Ospedale, guasto in dialisi: «Criticità organizzativa e non tecnica»
Il Cnddu e la Fintred sollecitano l’Asp sui tempi di ripristino dell’impianto di osmosi dell'ospedale: «Necessario fare chiarezza sulla gestione dell'emergenza»
CROTONE La situazione del servizio di dialisi dell’ospedale di Crotone ha ormai superato i confini di una criticità tecnica. Il protrarsi del malfunzionamento dell’impianto di osmosi e la conseguente necessità di ridurre le postazioni contemporaneamente operative pongono interrogativi sulla gestione di un servizio che non può permettersi prolungate condizioni di precarietà.
Sulla vicenda interviene il Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani (Cnddu), che richiama l’attenzione non tanto sull’esistenza del guasto, quanto sul tempo trascorso senza che sia stata ripristinata la piena funzionalità dell’impianto.

«Un guasto appartiene alla sfera dell’imprevisto; settimane di difficoltà appartengono invece alla sfera dell’organizzazione. È su questa differenza che riteniamo necessario fare chiarezza», afferma il presidente del Cnddu, Romano Pesavento.
Secondo quanto emerso dalle segnalazioni della Fintred e dalle notizie diffuse sulla vicenda, il personale sanitario sta riuscendo a garantire i trattamenti attraverso una riorganizzazione delle attività, mentre la ridotta capacità dell’impianto comporta tempi più lunghi e maggiori difficoltà nella gestione dei turni. Una situazione che rende ancora più evidente il ruolo decisivo di medici, infermieri e operatori, ai quali il Cnddu esprime pieno riconoscimento.
Proprio il loro impegno, tuttavia, non deve produrre un effetto paradossale: far apparire sostenibile ciò che sostenibile non dovrebbe essere. Quando il funzionamento di un servizio essenziale dipende per un periodo prolungato dalla capacità degli operatori di adattarsi a condizioni anomale, la continuità delle cure viene garantita, ma resta aperto il problema che ha reso necessario quello sforzo.
La questione diventa ancora più delicata di fronte alle difficoltà segnalate nel reperimento del componente necessario alla riparazione. Il periodo estivo può certamente complicare tempi e forniture, ma questa circostanza non può esaurire la spiegazione. Se un elemento tecnico è determinante per il funzionamento di un impianto indispensabile alla dialisi, la gestione sanitaria deve poter contare su procedure alternative, canali di approvvigionamento adeguati e soluzioni di emergenza compatibili con la natura del servizio.
Infrastrutture e programmabilità dei servizi
«Non è il mese di agosto il punto della questione. Il punto è sapere se un sistema che eroga una terapia non differibile sia stato organizzato per continuare a funzionare anche quando un fornitore rallenta o un ricambio non è immediatamente disponibile. La vulnerabilità di un impianto non dovrebbe mai trasformarsi automaticamente nella vulnerabilità del paziente», osserva Pesavento.
In questo quadro assume particolare rilievo anche il progetto “Dialisi Vacanze 2026”, promosso nei mesi scorsi dall’Azienda sanitaria provinciale di Crotone per garantire assistenza dialitica durante la stagione estiva anche ai pazienti temporaneamente presenti sul territorio. L’iniziativa risponde a un obiettivo importante, ma la situazione attuale pone inevitabilmente un problema di coerenza tra capacità programmata e capacità effettivamente disponibile.
Non si tratta di mettere in discussione il progetto, quanto di interrogarsi sulla solidità organizzativa che deve sostenerlo. L’ampliamento dell’offerta assistenziale presuppone infatti che le infrastrutture indispensabili al servizio ordinario possano affrontare un guasto senza trascinare per settimane le sue conseguenze sull’intera attività.
Il Cnddu ritiene soprattutto necessario evitare che la vicenda venga letta esclusivamente attraverso il dato tecnico. Dietro la riduzione delle postazioni e la modifica dei turni vi sono persone sottoposte più volte alla settimana a un trattamento che condiziona profondamente l’organizzazione della vita personale e familiare. Ogni ulteriore elemento di incertezza prodotto dal sistema sanitario assume quindi un peso che non può essere misurato soltanto attraverso il numero delle macchine funzionanti o delle ore necessarie a completare i trattamenti.
Trasparenza e responsabilità amministrativa
Per questa ragione, dopo settimane di criticità, il tema non è più soltanto quando arriverà il componente necessario. È necessario comprendere che cosa sia accaduto dal momento in cui il problema è stato individuato, quali interventi siano stati disposti, quali alternative siano state valutate e quali ostacoli abbiano impedito una soluzione più rapida.
La Fintred ha annunciato di valutare un eventuale ricorso alla magistratura. L’accertamento di possibili responsabilità giuridiche appartiene naturalmente agli organi competenti e il Cnddu non intende anticipare valutazioni che spettano ad altre sedi. Esiste però un piano diverso, quello della responsabilità amministrativa e della trasparenza, sul quale una risposta può essere fornita senza attendere alcun procedimento.
L’Azienda sanitaria provinciale di Crotone dovrebbe pertanto rendere pubblici lo stato attuale dell’impianto, i tempi previsti per il pieno ripristino e gli elementi necessari a comprendere le ragioni del protrarsi della situazione. Non per alimentare una contrapposizione, ma perché una criticità che investe una terapia salvavita richiede informazioni proporzionate alla sua gravità.
«Quando un sistema riesce a reggere grazie allo sforzo straordinario di chi lavora al suo interno, il fatto che abbia retto non dimostra che tutto abbia funzionato»., sottolinea Pesavento. «Occorre piuttosto domandarsi perché quello sforzo straordinario sia diventato necessario e perché si sia dovuto protrarre».
È questo, secondo il Cnddu, il nodo che la vicenda di Crotone lascia aperto. La questione non è verificare per quanto tempo ancora pazienti e operatori possano adattarsi a una condizione anomala, ma stabilire perché sia stato necessario chiedere loro di farlo.
Una sanità pubblica responsabile non dovrebbe misurare la propria tenuta sulla capacità delle persone di sopportarne le criticità. Dovrebbe misurarla sulla capacità dell’organizzazione di impedire che quelle criticità arrivino fino a loro.


