Giù il sipario sulla VII edizione di "E io ci sto": si guarda al futuro
L'associazione crotonese traccia il bilancio sugli eventi tra il Museo di Pitagora e l'Orto Tellini: l'obiettivo è rendere la cultura accessibile in città durante tutto l'anno
CROTONE È calato ieri il sipario sulla VII edizione di «E io ci sto» con l'ultima delle sette serate del festival in programma, quest'anno, tra il Museo di Pitagora e l'Orto Tellini di Crotone. Cinema documentario, podcast dal vivo, talk e approfondimenti dedicati alla cultura sostenibile: tutto questo è stata l'edizione targata 2026 del “cinema sotto le stelle”. Ma per l'omonima associazione culturale crotonese che organizza la kermesse, il lavoro non si fermerà con l'estate.
Il prossimo obiettivo dichiarato dal presidente Fabrizio Oliverio sarà quello di dare continuità alle attività durante tutto l'anno e rendere così la cultura «accessibile a 360 gradi» nella città di Crotone.

Un passaggio che racconta anche la trasformazione vissuta dall'associazione nata nel 2020, quando erano «davvero quattro ragazzi» con il desiderio di fare qualcosa per la propria città. Negli anni, il progetto è cresciuto fino a comprendere cinema, incontri, divulgazione scientifica e iniziative sociali, mantenendo però un legame diretto con il territorio.
La settima edizione appena conclusa ha seguito proprio questa direzione. Il tema della paura ha fatto da filo conduttore a un programma che ha attraversato linguaggi e questioni diverse: dal podcast "Novanta90" condotto da Fabio Canino alle attività ambientali di "Missione Ionio", passando per il cinema e per il racconto di figure legate alla memoria e all'identità crotonese.

Una settimana tra cinema, informazione e territorio
«Dopo il periodo Covid è una tematica che ognuno di noi ha vissuto», racconta Oliverio parlando della scelta della paura come tema dell'edizione. L'intenzione, spiega, era affrontarla non soltanto come esperienza individuale, ma anche attraverso «il racconto di ogni giorno», le storie personali e il modo in cui la realtà viene trasformata in narrazione.
È su questo terreno che si è inserito "Novanta90", il podcast live ideato da Oliverio e Fabio Canino e condotto da quest'ultimo. La smorfia napoletana è diventata il meccanismo attraverso cui gli ospiti hanno pescato numeri capaci di aprire nuove domande, creando un collegamento tra cultura popolare, memoria e attualità. Ma il festival non si è fermato al palco.

Oltre 60 chilogrammi di microplastiche raccolte a Capocolonna
Tra le iniziative parallele, "Missione Ionio" ha portato l'associazione nell'Area Marina Protetta di Capo Colonna per due giornate dedicate alla pulizia delle spiagge e dei fondali, alla ricerca e alla divulgazione scientifica.
Il bilancio restituito da Oliverio è quello di «oltre 60 chili di microplastiche» raccolte sotto la chiesa di Capocolonna. Un'attività realizzata con il coinvolgimento di figure della divulgazione scientifica, tra cui la National Geographic Explorer Martina Capriotti e il biologo Filippo Nicolini di Biopills.
Un dato che rende concreto il problema dell'inquinamento lungo quel tratto di costa. «Abbiamo capito quanto le nostre spiagge, ma anche i nostri mari, siano inquinati», sottolinea Oliverio. L'ambiente è stato così uno dei temi attraverso cui il festival ha provato a mettere in relazione cultura e territorio, portando il pubblico fuori dagli spazi tradizionali della manifestazione.

Rino Gaetano, tra memoria e identità
La cultura del territorio è tornata anche attraverso la figura di Rino Gaetano, al centro della proiezione di "Rino Gaetano – Sempre più blu" di Giorgio Verdelli. Un appuntamento che ha assunto per l'associazione anche un significato legato alla memoria cittadina. «Rino Gaetano è sempre stata una figura divisiva a Crotone», racconta Oliverio, secondo cui il cantautore è riuscito ad andare oltre il proprio tempo non soltanto attraverso la musica, ma anche attraverso i contenuti delle sue canzoni.
Non è casuale, in questo senso, che proprio una canzone di Gaetano abbia dato il nome all'associazione. Il riferimento a «E io ci sto» diventa così anche un legame con una parte dell'identità culturale della città.

Da quattro ragazzi a un progetto che vuole crescere
La storia dell'associazione comincia nel 2020, in pieno periodo Covid. «Eravamo davvero quattro ragazzi che volevano fare qualcosa per la nostra città», ricorda Oliverio. «Eravamo stanchi di scappare da questa città e volevamo tornare».
Da quella scelta è nato un progetto che negli anni ha progressivamente deciso di andare oltre, ampliando il proprio raggio d'azione. Il festival rappresenta oggi il momento più visibile dell'attività dell'associazione, ma non l'unico.
Tra le iniziative portate avanti c'è anche "Fuochi di speranza", progetto realizzato attraverso il documentario "Lux Santa" di Matteo Russo e portato in sei istituti penali minorili del Sud Italia. L'obiettivo era utilizzare il cinema come punto di partenza per incontrare ragazzi che vivono situazioni di particolare difficoltà. «Loro ci hanno dato tanto a noi, noi abbiamo dato tanto a loro», racconta Oliverio, descrivendo un'esperienza vissuta dall'associazione come uno scambio reciprocco.
È anche da esperienze come questa che nasce l'ambizione di ampliare ulteriormente il progetto. «Questo è l'anno forse della maturazione totale», sostiene Oliverio, spiegando che l'associazione punta a uscire progressivamente dai confini calabresi.

Il festival finisce, ma non l'attività
La sfida per il prossimo anno parte quindi dalla continuità. Non soltanto una nuova edizione estiva, ma un'attività capace di accompagnare la città anche durante i mesi invernali.
«Cerchiamo di rendere la cultura accessibile a 360 gradi tutto l'anno nella città di Crotone», dice Oliverio. Una prospettiva che, nelle intenzioni dell'associazione, dovrebbe permettere di consolidare un lavoro già avviato e costruire nuove occasioni di incontro attraverso cinema, cultura e divulgazione.
«Crotone se lo merita», conclude il presidente. E aggiunge: «Le persone, come stiamo vedendo dal pubblico, lo vogliono».


