Chiama Roma, Tomaino: «Perché questo silenzio della sinistra italiana?»
Il segretario provinciale di Confial a Crotone "pungola" i parlamentari, consiglieri regionali e dirigenti politici su questa vicenda che «riguarda 125 famiglie»
CROTONE A nome di Confial e come portavoce nazionale, Fabio Tomaino ritiene «doveroso dare voce alle domande che oggi si pongono i lavoratori e i cittadini di Crotone, di fronte a una vertenza che riguarda 125 famiglie e che, nonostante annunci e dichiarazioni, non registra ancora alcun effetto concreto sul piano politico».
«La domanda è semplice – secondo il segretario provinciale del sindacato autonomo –, ma inevitabile: perché non si vedono gli esiti di un intervento politico del Partito democratico, più volte annunciato e più volte sollecitato?».
«Da settimane, come noto e documentato – prosegue Tomaino –, la Confial ha formalmente richiesto un intervento politico ai vertici del Pd, alla Segreteria nazionale, al segretario regionale, e direttamente al sindaco di Roma, in relazione a un bando che, attraverso una clausola di territorialità, svuota di fatto la clausola sociale, mettendo a rischio l’occupazione e mascherando potenziali licenziamenti».
«E allora la domanda – incalza Tomaino – si allarga. Perché valori come democrazia, giustizia sociale, uguaglianza, equità, solidarietà, inclusione, richiamati quotidianamente nel dibattito pubblico, non si traducono in azioni concrete quando a essere colpite sono 125 famiglie del Mezzogiorno? Perché non si registra alcuna iniziativa parlamentare, alcuna interrogazione, alcun atto formale da parte di deputati, senatori o consiglieri regionali che si collocano nell’area della sinistra italiana, e che pure si richiamano agli stessi valori? Perché questo silenzio, quando la scelta che produce discriminazione territoriale proviene da un esponente di primo piano dello stesso Partito democratico, il sindaco di Roma, peraltro tra i suoi fondatori?», chiede il dirigente sindacale
«Sono interrogativi – secondo Tomaino – legittimi. E il silenzio che li accompagna, a forza di protrarsi, rischia di apparire come una copertura, o quantomeno come una grave sottovalutazione del problema. Va detto con chiarezza: questa vertenza non è complessa, non riguarda lavoratori improduttivi o attività marginali. Parliamo di professionalità qualificate, di un servizio pubblico che funziona, di lavoro vero. Difenderlo non è un problema: è un’opportunità politica e sociale», conclude Fabio Tomaino.

