.
Significa che per calcolare la durata dell’incarico il punto di partenza è la data di nomina all’Asp di Cosenza e cioè il 31 maggio del 2023. La normativa (non del tutto chiara a questo proposito) prevede che la durata di un incarico di direttore generale varia da tre a cinque anni (D.Lgs 502/929) ed è rinnovabile.
Alla scadenza dei tre anni, quindi, il commissario della sanità calabrese, Roberto Occhiuto, potrebbe anche decidere un ulteriore cambio della guardia e così sarebbe il quinto manager a gestire la sanità della provincia di Crotone che, insieme a quella di Vibo Valentia, rappresenta la cenerentola calabrese.
Non ci sono medici e i reparti dell’ospedale, nonostante la presenza di ottimi professionisti, arrancano. Cresce così l’emigrazione sanitaria verso altri territori, compresi quelli calabresi dove qualche risposta in più viene data.
L’ultima trovata di Occhiuto per risolvere il problema della mancanza dei medici è quella di convincere specialisti dei paesi dell’Unione europea e di paesi extraeuropei a trasferirsi in Calabria riconoscendo qualche incentivazione economica.
Dopo i cubani potrebbero arrivare i medici di altri paesi che non fanno parte dell’Unione europea e che, quindi, non hanno conseguito un titolo di studio riconosciuto dagli stati Ue. Forse sarebbe meglio se il commissario Occhiuto puntasse a mantenere i nostri giovani laureati garantendo incentivazioni economiche adeguate e favorendo la crescita professionale.

