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CROTONE «Luo Digital, il “pacco di Ferragosto” per 200 operatori di Crotone: esuberi e tagli al reddito decisi senza i lavoratori». È quanto denuncia in una nota Fabio Tomaino, segretario regionale confederale di Confial Calabria.

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Mancanza di confronto e trasparenza

Il dirigente sindacale ripercorre i passaggi istituzionali dell'intesa: «Adesso i documenti ci sono. Il 27 luglio Luo Srl ha sottoscritto, in videoconferenza, un accordo con le segreterie nazionali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uil-Fpc e Ugl-Telecomunicazioni, “congiuntamente alle Rsa aziendali”. I rappresentanti nazionali sono indicati con nome e cognome; delle Rsa, invece, non compare alcun nominativo. Non sappiamo, quindi, chi abbia rappresentato il sito di Crotone, con quale mandato e dopo quale confronto con i lavoratori».

Tomaino sottolinea poi la totale assenza di consultazione sul territorio: «Una certezza c’è: a Crotone non si è svolta alcuna assemblea preventiva su una procedura destinata a incidere sull’orario, sulle retribuzioni e sul futuro occupazionale. Il pacco è stato preparato, chiuso e consegnato a ridosso di Ferragosto».

I dettagli del piano e gli impatti occupazionali

Proseguendo nell'analisi della vertenza, il segretario evidenzia le criticità del progetto industriale: «L’aggregazione tra Network Contacts e Step, dalla quale è nata Luo, era stata presentata come un progetto di rilancio industriale. L’accordo richiama un piano depositato in sede ministeriale il 16 dicembre 2025, ma i lavoratori continuano a non conoscerne investimenti, nuove commesse, programmi formativi e ricadute sui singoli siti. Si parla di innovazione, intelligenza artificiale, servizi digitali e valorizzazione delle competenze. La realtà immediata è molto diversa: 380 esuberi su 3.033 dipendenti, un Contratto di Solidarietà che coinvolgerà più unità produttive, compresa Crotone, per complessivi 1.093 lavoratori, e una procedura di mobilità e licenziamento collettivo per un massimo di 150 uscite volontarie, accompagnate da un incentivo di appena una mensilità: una proposta mortificante per la dignità e la professionalità di chi ha dedicato decenni di lavoro a questo settore».

Relativamente alle misure applicate alle retribuzioni, il referente di Confial aggiunge: «La solidarietà decorrerà dal 31 agosto, durerà nove mesi e prevede una riduzione media dell’orario fino al 35%, normalmente applicata in modalità verticale, con effetti concreti sulle buste paga e sugli istituti economici diretti e indiretti. L’innovazione non può diventare l’alibi per ridurre personale e reddito. Un sindacato dovrebbe governare il cambiamento, formando e valorizzando le professionalità. Qui, invece, i percorsi formativi restano privi di programmi, contenuti, qualifiche da conseguire e garanzie occupazionali verificabili; esuberi e sacrifici economici, al contrario, sono già messi nero su bianco».

Nomi segreti e incongruenze nei dati

Tomaino contestualizza la gestione degli elenchi del personale coinvolto: «Esiste anche un elenco nominativo allegato all’accordo, contenente qualifica, data di assunzione, orario e unità produttiva dei lavoratori coinvolti. Eppure, a Crotone, le persone non risultano informate del proprio eventuale inserimento. Qualcuno ha già scritto i loro nomi, mentre loro non sanno ancora cosa sia stato deciso sul proprio lavoro e sul proprio reddito».

Il segretario pone poi l'accento sulle incongruenze numeriche dell'intesa: «C’è poi una contraddizione che esige spiegazioni. L’accordo quantifica inizialmente 330 esuberi per “inoccupancy” e calo dei volumi, riportando un prospetto riferito alle unità Enel di Molfetta e Taranto; successivamente richiama uno squilibrio negli uffici trasversali e arriva a 380 esuberi. La solidarietà viene però estesa a più sedi, compresa Crotone. Quale parte della crisi riguarda realmente il sito crotonese? Quali sono i suoi volumi, le commesse, i risultati e le eccedenze? Perché Crotone viene inserita nella platea del sacrificio se il prospetto richiamato indica altre unità produttive? La crisi di Crotone deve essere dimostrata con atti, bilanci e dati produttivi. Non può essere presunta soltanto perché il sito appartiene allo stesso gruppo».

Critica alla gestione sindacale e condizioni della sede

In merito al giudizio espresso dalle altre organizzazioni, Tomaino osserva: «Nonostante ciò, il comunicato del 31 luglio, sottoscritto dalle sole segreterie nazionali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uil-Fpc, definisce l’intesa espressione di una “organizzazione del lavoro moderna e sostenibile” ed esprime un giudizio positivo perché risponderebbe pienamente alle linee guida sindacali. Moderna e sostenibile per chi? Nello stesso documento si certificano esuberi, si applica un ammortizzatore sociale, si riducono orario e reddito e si apre una procedura collettiva. Se queste sono le linee guida sindacali, almeno si abbia il coraggio di illustrarle ai lavoratori prima di firmare, non dopo. La partecipazione non può essere invocata quando bisogna chiedere l’adesione a uno sciopero e dimenticata quando si decide il futuro delle persone. Così non si rappresentano i lavoratori: li si mette davanti al fatto compiuto».

Il sindacalista richiama inoltre le problematiche logistiche e ambientali dello stabilimento: «La vicenda riguarda, inoltre, una sede nella quale la Confial denuncia da tempo problemi di sicurezza, salubrità, postazioni e organizzazione del lavoro, oltre a una gestione discrezionale delle ferie, del lavoro agile e dell’assistenza ai familiari con disabilità, nel silenzio totale di tutte le altre organizzazioni sindacali. Attendiamo ancora gli esiti degli interventi dell’Asp e dell’Ispettorato territoriale del lavoro da noi sollecitati. Negli ultimi giorni sono state segnalate anche presenze di rifiuti all’esterno, materiali nei locali e una rilevante presenza di formiche. Circostanze che sottoporremo alle autorità competenti per le necessarie verifiche igienico-sanitarie e di sicurezza».

L'intervento delle istituzioni e la difesa del territorio

In conclusione, Tomaino chiarisce la posizione e le prossime azioni del sindacato: «No. Non funziona così. Non a Crotone. La Confial interesserà le istituzioni e le autorità competenti, chiedendo il piano industriale, l’elenco nominativo, i dati produttivi di Crotone, i criteri della solidarietà, i programmi formativi e tutti gli elementi della procedura collettiva. Perché ogni ragionamento sullo sviluppo e sul lavoro deve partire dalla difesa di ciò che ci appartiene: la nostra occupazione, le nostre professionalità e il futuro del nostro territorio. I lavoratori non sono spettatori, destinatari passivi o semplici nomi allegati a un verbale. Il sindacato non decide al loro posto e, soprattutto, non decide a loro insaputa: decide insieme a loro».

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