L'Unicef a "E io ci sto", Iacomini: «La fiducia è l’antidoto alla paura»
Ospite del podcast di Canino, il portavoce dell’organizzazione racconta le sue missioni nei teatri di guerra, lanciando un messaggio di speranza alle nuove generazioni
CROTONE «La fiducia è l’antidoto contro la paura». È da questa convinzione che Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef Italia, ha attraversato ieri sera il palco di E io ci sto, portando a Crotone il racconto di un lavoro svolto negli ultimi anni in alcuni dei luoghi più segnati dai conflitti.
Dalla Siria all’Ucraina, fino a Gaza, il suo sguardo è quello di un giornalista che ha scelto di raccontare la realtà partendo soprattutto da chi ne paga il prezzo più alto: i bambini.
Un podcast live tra smorfia napoletana e impegno collettivo
Iacomini è stato l’ospite della terza puntata di Novanta90, il podcast live ideato da Fabrizio Oliverio e Fabio Canino e condotto da quest’ultimo, inserito nelle prime tre serate del festival.

Un format che ha portato sul palco il tema di questa edizione, “Vero? – paura, informazione e clima”, mettendo in dialogo giornalisti, artisti e protagonisti della cultura sul modo in cui le storie vengono raccontate e finiscono per influenzare la percezione della realtà.
E così le tavole della smorfia napoletana disposte sulle sedute del pubblico finiscono per ben rappresentare uno degli elementi connotativi attraverso cui Novanta90 costruisce il suo personalissimo meccanismo narrativo. Durante l'intervista, infatti, l'ospite pesca alcuni numeri che diventano lo spunto per nuove domande e nuovi percorsi di racconto.
Il nome stesso del podcast richiama il numero novanta della smorfia, ma anche il tema della paura che attraversa questa edizione del festival. Una scelta che, nella serata di ieri, ha portato rapidamente il gioco a confrontarsi con temi tutt'altro che leggeri.
La particolarità di Novanta90 è stata anche quella di trasformare il podcast, normalmente associato a uno spazio di ascolto più raccolto, in un appuntamento pubblico. La conversazione è stata registrata dal vivo davanti a un pubblico numeroso e variegato, con una vera e propria produzione audiovisiva a seguirne ogni momento: telecamere, microfoni e fotografi hanno accompagnato la registrazione che sarà successivamente distribuita sulle principali piattaforme, anche in formato video.

La guerra raccontata dalla parte dei bambini
Prima del podcast, Iacomini ci ha raccontato anche il significato della sua presenza a Crotone e il suo lavoro sul campo. «Stasera con Fabio parleremo di quello che ho fatto in giro per il mondo. Di tutti i bambini nei conflitti, nelle zone che ho visto», aveva anticipato.
Un racconto che durante il podcast ha assunto i contorni concreti della sua esperienza recente in Ucraina, da cui è appena rientrato. Tra gli episodi ricordati, quello dei messaggi che arrivano sui telefoni al termine degli allarmi aerei.
Un avviso che comunica che l'emergenza è terminata e che si conclude con una frase apparentemente lontana dalla drammaticità della situazione: «Che la forza sia con voi». Una frase che a noi fortunatamente ricorda solo Star Wars, ma che nella quotidianità di chi vive sotto la minaccia delle bombe è diventata quasi familiare. Mamme, adolescenti e soldati al fronte la ricevono ripetutamente, in un conflitto che continua a entrare nella vita quotidiana attraverso il suono degli allarmi e le notifiche sui telefoni.
Iacomini ha ricordato anche l'impegno dell'Unicef in contesti nei quali il lavoro umanitario impone di confrontarsi con poteri e interlocutori difficili. È il caso dell'Afghanistan dei Talebani, dove, ha spiegato, le operatrici dell'Unicef non hanno potuto partecipare direttamente ad alcuni incontri perché non autorizzate a farlo. Una situazione che, ha spiegato, non può interrompere il lavoro dell'organizzazione: «L'obiettivo primario è salvare i bambini». Una necessità resa ancora più urgente dalla crisi umanitaria globale. Secondo Iacomini, dal 1946 non si assisteva a una crisi di questa portata per i bambini, con un numero altissimo di vittime nei conflitti in corso.
Questi ragazzi non hanno paura
Ma il racconto di Iacomini non si è fermato alle guerre. Prima di salire sul palco, parlando del festival e della scelta di affrontare a Crotone temi complessi come paura, informazione, ambiente e conflitti, il portavoce Unicef ha rivolto un'attenzione particolare ai giovani che hanno costruito E io ci sto.
«Questi ragazzi qui, questi giovani, non hanno paura», ha detto. Per Iacomini, la paura «è qualcosa che blocca», mentre a contrastarla è la fiducia: «Questi sono ragazzi pieni di fiducia. La fiducia è l'antidoto contro la paura». E proprio ai giovani ha affidato una parte importante del suo messaggio. Rispondendo alla domanda lasciata in sospeso dal precedente ospite di Novanta90 (se i giovani siano migliori degli adulti nel testimoniare l'indifferenza degli adulti) Iacomini ha rivendicato il ruolo delle nuove generazioni nel presente, ricordando anche le manifestazioni giovanili per Gaza. «Voi siete il presente», ha ribadito, invitando a non delegare alle nuove generazioni la responsabilità di cambiare ciò che accade, ma a riconoscere il loro ruolo già oggi.

Combattiamo l'indifferenza, è un inizio
Nel corso della conversazione, Iacomini ha allargato il discorso anche alla responsabilità di chi ha la possibilità di raggiungere un pubblico ampio. Artisti, musicisti e personaggi con una grande esposizione, ha sostenuto, non possono più sottrarsi alla necessità di prendere posizione sui temi che attraversano il presente.
Il punto, per Iacomini, non è soltanto raccontare ciò che accade, ma decidere cosa farne. Anche una platea piccola può produrre una conseguenza concreta: «Se ci sono tre persone che ti guardano e magari una di loro decide che può fare qualcosa per questo mondo, è già un successo».
Iacomini, che a Crotone era già stato da bambino con la famiglia più di trent'anni fa, ha raccontato di aver ritrovato una città «bellissima, accogliente». In mattinata aveva anche reso omaggio a Rino Gaetano, suo «idolo», portando dei fiori alla statua del cantautore. Un ritorno a Crotone che, nelle parole del portavoce Unicef, si è trasformato anche in un invito a non restare spettatori davanti a ciò che accade: «Combattiamo l'indifferenza, è un inizio».


