L'arte bianca
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affidato
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MESORACA – Una mattinata interamente dedicata alla figura di Pier Paolo Pasolini ha animato, venerdì 6 marzo 2026, l’auditorium del plesso di Mesoraca dell’Istituto “R. Lombardi Satriani”. Protagonisti dell’iniziativa sono stati gli alunni delle classi quinte del Liceo delle Scienze Umane, coordinati dalle docenti Marzia D’Ambrosio e Daniela Miletta, che hanno organizzato e condotto l’incontro formativo dal titolo Pier Paolo Pasolini: scomodo e necessario. Troppo libero per essere ignorato.

L’iniziativa è stata prontamente accolta dalla dirigente scolastica Antonella Parisi, che ha aperto i lavori introducendo la complessa e affascinante figura dell’intellettuale friulano. Nel suo intervento la dirigente ha sottolineato come il pensiero pasoliniano rappresenti ancora oggi un importante stimolo etico e civile per le nuove generazioni, oltre che un’occasione di approfondimento letterario.
L’incontro si è svolto in un ambiente appositamente allestito per l’occasione: non una semplice aula, ma un vero e proprio spazio narrativo. Grazie al contributo della professoressa di Storia dell’Arte Francesca Carvelli, la scenografia ha ricreato simbolicamente la scrivania di Pasolini, con la sua macchina da scrivere e alcuni oggetti quotidiani che evocavano l’intimità e il rigore intellettuale dell’autore. A illuminare simbolicamente la scena erano presenti barattoli di lucciole, potente richiamo a una delle metafore più celebri della produzione pasoliniana.
La giornata si è articolata in un ricco dibattito nato da un percorso di studio e approfondimento dedicato alla figura del poeta, regista e intellettuale. Numerosi gli interventi che hanno offerto ai presenti diversi punti di vista sull’opera e sul pensiero di Pasolini.

La professoressa Eloisa Tesoriere ha ripercorso il legame viscerale tra Pasolini e la Calabria, parlando di una vera e propria affinità elettiva con il Sud. Nel suo intervento ha affrontato anche le pagine più delicate di questo rapporto, come la nota incomprensione con la città di Cutro, spiegando come quel “disguido” storico non abbia comunque scalfito l’importanza che l’autore ha avuto per la regione, da lui considerata una delle ultime roccaforti di autenticità culturale.
La professoressa di lettere Daniela Miletta ha invece offerto una riflessione approfondita sulla statura letteraria di Pasolini, definendolo un autore capace di spaziare con straordinaria maestria tra generi diversi. La docente si è soffermata in particolare sulla sua identità di “poeta delle figure”, sottolineando come la sua scrittura fosse sempre attraversata da un realismo carnale e simbolico. Miletta ha inoltre evidenziato la dimensione provocatoria dell’intellettuale, spiegando come la provocazione fosse per Pasolini uno strumento per scuotere le coscienze e leggere con lucidità quasi profetica i cambiamenti della società italiana.

Di taglio filosofico l’intervento della professoressa Marzia D’Ambrosio, che ha guidato gli studenti in un percorso attraverso le radici ideologiche del pensiero pasoliniano. La docente ha illustrato il complesso rapporto tra Pasolini e il marxismo, mettendo in evidenza le differenze tra la visione del poeta e quella di Karl Marx: mentre per il filosofo di Treviri il soggetto storico della trasformazione era il proletariato organizzato, Pasolini spostava la sua attenzione sul sottoproletariato, quella massa di “ultimi” che egli vedeva ancora dotata di una vitalità e di una purezza non omologate dal capitalismo.

Un contributo di grande rilievo è stato offerto dal regista Eugenio Attanasio, presidente della Cineteca della Calabria, che ha approfondito il versante cinematografico dell’autore. Attanasio ha ripercorso la filmografia pasoliniana a partire da Accattone, soffermandosi poi sul rapporto tra il regista e il paesaggio calabrese. Particolare attenzione è stata dedicata al capolavoro Il Vangelo secondo Matteo, girato in parte in Calabria, dove Pasolini trovò nei paesaggi e nei volti del territorio quella verità arcaica e spirituale necessaria alla sua narrazione evangelica.
A rendere ancora più vivo il racconto della vita del poeta è stato il giornalista Luigi Stanizzi, che ha condiviso con il pubblico alcuni aneddoti legati alle frequentazioni calabresi di Pasolini. Tra questi, il rapporto profondo con l’attore Ninetto Davoli, spesso al suo fianco nei viaggi nel Sud Italia, e il celebre incontro con Totò, figure apparentemente lontane ma accomunate dall’intensità del loro contributo alla storia del cinema italiano.

Protagonisti attivi della mattinata sono stati soprattutto gli studenti delle classi quinte del liceo, che hanno animato il dibattito con riflessioni e interventi nati dall’analisi di articoli, saggi, film, romanzi e poesie dell’autore. Tra i temi affrontati figurano l’aspetto letterario dell’opera pasoliniana, il mistero legato alla sua morte, il romanzo Ragazzi di vita, il ruolo dell’“intellettuale scomodo”, il celebre scritto Il PCI ai giovani e i fatti di Valle Giulia, oltre alle riflessioni sull’omologazione culturale, sul “fascismo degli antifascisti” e sul vuoto del potere in Italia. Non sono mancati approfondimenti sul premio letterario di Crotone conferito a Pasolini, sul commento della poesia Supplica a mia madre e su collegamenti critici tra il film Salò e alcune vicende contemporanee.
Dall’incontro sono emersi grande precisione accademica e passione civile con cui gli studenti hanno affrontato il pensiero pasoliniano. I ragazzi hanno dimostrato maturità e capacità critica, confrontandosi con la complessità di un autore che continua a interrogare il presente.
In un’epoca spesso accusata di superficialità, gli studenti del Liceo delle Scienze Umane hanno dimostrato che l’eredità di Pasolini è ancora viva. A oltre cento anni dalla nascita del poeta, il suo pensiero continua infatti a trovare nei giovani interlocutori attenti, capaci di trasformare la sua “disperata vitalità” in una nuova consapevolezza critica.

 

PS: Il presente articolo è stato realizzato sulla base del comunicato stampa della prof.ssa Marzia D'Ambrosio

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