L'arte bianca
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CROTONE Tensione alle stelle all'interno della maggioranza del Consiglio comunale. A far esplodere la polemica è la capogruppo di Crescere, Fabiola Marrelli, che striglia con decisione i colleghi a seguito delle ultime manovre politiche che hanno portato alla formazione di un nuovo gruppo civico

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Si tratta di Giuseppe Antonio Castagnino e Maria Asteriti che hhanno abbandonato il gruppo Crescere per formare il 17esimo gruppo consiliare. Una mossa maturata a ridosso de vertice che la consigliera Marrelli rivendica di aver voluto con insistenza per affrontare la questione dei pesi e delle regole all'interno delle Commissioni consiliari.

«Apprendo dai giornali - scrive Marrelli - che una parte di Crescere avrebbe deciso di costituirsi in un nuovo gruppo civico. Una scelta che, guarda caso, arriva a meno di 24 ore dalla riunione di maggioranza che avevo preteso per affrontare seriamente la questione della rappresentatività sollevata dalla minoranza», esordisce la consigliera nella sua nota, sottolineando l'inopportunità dei tempi rispetto al dibattito in corso.

Il nodo delle Commissioni e la proposta sulle regole

Al centro del dibattito vi è la revisione del meccanismo che stabilisce la presenza dei consiglieri nelle Commissioni permanenti, un tema su cui Marrelli aveva avanzato un'ipotesi di riforma strutturale.

«E allora - sbotta Marreli - diciamole le cose come stanno. Perché qui non stiamo parlando di una semplice riorganizzazione politica. Stiamo parlando di regole, rappresentatività e rispetto delle istituzioni. Il problema nasce da un meccanismo che oggi consente la partecipazione alle Commissioni di un componente ogni quattro consiglieri. Un sistema che, numeri alla mano, penalizza i gruppi più numerosi e produce un vantaggio sempre maggiore man mano che un gruppo si riduce di dimensione», spiega la capogruppo.

Nel corso del recente incontro con la maggioranza, la presidente della Commissione Statuto aveva formalizzato una precisa modifica regolamentare per bilanciare la rappresentatività e rivedere il ruolo dei capigruppo.

«E proprio su questo tema, ieri - rivela Marrelli -, ho messo sul tavolo una proposta concreta. Passare da 1 componente ogni 4 consiglieri a 1 ogni 2, andando incontro alla richiesta della minoranza, ma eliminando contestualmente il diritto dei capigruppo di partecipare a tutte le Commissioni», evidenzia Marrelli.

La riduzione dei costi e dei gettoni di presenza

Oltre all'aspetto organizzativo, la proposta presentata dalla consigliera conteneva un preciso taglio ai costi della politica, esteso anche agli organi esecutivi dell'ente.

«Non solo. Ho proposto - aggiunge la consigliera - anche di intervenire sui costi: 60 sedute remunerate da ridurre a 40. Significa chiedere a ogni consigliere di rinunciare a circa 500 euro e, proporzionalmente, chiedere lo stesso sacrificio a Giunta e Sindaco. Perché se davvero abbiamo a cuore le risorse del Comune, prima vengono le istituzioni e poi i gettoni», puntualizza la rappresentante di Crescere.

L'attacco al cambio di casacca e al proliferare dei gruppi

Il passaggio da un contenitore civico all'altro, avvenuto a poche ore dalla proposta di riforma, viene giudicato dalla capogruppo come una manovra elusiva rispetto alle criticità strutturali dell'assemblea.

«Questa era la discussione. Questa era la proposta. E poche ore dopo - stigmatizza Marrelli - cosa succede? Nasce un nuovo gruppo civico. Permettetemi di dirlo senza giri di parole: questa dinamica non mi appartiene e non la farò mai mia. Posso capire perfettamente un consigliere che lascia un gruppo civico per entrare in un partito. È una scelta politica, legittima e trasparente. Ma passare da un civico a un altro civico proprio mentre si sta discutendo della rappresentatività dei gruppi nelle Commissioni è un’altra cosa», incalza l'esponente politico.

Secondo l'analisi di Marrelli, moltiplicare le formazioni consiliari rischia di alterare la funzionalità dell'assise cittadina e di inseguire mere logiche tattiche.

«E personalmente la considero un modo per aggirare il problema - accusa Marrellli - invece di affrontarlo. Perché se ogni volta che una regola crea un problema la soluzione diventa cambiare il contenitore, allora non stiamo più discutendo di rappresentanza. Stiamo discutendo di convenienze. E questo è esattamente il modo di fare politica che non intendo avallare. Cambiano i nomi, cambiano le casacche, ma se le dinamiche restano le stesse il problema non cambia. Anzi, peggiora. Perché se continuiamo a moltiplicare i gruppi, arriveremo al paradosso che per garantire la rappresentatività di tutti avremo bisogno di modificare continuamente pesi, commissioni e regole», rimarca la consigliera.

Il richiamo al senso delle istituzioni

La nota si chiude con un fermo richiamo alla responsabilità e al rigore nell'esercizio del mandato elettivo, respingendo logiche di accomodamento.

«E allora serve una cosa - esorta Marrelli - che evidentemente oggi manca: una seria riflessione politica. Non una riunione tanto per dire di averla fatta. Non una soluzione costruita per accontentare qualcuno. Non un nuovo gruppo nato all’occorrenza. Una riflessione vera su come deve funzionare questo Consiglio comunale. Io non sono stata eletta per occupare una casella, per difendere un gettone o per costruirmi una posizione. Sono stata eletta per fare il consigliere comunale e, oggi, per presiedere la commissione Statuto e regolamenti», prosegue il testo.

Nel riaffermare l'impegno istituzionale, Marrelli lancia un monito contro la rassegnazione politica e l'apatia istituzionale.

«E proprio per questo, sulle regole - avverte la consigliera -, non accetto scorciatoie. Le regole devono valere per tutti. Sempre. Non solo quando fanno comodo. E soprattutto non possiamo assistere in silenzio al proliferare di gruppi e alla continua ricerca di nuovi equilibri senza chiederci dove stiamo andando. Quella che definisco apatia istituzionale è forse la cosa che mi preoccupa di più. Perché quando nessuno si scandalizza più, quando tutto diventa normale, quando ogni dinamica viene accettata come inevitabile, allora il problema non è più una Commissione. Il problema è che stiamo perdendo il senso delle istituzioni. E su questo, personalmente, non sono disposto a stare zitta», conclude la capogruppo.

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