Spari davanti a scuola a Crotone: Pesavento (CNDDU) accende i riflettori sull’emergenza educativa
CROTONE – Non una bravata, ma un segnale che impone una riflessione profonda e immediata. È la posizione espressa dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani in merito all’episodio avvenuto nei giorni scorsi davanti a un istituto scolastico cittadino, dove quattro studenti hanno esploso diversi colpi di pistola – poi risultati a salve – provocando paura e tensione.
A mantenere alta e costante l’attenzione su quanto accaduto è il prof. Romano Pesavento, che fin dalle prime ore successive ai fatti ha richiamato l’urgenza di non sottovalutare l’episodio, evidenziandone le implicazioni educative e culturali. Secondo Pesavento, ciò che è avvenuto rappresenta “un campanello d’allarme che interpella direttamente il sistema formativo e la società nel suo complesso”.
Il docente insiste sulla necessità di leggere il gesto oltre la sua apparente dimensione dimostrativa: “C’è una matrice culturale che non possiamo ignorare – sottolinea – perché questi comportamenti nascono spesso dall’assimilazione di modelli distorti, in cui la violenza viene spettacolarizzata e percepita come forma di affermazione personale”.
Secondo il CNDDU, infatti, la dinamica dell’episodio richiama forme di emulazione legate a narrazioni mediatiche che contribuiscono a normalizzare l’illegalità. Un fenomeno che rischia di incidere profondamente sulla costruzione dell’identità giovanile, soprattutto quando il bisogno di visibilità e riconoscimento si traduce in comportamenti estremi.
“La scuola non può diventare il palcoscenico di queste rappresentazioni”, ribadisce Pesavento, evidenziando come anche l’utilizzo di armi a salve non attenui la portata del messaggio trasmesso. Al contrario, contribuisce a diffondere un immaginario in cui l’intimidazione e la sopraffazione assumono una dimensione apparentemente innocua ma pedagogicamente pericolosa.
Il CNDDU richiama quindi la necessità di una risposta ampia e condivisa, che coinvolga non solo le istituzioni scolastiche ma anche le famiglie, le istituzioni territoriali e i mezzi di comunicazione.
Al centro della riflessione resta il potenziamento dell’educazione alla legalità, da integrare con percorsi di educazione ai diritti umani e allo sviluppo del pensiero critico. Ma, secondo Pesavento, è necessario anche un cambio di approccio: “Non basta più spiegare la legalità – afferma – bisogna farla vivere, renderla esperienza concreta”.
Da qui la proposta di un modello didattico innovativo, fondato su esperienze immersive e scenari realistici, in cui gli studenti possano confrontarsi con situazioni complesse che intrecciano responsabilità individuale, dinamiche di gruppo e conseguenze giuridiche delle azioni.
L’obiettivo è intercettare quella dimensione emotiva e identitaria che episodi come quello di Crotone rendono evidente: il bisogno di appartenenza, riconoscimento e visibilità. “Se non interveniamo su questo piano – conclude Pesavento – continueremo a rincorrere i fenomeni senza riuscire a prevenirli”.
Mentre proseguono le indagini per chiarire il movente del gesto, l’episodio resta al centro del dibattito pubblico locale, sollecitando una riflessione che va oltre la cronaca e investe direttamente il ruolo educativo della scuola e delle istituzioni.

