L'arte bianca
L'arte bianca
affidato
affidato

CROTONE Spariscono l'escavatore e il camion che vengono sostituiti dalle carriole e dai badili. Il giorno dopo la pubblicazione del nostro articolo sull’uso dei mezzi meccanici nel cantiere Antica Kroton, di lato allo stadio “Ezio Scida”, si torna a scavare con le pale e le zappette e il trasporto da un punto all’altro viene realizzato utilizzando la carriola. 

Il ritorno all’antica, molto probabilmente, consentirà di non mettere a repentaglio le “creste” dei muri degli edifici della città di età greca presenti in quel sito. Un sito conosciuto, perché alla fine degli anni ’70 del precedente millennio sono stati già realizzati scavi archeologici che hanno consentito di individuare il quartiere artigiano dei vasai e non solo. In quel sito è stato portato alla luce e poi ricoperto un edificio pubblico, ritenuto dagli esperti straordinariamente importante.

Chi fa archeologia conosce l’importanza di trovare, ancora quasi intatti edifici per i materiali di costruzione utilizzati nelle colonie magno-greche. Ecco perché i primi scavi realizzati nel cantiere “Ezio Scida” furono considerati importantissimi per i reperti individuati da quel gruppo di giovani della cooperativa “Primo maggio”, che operavano sotto la direzione del compianto Angelo Maria Ardovino. Quei giovani scavarono l’intera area utilizzando picconi, pale e muovendo il terreno con le carriole. L’obiettivo, raggiunto pienamente, era quello di non arrecare danni ai reperti. 

Nessun danno, infatti, riportarono i materiali di grande interesse archeologico presenti in un’area abbastanza vasta che comprendeva il sito di lato allo stadio, quello dell’ospedale e i territori circostanti. Non c’erano soldi abbastanza per completare l’attività e, quindi, si decise, come si fa spesso in queste situazioni, di rinviare l’operazione di recupero a tempi migliori.

Il progetto Antica Kroton che ha avuto un finanziamento di oltre 61 milioni di euro, poteva e doveva rappresentare l’occasione giusta per riportare definitivamente alla luce i tesori nascosti in quel sito e non solo. Le attività messe in atto non hanno convinto cittadini esperti perché in un sito archeologico così importante venivano utilizzati mezzi meccanici. C’era il rischio che alcuni dei reperti potessero essere seriamente danneggiati.

Dopo la pubblicazione del nostro articolo i mezzi meccanici sono spariti. Speriamo solo che non siano stati fatti danni irreparabili ad un patrimonio che potrebbe e dovrebbe consentire alla città di uscire dal tunnel in cui è stata cacciata in seguito alla dismissione delle grandi fabbriche. La città, senza lavoro e prospettive, è diventata più povera e i giovani si sono trasferiti e si stanno trasferendo dove c’è la garanzia del futuro.

L’archeologia, se fatta come si deve, può riaprire le porte dello sviluppo. Se, invece, si pensa a spendere solo le risorse disponibili, la situazione è destinata a peggiorare. Crotone è una città che ha già dato avendo subito rapine e saccheggi.

Al via le demolizioni del Marine park village: l'ecomostro sarà cancellato