L'arte bianca
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affidato
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CROTONE La narrativa sulla situazione in cui versa l’ospedale “San Giovanni di Dio” di Crotone fatta dalla politica e dalla direzione strategica dell’Azienda sanitaria provinciale non sempre coincide con la realtà vissuta dall’utenza. Quando si prospetta un futuro diverso dalla situazione attuale non si tiene conto della grave emergenza legata alla mancanza di personale medico, sanitario e infermieristico.

La scarsa disponibilità del personale si sta purtroppo traducendo in problemi in termini di qualità dell’assistenza ai pazienti. L’ospedale di Crotone, sulla carta ha un bacino di utenza di circa 160/170mila soggetti. Solo sulla carta, perché nella realtà sull’ospedale di Crotone si riversa anche uno spicchio dell’utenza della provincia di Cosenza (San Giovanni in Fiore, Cariati e altro) e gli ospiti del centro accoglienza Sant’Anna.

Questo dato è storico, ma non è stato mai preso in considerazione quando sono stati attribuiti i posti letto ai reparti e agli altri servizi che vengono erogati. In questa mancanza di attenzione c’è la scarsa rappresentatività della classe politica. Solo per fare un esempio, il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, presidente della Conferenza provinciale dei sindaci, non si è esposto, come avrebbe dovuto, per difendere la sanità del territorio.

Voce non è l’unico a non battere i pugni, perché gode di una nutrita compagnia di personaggi politici che preferiscono non disturbare il manovratore, figura incarnata dal presidente della giunta regionale calabrese, Roberto Occhiuto, che detiene anche il ruolo di commissario della sanità regionale. Incarico che gli è stato conferito dal governo nazionale, essendo la Calabria una regione commissariata e assoggettata ad un piano di rientro per un debito astronomico realizzato dai predecessori di Occhiuto.

Da Roma rimbalzano voci sulla possibile fine del commissariamento, ma ancora di concreto non c’è nulla. Nella provincia di Crotone “allargata” una delibera del commissario dell’Asp di Crotone, la numero 477 del 26 settembre 2025, sancisce che l’attività di ricovero è assicurata dal presidio ospedaliero a gestione diretta (ospedale San Giovanni di Dio di Crotone), cui si aggiungono numero 7 strutture private accreditate per l’erogazione di prestazioni di assistenza ospedaliera.

La parte del leone viene fatta dalle strutture private il più delle volte frequentate da utenza proveniente da altre realtà. Questa immigrazione sanitaria, sul piano economico, ha una ricaduta positiva per i bilanci della sanità regionale, ma non incide sulla quantità di servizi che vengono erogati all’utenza provinciale. I finanziamenti pubblici vengono conteggiati come provincia, ma non contribuiscono a fare massa critica per avere più servizi sanitari in altri settori.

C’è da dire, comunque, che la rete ospedaliera e dell’emergenza-urgenza è definita in coerenza con i documenti di programmazione regionale DCA 64/2018 e smi, il DCA n. 78/2024 ed il DM 70/2015. Quanti ricoveri si può permettere il “San Giovanni di Dio”? Quelli effettivi, direttamente gestiti, sono 309 come previsto dalle DCA n. 78/2024 e n. 360/2024, suddivisi come da tabella sottostante:

Ordinari Day surgery Day Hospital Week Surgery Totali
275 10 18 6 309

Oltre alle Unità operative (reparti) il “San Giovanni Di Dio” è dotato di un pronto soccorso Generale con consulenza pediatrica. Per l’Asp di Crotone si prevedono 13 posti letto di Terapia Intensiva, 30 di Ortopedia e 30 di Chirurgia generale.

Il problema più serio è rappresentato dalla dotazione organica aziendale che, attualmente, non è coperta dalla presenza di medici e paramedici nei numeri previsti: totale di 1.618 dipendenti. Il dato reale, nonostante i numeri dichiarati, è che in quasi tutti i reparti il personale è ridotto ai minimi termini. Questo comporta turni estenuanti e difficoltà nel garantire la copertura dei servizi per i professionisti rimasti in servizio.

La mancanza di personale si traduce in una riduzione dei posti letto operativi e un inevitabile allungamento dei tempi di attesa per ricoveri e trasferimenti. Succede così che pazienti fragili e cronici vengono dirottati verso altre strutture regionali con notevoli disagi per le famiglie e per gli stessi ammalati. Al di là dei proclami degli amministratori e dei politici ,il problema vero è quello della mancanza di personale. Fra le principali cause della carenza di personale in primo luogo potremmo annoverare il blocco del turnover che si protrae ormai da diversi anni.

A questo si aggiunge la difficoltà nel reperire medici disposti a trasferirsi in Calabria, una Regione penalizzata da criticità organizzative e strutturali. Da noi vogliono venire solo i medici cubani che, purtroppo, non hanno la medesima formazione universitaria degli italiani. I cubani hanno tutto l’interesse a venire in Calabria perché si formano e spesso dopo avere acquisito professionalità si trasferiscono. In Calabria e a Crotone non ci sono medici, ma c’è la disponibilità di infermieri e Oss che accedono alla carriera con i concorsi.

All’ospedale di Crotone attualmente ci sono 29 unità lavorative che sono risultati idonei al concorso e sono stati assunti con un contratto a termine che scade il prossimo 31 marzo. Questo personale rischia di essere licenziato perché Azienda zero ha bandito un nuovo concorso. Rischiamo di perdere 29 lavoratori già formati per assumere personale da formare. Il concorso, poi, richiederà anni e nel frattempo l’ospedale rischia di andare in tilt.

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