Foce Neto, Circolo Ibis: «Non solo vincoli, servono interventi operativi»
L'appello alle istituzioni locali e nazionali del presidente Girolamo Parretta per rafforzare la tutela: «È un patrimonio di biodiversità di importanza elevatissima»
CROTONE Il presidente del Circolo Ibis di Crotone, Girolamo Parretta, lancia «un appello deciso alle istituzioni locali e nazionali affinché venga rafforzata la tutela dell’area: “Foce del Neto”».
«È indispensabile concentrare - sollecita Parretta - tutti gli sforzi di protezione faunistica verso la Foce del Neto. Siamo di fronte a un patrimonio di biodiversità di importanza altissima, non solo per la Calabria ma per l’intero sistema ecologico mediterraneo. Senza un’azione coordinata e politiche concrete di salvaguardia, rischiamo di perdere un ecosistema quasi unico nella nostra regione».
Secondo Parretta, la protezione della Foce del Neto «non può limitarsi a semplici vincoli formali», ma deve tradursi in «interventi operativi sul territorio, come un controllo più efficace delle attività, una gestione attiva degli habitat, programmi di educazione ambientale e la promozione di pratiche sostenibili legate al turismo naturalistico».
«La Zona speciale di conservazione (Zsc) “Foce del Neto” - ricorda Parretta - rappresenta uno degli ecosistemi più rilevanti della Calabria dal punto di vista naturalistico e della biodiversità. Situata nel tratto terminale del fiume Neto, lungo la costa ionica, l’area si estende per circa 583 ettari ed è riconosciuta a livello europeo come sito di valore comunitario all’interno della Rete Natura 2000, grazie alla presenza di ambienti fluviali e litoranei di eccezionale importanza ecologica».
La Foce del Neto ospita un articolato mosaico di habitat che comprende boschi retrodunali, zone umide, aree palustri, vegetazione ripariale e coste sabbiose, elementi che rendono questo territorio fondamentale per la conservazione di numerose specie animali e vegetali.
Per il Circolo per l’Ambiente Ibis, si tratta di «un patrimonio naturale irrinunciabile», il cui valore è confermato anche dai dati scientifici. L’ornitologo Giuliano Monterosso ha infatti censito nell’area ben 204 specie di uccelli, tra stanziali, nidificanti e migratori: un numero straordinario, che sfiora la metà delle specie presenti in Italia e comprende quasi la totalità di quelle nidificanti, evidenziando il ruolo strategico della Foce del Neto come punto chiave lungo le rotte migratorie del Mediterraneo.
Questa straordinaria combinazione di habitat favorisce la presenza di specie rare e di elevato interesse naturalistico, rendendo l’area non solo un rifugio essenziale per l’avifauna, ma anche un vero e proprio laboratorio naturale per lo studio e la conservazione degli ecosistemi fluviali e costieri.
«Nonostante ciò - denuncia Parretta -, la Foce del Neto continua a subire forti pressioni antropiche che ne mettono a rischio l’equilibrio. Negli ultimi anni, il Circolo Ibis ha più volte denunciato azioni illegali che hanno interessato zone particolarmente sensibili, causando disturbo alla fauna e potenziali danni agli habitat».
La Foce del Neto, conclude il Circolo Ibis, «non è soltanto una ricchezza locale, ma un nodo fondamentale della rete ecologica europea, la cui salvaguardia richiede la collaborazione concreta tra istituzioni, comunità scientifica, associazioni ambientaliste e cittadini, per garantire che questo straordinario patrimonio naturale venga preservato per le generazioni future».