L'arte bianca
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affidato
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CROTONE Papanice nella morsa del fuoco, ma nel quartiere-paese non c’è acqua e i vigili del fuoco non possono fare riferimento ai bocchettoni antincendio. Per rifornirsi di acqua devono scendere sino al centro di Crotone perdendo tempo prezioso per completare l’intervento. Intanto il quartiere è lambito dalle fiamme e il fumo rende l’area irrespirabile.

La carenza idrica estiva e le mancate certificazioni

La mancanza è un classico nel periodo estivo. La Sorical e prima ancora il Congesi hanno sempre attribuito la carenza idrica all’aumento dei consumi. Un aumento che non è stato mai certificato. Il Comitato della difesa del diritto del cittadino si è anche rivolto all’avvocato dei consumatori Paola Bellomo. Su suggerimento dell’avvocato il Comitato ha anche fatto redigere dall’ingegnere Vincenzo Mano, uno studio sulle ragioni della carenza.

I risultati dello studio e il mistero del serbatoio

Quello che è emerso è davvero emblematico. Rispetto al numero di abitanti la quantità di acqua che Sorical e prima Congesi dicono di destinare agli abitanti di Papanice è tanta. Il problema è che non esiste la certificazione in uscita dal potabilizzatore di Crotone e nemmeno in entrata al serbatorio che fornisce Papanice. Succede così che la quantità di acqua che arriva al serbatoio, con l’arrivo del caldo e l’inizio della siccità, non basta e, quindi, si procede al razionamento, ma non è mai stato fatto uno studio per capire quali siano le ragioni del consumo eccessivo di acqua.

Le congetture dei cittadini e la condotta colabrodo

A Papanice c’è la convinzione diffusa che la quantità di acqua che parte dal potabilizzatore non arrivi al serbatoio. C’è anche la convinzione che molti metri cubi si perdono sottoterra a causa di una condotta vecchia e marcia. Mancando uno studio non esiste una certificazione e, quindi, si va avanti a congetture, che non risolvono i gravi disagi a cui sono sottoposti i cittadini.

I costi della ricerca e l'emergenza incendi

Razionare l’acqua chiudendola in alcune ore del giorno e della notte non costa nulla. Costerebbe, invece, fare una ricerca sulle ragioni che non consentono alla presunta quantità di partenza di arrivare sino al serbatoio o iniziare a verificare che fine fa l’acqua a causa della condotta colabrodo. La strada più semplice da seguire è quella di ridurre l’erogazione che parte dal depuratore. Succede, però, che c’è l’emergenza del fuoco che rischia di mettere in pericolo il centro abitato e i vigili del fuoco, prontamente intervenuti, devono andare a Crotone a rifornirsi dell’acqua necessaria per effettuare l’intervento.

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