Crotone summer fest, gran finale a piazzale Ultras con la "regina" Baby K
Da Teenage Dream a Baby K, passando per Roy Paci, Serena Brancale e Gabbani: la rassegna si chiude tra i grandi live e le riflessioni sull'offerta culturale della città
CROTONE Tra i cartelloni scritti a mano per la “regina musicale” delle ultime estati e la voglia di cantare insieme a lei quelle hit che hanno accompagnato le atmosfere danzerecce delle ultime stagioni italiane. Si è concluso così, ieri sera, con l'esibizione di Baby K a piazzale Ultras, il “Crotone Summer Fest”.

Una piazza sempre più piena, composta da un pubblico, non solo generazionale, ma variegato. Quella di ieri sera, si è trasformata così in una serata magica fatta di musica, di telefoni alzati verso il palco e di dialogo continuo tra l'artista e chi aveva scelto di esserci. Baby K ha aperto il concerto con alcuni dei suoi tormentoni, tra cui Killer e Playa, accompagnata per tutta la serata dalle sue ballerine e dalle loro coreografie.

Ma, più delle canzoni, a raccontare l'ultima sera del festival è stato forse proprio il rapporto con il pubblico. La cantante si è fermata più volte tra un brano e l'altro, ha letto gli striscioni portati dai fan e ha voluto ringraziare anche i più piccoli presenti sotto il palco.

Oltre la musica non sono mancate però le alte temperature e l'attenzione a chi ha avuto difficoltà a reggere il caldo: Baby K ha richiamato più volte i soccorsi quando qualcuno tra il pubblico si è sentito male.
Dalla nostalgia degli anni Duemila alle famiglie sotto il palco
Il festival è iniziato il 5 agosto con il Teenage Dream, e forse proprio quella prima serata aveva già dato una delle immagini più interessanti dell'intera rassegna: centinaia di ragazze e ragazzi tra i venti e i trent'anni che sono tornati, almeno per qualche ora, ai tempi di High School Musical, Camp Rock, delle sigle dei cartoni animati e del pop degli anni Dieci.

Per qualche ora, quelle canzoni hanno riportato una generazione alla propria adolescenza, ma questa volta tutti insieme: le canzoni che quindici anni fa ascoltavano in cameretta sono diventati il repertorio di una piazza intera.

Poi sono arrivati Roy Paci, Serena Brancale e Francesco Gabbani, tre appuntamenti molto diversi tra loro per stile e pubblico.
Con Roy Paci il festival ha cambiato ritmo con un live travolgente, suonato fino all'ultima nota. Serena Brancale è stata accolta da una piazza pronta a ballare e a cantare, in un concerto che ha portato sul lungomare tutta l'energia e le sonorità del Sud.

Con Gabbani, invece, il pubblico si è allargato ancora: giovani e famiglie insieme, trascinati da canzoni che hanno spesso un involucro leggero e festoso, ma che nascondono dentro una lettura tutt'altro che spensierata del presente.
A cambiare, sera dopo sera, è stato soprattutto il pubblico.

Una città che si incontra, ma quale storia vuole raccontare?
Cinque serate diverse per pubblico e proposta musicale fanno inevitabilmente nascere anche una domanda sul modo in cui una città sceglie di raccontarsi attraverso i suoi eventi.
Cosa deve raccontare un cartellone estivo di una città come Crotone? La risposta può essere semplicemente musica e intrattenimento. Ma può anche esserci spazio per qualcosa che parli più direttamente del territorio.

Il tema è emerso anche nel dibattito cittadino di questi giorni, soprattutto guardando a quanto accaduto a Cosenza, dove un concerto dedicato a Rino Gaetano – artista nato e cresciuto proprio a Crotone – è stato trasmesso in diretta su Rai 2. Da una parte una rassegna costruita sulla varietà, capace di attraversare generazioni e gusti diversi, dall'altra un appuntamento fortemente legato alla memoria di un artista e alla sua terra.

Intanto ieri sera Baby K, prima di salutare il pubblico, ha detto che i chilometri percorsi per arrivare fino a Crotone erano valsi la pena, davanti a una città che ha definito bella e accogliente mentre, sotto il palco, i cartelli dei fan erano ancora alzati e il pubblico continuava a cantare.



