Fitorimediazione fallita a Crotone: la Regione revoca 2,5 milioni di euro
La sperimentazione gli "alberelli" si rivela inefficace: chiusa la convenzione del 2010 con il Comune dopo anni di tentativi e oltre quattro milioni già spesi
CROTONE La Regione Calabria ha disposto la revoca parziale del finanziamento di oltre 2,5 milioni di euro destinato alla bonifica, tramite la tecnica della fitorimediazione, dei terreni prospicienti l'ex stabilimento Montedison nell'ex area industriale di Crotone.
La decisione, formalizzata dal dipartimento per la Sostenibilità ambientale con il decreto dirigenziale numero 14017 del 6 agosto 2026, sancisce la definitiva chiusura della convenzione con il Comune e mette la parola fine a una sperimentazione che non ha prodotto gli esiti sperati sul piano ambientale.
Il quadro generale e l’origine del finanziamento
La vicenda trae origine dal decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (Mattm) del 1° febbraio 2011, che approvò l’adozione della phytoremediation (l’impiego di piante per l’estrazione e l’abbattimento dei contaminanti dal suolo) come tecnologia per la bonifica dell’area archeologica inserita nel Sito di Interesse Nazionale (Sin) di Crotone-Cassano Cerchiara. L’intervento, identificato con il codice DABO03-02, rientrava nel quadro dell’Accordo di Programma Quadro (Apq) «Tutela e Risanamento Ambientale per il territorio della Regione Calabria» del 28 giugno 2006. Nel marzo 2010 la Regione Calabria e il Comune di Crotone avevano stipulato la convenzione rep. n. 258, che concedeva un finanziamento complessivo di 6.964.446,98 euro per l’esecuzione dei lavori.
Le erogazioni e il blocco delle operazioni
Nel corso degli anni, l’amministrazione comunale ha inviato regolarmente le rendicontazioni relative all’avanzamento dei lavori fino al VII Stato Avanzamento Lavori (Sal). La Regione ha corrisposto progressivamente cinque anticipazioni finanziarie per un totale di 4.376.160,25 euro. Nello specifico, a settembre 2013 è stata erogata la prima anticipazione pari a 2.089.334,09 euro, seguita a maggio 2016 dalla seconda di 741.544,89 euro e a settembre 2016 dalla terza di 521.790,82 euro. Ad agosto 2017 è stato versato il quarto acconto di 434.396,76 euro, fino a giungere alla quinta anticipazione di 589.093,74 euro nel novembre dello stesso anno. Tuttavia, i sopralluoghi condotti a partire dal 2015 hanno evidenziato la non collaudabilità dell’opera, in quanto gli interventi previsti dal progetto si sono dimostrati insufficienti per raggiungere gli obiettivi di disinquinamento prefissati.
L’inefficacia tecnica e le perizie degli enti ambientali
I dubbi sulla validità dell’intervento hanno trovato conferma negli esiti della sperimentazione pilota avviata in un’area limitrofa. Dai campionamenti è emerso che le quantità di inquinanti estratte dalle piante erano nettamente inferiori rispetto ai parametri stabiliti. Le note ufficiali dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra, prot. n. 498469/2026) e dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Calabria (Arpacal, prot. n. 61969/2026) hanno attestato definitivamente l’impossibilità di conseguire i risultati attesi. Entrambi gli enti hanno evidenziato come il progetto originario fosse stato approvato dal Ministero sulla base di un’ipotesi teorica mai testata prima sul campo nello specifico contesto crotonese.
La determina regionale: revoca parziale e chiusura
Preso atto dell’inidoneità della tecnica adottata, con il Decreto Dirigenziale n. 14017 del 06/08/2026 (pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Calabria n. 163 del 7 agosto 2026), il Dipartimento per la Sostenibilità Ambientale della Regione Calabria ha disposto la revoca parziale del finanziamento per l'importo residuo di 2.588.286,73 euro. Al contempo è stato confermato il riconoscimento delle spese già sostenute dal Comune di Crotone per 4.376.160,25 euro, poichè regolarmente rendicontate e ritenute ammissibili ai sensi dell’articolo 11 della convenzione, decretando così la definitiva chiusura del provvedimento rep. n. 258/2010. La somma non spesa di 2,58 milioni di euro costituisce un’economia rientrata nelle disponibilità del bilancio regionale. Contro il provvedimento è ammessa la possibilità di ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) entro 60 giorni o, in alternativa, il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni.



