Piscina, Manica sull'accordo Comune-Fin: «Sotto il pennacchio... niente!»
Tutte le criticità segnala dal consigliere di minoranza sull'intesa che affida in gesione l'impianto alla Federazione italiana nuoto per i prossimi nove anni
CROTONE Riceviamo e pubblichiamo un'analisi del consigliere comunale di minoranza, Antonio Manica, sulla recente convenzione stipulata dal Comune di Crotone con la Federazione italiana nuoto (Fin) per l'affidamento in gesione per 9 anni della Piscina olimpionica.
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Nella convenzione stipulata con la Federazione italiana nuoto per la gestione della piscina olimpionica i costi gravano interamente sull’ente di piazza Resistenza, che, per nascondere l’onerosità dell’operazione gonfia a dismisura la previsione dei ricavi, mentre le associazioni sportive private escono dalla porta e rientrano dalla finestra. Insomma, come prima, peggio di prima a riprova di una pessima amministrazione della cosa pubblica.
Il 18 febbraio scorso il Consiglio comunale ha approvato, a maggioranza, e con manifestazioni di giubilo per lo storico risultato ottenuto, lo schema di accordo di cooperazione tra il Comune di Crotone e la Federazione Italia Nuoto che ha per oggetto la gestione dell’impianto natatorio ‘Piscina Olimpionica di Crotone’ e la costituzione di un ‘Centro Federale permanente di Alta Specializzazione’.
L’enfasi, l’entusiasmo alle stelle e un orgoglio civico degno di miglior causa, il tutto accompagnato dagli immancabili quanto patetici toni da propaganda elettorale, che sono via via traboccati da ognuno degli interventi dei singoli consiglieri di maggioranza tuttavia non bastano a nascondere tutte le criticità che emergono da una attenta lettura del testo della convenzione, esercizio nel quale evidentemente in pochi si sono cimentati ma che lascia ben comprendere a quale prezzo una scellerata amministrazione riapre alla città un impianto sportivo.
I Costi
Ed infatti, sul piano della sostenibilità economico-finanziaria, l'accordo di cogestione presenta un grave squilibrio a sfavore del Comune di Crotone, il quale si assume l'onere della quasi totalità dei costi variabili e fissi più ingenti, a fronte di ricavi incerti e potenzialmente sovrastimati.
L'articolo 7 dello schema di accordo pone a esclusivo carico dell'ente comunale i costi relativi a:
- Termogestione: riscaldamento dell'acqua delle vasche, dell'acqua sanitaria e degli ambienti
- Approvvigionamento e consumo di acqua
- Approvvigionamento e consumo di energia elettrica.
- Manutenzione straordinaria e strutturale.
- Pulizia e manutenzione delle aree esterne.
- Interventi di adeguamento normativo.
Il Piano Economico Finanziario (PEF) allegato alla proposta stima i costi per le sole utenze (gas, energia elettrica, acqua) in € 167.000,00 annui. Una stima che appare prudenziale e potenzialmente sottostimata, considerata la volatilità dei costi energetici e le dimensioni di un impianto olimpionico. L'accordo non prevede alcun tetto massimo di spesa o meccanismo di controllo a carico del Comune, esponendo l'ente a un rischio finanziario illimitato.
Ecco, allora, che per far quadrare i conti, il Comune avanza una previsione degli introiti da fare invidia a qualunque impresa commerciale. Il PEF infatti proietta ricavi annui pari a Euro 462.975,00, tali da raggiungere il perfetto pareggio di bilancio.
Che la previsione appaia eccessivamente ottimistica e non adeguatamente ponderata lo si ricava da tre fattori cruciali:
Bacino d'utenza: Il PEF stesso indica un mercato di riferimento composto da 58.478 abitanti per la città di Crotone e 161.916 per l'intera provincia. Pur non volendo tenere conto di studenti e lavoratori fuori sede che fanno ridurre significativamente gli utenti potenziali, si tratta di un bacino demografico comunque limitato per poter sostenere i ricavi ipotizzati, specialmente in un contesto di note difficoltà economiche del territorio.
Concorrenza futura: Come se non bastasse, l'accordo stesso, all'articolo 13, menziona la realizzazione da parte del Comune di una nuova piscina coperta sul lungomare. L'apertura di un secondo impianto pubblico andrà inevitabilmente a erodere la potenziale utenza della piscina olimpionica, rendendo ancora più irrealistiche le stime di ricavo. Tralasciando di considerare il terzo impianto costituito dalla piscina dell’istituto “Pertini”.
Destinazione degli utili: Sebbene l'articolo 12, comma 5, preveda un teorico rimborso al Comune in caso di margine attivo, la struttura dei costi e dei ricavi rende tale eventualità altamente improbabile. L'accordo, di fatto, socializza i costi e i rischi, mentre i ricavi, interamente incassati dalla FIN, sono primariamente destinati a coprire i costi di gestione, con una remota possibilità di avanzo. Qualcosa di molto simille, insomma, a quanto è avvenuto nel recente passato con le società private che hanno gestito l’impianto. Ma C'è di più!
Le altre convenzioni Fin
Un'analisi comparativa con accordi analoghi stipulati tra la FIN per la creazione di un centro federale e altre amministrazioni comunali, con capacità economiche e densità abitative superiori alla nostra, evidenzia in modo inequivocabile l'antieconomicità e lo svantaggio del modello proposto per Crotone.
Comune di Viterbo (ab. 66.000 – ab. prov. 307.000): L'accordo per la gestione della piscina comunale prevedeva che la FIN si facesse carico integralmente dei costi relativi a tutte le utenze, inclusi energia elettrica, approvvigionamento idrico e gas, provvedendo direttamente alla voltura dei contratti. Questo modello è diametralmente opposto a quello di Crotone, dove tali costi sono interamente a carico del Comune.
Comune di Livorno (ab. 152.000 – ab. prov. 330.000): L'accordo per la gestione delle piscine locali stabilisce che il Comune partecipi ai costi delle utenze, ma in misura percentuale e definita: l'85% per il vettore termico e il 60% per acqua ed energia elettrica. A Crotone, invece, la percentuale a carico del Comune è del 100%, senza alcuna ripartizione.
Comune di Trieste (ab. 198.000 – ab. prov. 227.000): La convenzione per il Polo Natatorio "Bruno Bianchi" adotta un modello di rimborso con tetti massimi. La FIN sostiene direttamente i costi di gestione e il Comune rimborsa tali spese entro massimali annui prefissati per ogni singola voce (es. € 250.000 per l'energia elettrica, € 240.000 per l'acqua) e con un tetto complessivo di € 950.000,00. Qualsiasi spesa eccedente tali tetti rimane a carico della FIN. Questo meccanismo protegge l'ente pubblico da spese impreviste, una tutela completamente assente nell'accordo di Crotone.
Il confronto dimostra che l'accordo per Crotone è un unicum negativo, che scarica sull'ente locale oneri che in altre città sono, in tutto o in parte, a carico del gestore.
La fruizione pubblica ignorata
Peraltro, l'accordo risulta vago e carente su un aspetto fondamentale per la fruizione pubblica dell'impianto: le tariffe. L'articolo 10 si limita a stabilire che le tariffe sono determinate dalla Giunta Comunale su proposta di un Organismo paritetico, ma non vi è alcuna indicazione, neppure di massima, sui livelli tariffari, né un impegno a mantenere quelle precedentemente in vigore, come invece previsto, ad esempio, nell'accordo di Trieste.
Questa indeterminatezza non offre alcuna garanzia ai cittadini fruitori dell’impianto. Ed inoltre, l'articolo 5, comma 7, menziona un generico impegno a "riservare spazi acqua e tariffe agevolate per le fasce di fragilità sociale e per i diversamente abili". Tale dichiarazione di intenti è priva di qualsiasi dettaglio operativo: non vengono specificate le categorie di beneficiari, l'entità delle agevolazioni o le fasce orarie dedicate.
Infine, a differenza dell'accordo con il Comune di Trieste, che obbliga la FIN a mettere a disposizione gratuitamente spazi acqua per gli alunni delle scuole materne ed elementari, l'accordo di Crotone non prevede alcuna misura simile, mancando un'importante opportunità di promozione sociale e sportiva per i più giovani.
Il “subappalto” ai privati
Ma l’aspetto forse più grave, che suona addirittura beffardo dopo le note vicende del recente passato, è quello che emerge dall'articolo 5, comma 4, dello schema di accordo con il quale si riconosce alla FIN la facoltà di avvalersi di soggetti terzi, come le Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche (ASD), per la gestione tecnico-amministrativa dell'impianto. Sebbene la responsabilità formale resti in capo alla FIN, questa clausola introduce un'ulteriore criticità economica. Le ASD affiliate che potrebbero essere incaricate della gestione opererebbero in una condizione di assoluto privilegio: incasserebbero i proventi derivanti dalle attività (scuola nuoto, nuoto libero, ecc.) senza dover sostenere i principali costi operativi (utenze, manutenzione straordinaria), che sono interamente a carico del Comune.
Un simile modello è palesemente più svantaggioso per l'ente rispetto a precedenti forme di affidamento diretto ad associazioni sportive dilettantistiche locali, le quali, quantomeno, dovevano farsi carico dei costi di gestione.
La concorrenza e la via di fuga per Fin
Da ultimo, in merito alla gestione della nuova piscina e al diritto di recesso unilaterale della FIN, non si può sottacere che le dichiarazioni pubbliche dell'amministrazione comunale riguardo a una presunta pretesa e/o interesse della FIN a cogestire anche la futura piscina del lungomare sono smentite dal testo stesso dell'accordo, che rivela una realtà ben diversa e più preoccupante.
L'articolo 18, comma 4, infatti, contiene una clausola di recesso unilaterale a esclusivo favore della FIN. Si legge infatti: “La FIN avrà la facoltà di recedere dal presente Accordo qualora, a seguito del completamento del nuovo impianto natatorio dovesse determinarsi un impatto sulla gestione dell'Impianto tale da compromettere l'equilibrio economico-finanziario della gestione stessa. La valutazione circa la sussistenza di tale condizione è di esclusiva competenza della FIN”.
Detta clausola è gravissima: non solo non vi è alcun impegno della FIN verso il nuovo impianto, ma la Federazione si riserva il diritto insindacabile di abbandonare la gestione della piscina olimpionica qualora la nuova struttura (realizzata dal Comune) dovesse ridurne la redditività.
Il Comune di Crotone, dopo essersi fatto carico di tutti i costi per anni, rischierebbe di trovarsi con due piscine da gestire e senza il partner a cui ha concesso condizioni tanto vantaggiose. In definitiva, l'accordo di collaborazione proposto denota, e non è l’unico caso, approssimazione e superficialità da parte dell'amministrazione comunale nella tutela dell'interesse pubblico.
Esso configura un accordo palesemente antieconomico, che addossa al Comune di Crotone la totalità dei rischi e dei costi più rilevanti, garantendo al contempo alla FIN (e a eventuali ASD da essa delegate) la possibilità di gestire l'impianto e incassarne i ricavi senza un'adeguata contropartita e con ampie tutele, inclusa una clausola di recesso unilaterale. In un tessuto economico e sociale già depresso e in grave crisi, un simile accordo, sbandierato addirittura come storico, rappresenta invece un onere insostenibile per le finanze pubbliche e una cessione di fatto della funzione sociale di un bene pubblico a condizioni inaccettabilmente svantaggiose per la collettività.
Antonio Manica Consigliere comunale

