Lavoro nero: «Il modello Cutro diventi adesso piano permanente a Crotone»
Riga e Lentini chiedono al prefetto di estendere i controlli interforze contro lo sfruttamento e il caporalato a tutta la provincia per tutelare i giovani
CROTONE Un'azione strutturale, coordinata e continuativa nel tempo, capace di estendere l’efficacia dei controlli contro il lavoro sommerso e il caporalato dall'avamposto di Cutro fino al capoluogo e all'intero territorio provinciale. A chiederlo formalmente, attraverso una nota congiunta, sono l'ex assessore comunale Salvo Riga e l'ex assessore provinciale Giovanni Lentini.
I due esponenti politici intervengono con decisione a seguito della vasta operazione interforze compiuta sul territorio cutrese, sottolineando come la sinergia istituzionale rappresenti la vera chiave di volta per scardinare le logiche dell'illegalità economica e tutelare l'anello più debole del sistema produttivo: i lavoratori.
Il plauso all'operazione interforze a Cutro
«Accogliamo con favore l'importante operazione interforze svolta nei giorni scorsi nel Comune di Cutro nell'ambito del Piano "Focus 'Ndrangheta", coordinata dalla Questura di Crotone a seguito delle determinazioni assunte dal Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto. Si tratta di un'attività che dimostra come la collaborazione tra Polizia di Stato, Arma dei carabinieri, Guardia di finanza, Capitaneria di porto, Ispettorato territoriale del lavoro, Asp e tutte le altre istituzioni coinvolte costituisca uno strumento fondamentale per contrastare le diverse forme di illegalità economica e tutelare la dignità del lavoro.
L'appello per un programma strutturale e permanente
Proprio per questo rivolgiamo un forte appello al prefetto di Crotone, affinché il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica valuti la possibilità di rendere strutturali analoghe operazioni, estendendole dapprima alla città di Crotone e successivamente all'intero territorio provinciale, con controlli periodici e coordinati in tutti i comparti produttivi.
Oltre gli stereotipi: la complessità dello sfruttamento
Riteniamo infatti che oggi sia necessario superare una rappresentazione ormai riduttiva del fenomeno dello sfruttamento del lavoro. Quando si parla di sfruttamento, il dibattito pubblico tende quasi sempre ad associarlo esclusivamente al caporalato agricolo e ai lavoratori immigrati. È una visione che rischia di non cogliere la reale complessità del problema. Lo sfruttamento del lavoro può assumere forme diverse. Può manifestarsi attraverso il lavoro nero, il caporalato, rapporti di lavoro irregolari, retribuzioni non conformi ai contratti, violazioni delle norme sulla sicurezza, orari di lavoro incompatibili con la dignità della persona e, nei casi più gravi, attraverso vere e proprie forme di intermediazione illecita della manodopera.
I giovani crotonesi e l'estensione a tutti i settori produttivi
È necessario superare anche un altro stereotipo: le vittime dello sfruttamento lavorativo non sono soltanto cittadini stranieri o immigrati. Anche molti giovani italiani e giovani crotonesi, spesso alla ricerca della prima occupazione o costretti ad accettare qualsiasi condizione pur di lavorare, possono diventare vittime di forme di sfruttamento che ledono la loro dignità, comprimono i loro diritti e alterano profondamente il mercato del lavoro. Per questa ragione riteniamo che i controlli non debbano concentrarsi esclusivamente sul comparto agricolo, ma interessare con la stessa intensità anche la ristorazione, il turismo, l'edilizia, la logistica, il commercio, i servizi e tutti quei settori nei quali il lavoro rappresenta il principale fattore produttivo.
Il legame tra sommerso, 'Ndrangheta e il silenzio dei lavoratori
In territori caratterizzati dalla presenza della 'ndrangheta, il contrasto allo sfruttamento del lavoro assume inoltre una valenza ancora più ampia. Le organizzazioni criminali trovano terreno fertile dove sono diffuse l'illegalità, il lavoro sommerso e le forme di sfruttamento della manodopera, alterando la concorrenza, condizionando il tessuto economico e comprimendo la libertà d'impresa e dei lavoratori. È altrettanto evidente che chi subisce situazioni di sfruttamento non sempre trova la forza di denunciare. La precarietà economica, il timore di perdere il lavoro e, nei contesti più difficili, anche la paura di possibili intimidazioni o ritorsioni possono indurre molti lavoratori al silenzio. Per questo motivo il contrasto allo sfruttamento del lavoro non può essere affidato esclusivamente alle denunce dei singoli, ma richiede una presenza costante dello Stato attraverso controlli sistematici, coordinati e diffusi.
La legalità come difesa dei diritti e della dignità
La legalità nel lavoro rappresenta una delle più importanti forme di contrasto alla criminalità organizzata. Significa difendere la dignità delle persone, garantire una concorrenza leale tra le imprese, tutelare gli imprenditori che rispettano le regole e restituire fiducia a tanti giovani che chiedono semplicemente di poter lavorare nel rispetto dei propri diritti. Per queste ragioni chiediamo al prefetto di Crotone, al questore, ai comandanti provinciali della Guardia di finanza e dell'Arma dei carabinieri, all'Ispettorato territoriale del lavoro, alla Capitaneria di porto, all'Asp e a tutte le istituzioni competenti di fare dell'operazione svolta a Cutro non un episodio isolato, ma l'inizio di un programma permanente di controlli interforze da estendere alla città di Crotone e successivamente all'intera provincia. Lo sfruttamento del lavoro, in qualunque forma esso si manifesti, non è soltanto una violazione della legge. È un'offesa alla dignità della persona, un danno per l'economia sana e una ferita per l'intera comunità. Contrastarlo significa rafforzare la legalità, la giustizia sociale e la libertà del nostro territorio».

