Antica Kroton, ruspe in azione nello scavo archeologico dello stadio
Si lavora con i mezzi meccanici laddove sono visibili le “creste” dei muri degli edifici dei vasai, risalenti alla città magnogreca del IV-III secolo a.C.
CROTONE Con l’escavatore si lavora dove sono visibili le “creste” dei muri degli edifici della città di età magnogreca. Quando per la prima volta è stata fatta la scoperta della presenza di resti archeologici (quartiere artigiano dei vasai e anche un edificio pubblico, ritenuto dagli esperti straordinariamente importante) nell’area dello stadio “Ezio Scida”, gli scavi sono stati realizzati tutti utilizzando le braccia e strumenti che non avrebbero potuto danneggiare quello che il terreno ha gelosamente conservato per millenni.

L’obiettivo era quello di consentire agli uomini del futuro di studiare e ricostruire la storia delle civiltà passate. Eravamo alla fine degli anni '70 e sotto la direzione di Angelo Maria Ardovino, un archeologo di fama internazionale, un gruppo di giovani crotonesi della cooperativa “Primo maggio”, assunti ai sensi della legge 285, hanno realizzato gli scavi portando alla luce tutto quello che c’era, senza fare danni. Emerse in maniera chiara che il quartiere scavato continuava con lo stadio, l’area dell’ospedale e tutto il resto. Un tesoro inestimabile portato alla luce, stando attenti a non rovinare nemmeno i piccoli cocci.

Nello stesso luogo oggi si scava con un mezzo meccanico. Sembra proprio che l’attenzione sia venuta meno. A meno che l’archeologia moderna non abbia a disposizione manovratori con doti sconosciuti ai comuni mortali. Operatori super dotati, capaci di fare interventi millimetrici, utilizzando un escavatore. Purtroppo sappiamo bene che queste capacità non sono ancora nella disponibilità di chi manovra mezzi meccanici, per cui è legittimo preoccuparsi dei danni che possono essere arrecati al patrimonio archeologico che non ha padroni fisici.

I beni archeologici appartengono all’intera umanità, anche ai non residenti e a quelli che non sono ancora nati. I lavori in corso nell’area archeologica dello stadio “Ezio Scida” sono quelli previsti dal progetto Antica Kroton, inizialmente concepito per dare alla città di Crotone un posto importante nell’ambito dell’archeologia. Un’identità nuova. Oggi quell’obiettivo non sembra più raggiungibile anche se si stanno spendendo oltre 61 milioni di euro. L’utilizzo dell’escavatore fa pensare alla fretta di concludere i lavori per non perdere i finanziamenti.

Magari poi non sarà così, però come è possibile che, sino a qualche mese fa, autorevoli esponenti dell’archeologica hanno messo in campo battaglie per fare smantellare la tribuna costruita con tubi Innocenti per evitare che i resti sottostanti potessero subire anche piccole lesioni e oggi, invece, si usa un escavatore. Ci sono differenze nei comportamenti che lasciano francamente interdetti.

Quello che è stato sinora realizzato nell’ambito del progetto Antica Kroton non fa intravvedere la soluzione che era stata prospettata quando a Crotone si decise di destinare 100 milioni di euro dei fondi per il Sud. L’obiettivo non è più lo stesso e la speranza che, è l’ultima a morire, sia ancora aperto un piccolo spiraglio. Speriamo solo che la montagna di soldi del progetto non facciano la fine degli altri finanziamenti: nelle tasche dei prenditori.

