L'arte bianca
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affidato
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CROTONE Undici sono gli anni che cado proprio oggi dalla scomparsa del compianto sindaco di Crotone, Pasquale Senatore, di cui proponiamo un ritratto diverso, non quello umano e politico già sviscerato da tanti, ma l'impegno culturale negli anni della rinascita a Crotone attraversi la lente dell'allora assessore alla Cultura del Comune di Crotone, Stelvio Marini

La Primavera Crotonese Crotone 1997–2005 

Quando la città riscoprì la forza delle idee. Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, la città di Crotone attraversò una stagione amministrativa particolare, nella quale la cultura cessò di essere un semplice appuntamento del calendario cittadino per diventare una vera politica pubblica. Non si trattò di una sequenza di eventi isolati. 

A dire il vero, la città aveva già conosciuto, in altre epoche, tentativi coraggiosi. L’esperienza del Premio Crotone negli anni Sessanta rimane un episodio straordinario; così come le vivaci Marguttiane allestite nelle vie del centro storico, oppure l’idea di “Una casa per Rino” dedicata a Rino Gaetano o il visionario Festival dell’Aurora.

Iniziative generose, spesso pionieristiche, alle quali tuttavia mancò un elemento decisivo: un disegno culturale complessivo capace di trasformare quei momenti in un vero progetto per la città. Alla fine degli anni Novanta accadde qualcosa di diverso.

Mostre, musei, biblioteche, editoria, progetti europei, premi scientifici, recupero urbano: tasselli differenti che cominciarono a comporre un mosaico coerente. Non più episodi, ma una strategia. Non più singoli eventi, ma un’idea di città. Le pagine che seguono raccontano proprio quella stagione. 

Non come semplice memoria amministrativa, ma come una piccola storia civile: per narrare il tentativo di restituire a Crotone un ruolo nel panorama culturale nazionale, partendo dalla convinzione che la cultura non sia un ornamento della vita pubblica, ma uno dei suoi motori più profondi.

Guardando oggi a quel periodo (editoria, archivi, mostre, scuole, memoria civile) emerge con chiarezza un filo conduttore. Tutte quelle iniziative, pur diverse tra loro, miravano a un obiettivo comune: ricostruire un’identità comunitaria.

È anche per questo che, nell’anniversario della scomparsa del sindaco Pasquale Senatore, ho voluto ripercorrere quella esperienza. Non per nostalgia, ma per una ragione più semplice e più concreta: una città vive davvero soltanto quando riesce a riconoscere la propria storia come parte del proprio futuro.

E in quegli anni, a Crotone, accadde proprio questo. La città conobbe una sorta di primavera culturale, una stagione quasi inattesa dopo il lungo torpore della fase postindustriale. Per qualche anno il tessuto urbano si trasformò in un laboratorio diffuso. Scienza, filosofia, arte e tradizione cominciarono a dialogare con i cittadini, con le scuole, con la vita quotidiana della comunità. 

In quel contesto nacquero anche esperienze che segnarono profondamente la memoria culturale cittadina, come le prime edizioni del Premio Pitagora, animate da studiosi di primo piano quali Piergiorgio Odifreddi, Jacques Guenot, Francesco Conti, Andrea La Forgia e Gabriele Lolli.

Portare la matematica al centro della vita pubblica di una città tradizionalmente più incline alla poesia che alle astrazioni scientifiche poteva sembrare un azzardo. Eppure funzionò. Fu il risultato di un lavoro corale: di tutta la squadra amministrativa, assessorati e strutture comunali coinvolte, energie civiche e culturali che decisero di investire su un’idea semplice ma ambiziosa.

Non fare della cultura un fatto elitario. Farne invece un fatto pubblico. Una vera e propria “andata nel popolo”. È da questa intuizione che prendo spunto per raccontare, uno dopo l’altro, i luoghi, i progetti e le persone che resero possibile quella stagione.

Furono molti i protagonisti delle numerose iniziative. È quindi inevitabile che qualcuno possa non essere citato. Ciò che conta, tuttavia, è che in queste pagine si cerchi di rappresentare lo spirito di fondo di quell’attivismo: la consapevolezza che la cultura non può più essere considerata parte non primaria della vita cittadina. 

2 Ricostruire l’identità

Quando una città ricomincia da sé stessa… Bisognava partire dall’identità. Non bastava più proclamarsi eredi di un passato glorioso, come se fosse una medaglia da appuntarsi sul petto nelle cerimonie ufficiali. La memoria, da sola, non basta. Se resta immobile, diventa nostalgia.

La sfida era un’altra: trasformare quella memoria in una forza viva, capace di parlare alla città contemporanea. A Crotone, questa memoria ha un nome antico e potente: la civiltà magno-greca. Non è soltanto un capitolo dei libri di storia. È un tratto profondo dell’anima collettiva, un’eco che attraversa i secoli e continua a risuonare tra il mare, le mura antiche e i vicoli della città.

Ma perché quella eredità potesse tornare a vivere, occorreva ristabilire un legame. Un legame tra il passato e l’energia che, spesso in silenzio, continuava a circolare nella città: associazioni culturali, giovani studiosi, artisti, insegnanti, cittadini che non volevano restare spettatori della propria storia.

Si trattava, in fondo, di riattivare un circuito: far incontrare la memoria con la vitalità del presente. Perché la Cultura — quella vera, diffusa, dignitosa — nasce sempre da questo incontro: quando una comunità riconosce le proprie radici e decide di trasformarle in un percorso vivo e in perenne fioritura.

2.1 Pitagora ritorna a casa

Alcune stagioni amministrative passano come una pioggia estiva: lasciano una traccia sulla terra della memoria e poi evaporano. E poi ce ne sono altre che provano a fare qualcosa di più difficile: restituire a una città il senso della propria identità.

Tra il 1997 e il 2005, negli anni dell’amministrazione guidata dal sindaco Pasquale Senatore, si provò a fare proprio questo: trasformare la cultura da semplice ornamento della politica in una sua conditio sine qua non. Era una scelta strategica: ricollocare Crotone dentro la propria storia, ma con lo sguardo rivolto al futuro.

2.2 Cultura e rigenerazione urbana

In quegli anni la città partecipava al programma europeo Urban II, pensato per la riqualificazione dei quartieri più fragili. Molti consideravano quel progetto soprattutto come un intervento urbanistico: recupero di spazi, infrastrutture, edilizia.

Si pensò che non bastasse. Una città si salva con idee, simboli, memoria. Per questo si decise di affiancare alla riqualificazione urbana anche una vera linea culturale. Era una scelta semplice e radicale insieme: se vuoi cambiare il destino di una città, devi prima ricostruire il modo in cui essa pensa sé stessa.

2.3 Pitagora, maestro civile

Da questa intuizione nacque una delle iniziative simbolicamente più forti di quella stagione: I Quaderni di Pitagora. Si trattava di una collana editoriale collegata al Premio Internazionale Pitagora per la matematica, sostenuta dal Comune di Crotone e inserita nel quadro dei programmi europei di riqualificazione urbana.

Il progetto, curato dal matematico Jacques Guenot, aveva un obiettivo chiaro: riportare il pensiero pitagorico nella città che lo aveva accolto venticinque secoli prima. Il primo volume che presentammo era dedicato ai Versi Aurei, uno dei pochi testi attribuiti alla tradizione pitagorica.

Un libretto sottile, quasi austero. Ma dentro quelle pagine era custodito qualcosa di molto più grande: una sorta di programma morale per l’uomo giusto, un codice di comportamento capace di orientare la vita civile, spirituale e persino la disciplina del corpo e dello spirito.

I Quaderni di Pitagora nacquero quasi come se li avessimo dissotterrati da un archivio invisibile della città: cinque pubblicazioni pensate per raccontare Pitagora non soltanto come matematico, ma come fondatore di una civiltà morale e politica.

2.4 Quando Pitagora diventa fumetto

Tra Tex, Diabolik e Topolino pensammo che anche Pitagora potesse arrivare sui comodini degli studenti. Così nacque un’idea che, allora, sembrò quasi stravagante: raccontare la vita del filosofo attraverso un fumetto. Il progetto fu realizzato dal disegnatore crotonese Alessandro De Leo, con testi di Pino Pantisano.

Quattordici tavole, quattro episodi, una narrazione essenziale: dalla partenza da Samo fino all’arrivo nella Kroton segnata dalla guerra con Locri. Quel volume divenne il quinto quaderno della collana, intitolato Gnosis.

Lo distribuimmo gratuitamente nelle scuole con una piccola ambizione, forse temeraria, che potesse diventare un sussidio didattico accanto ai libri di testo.

2.5 Le scuole come alleate 

Nessuna politica culturale può funzionare senza le scuole. Per questo scrissi personalmente ai dirigenti scolastici chiedendo la loro collaborazione per diffondere tra gli studenti i Versi Aurei e il Calendario pitagorico.

L’obiettivo era semplice ma ambizioso: fare di Pitagora non soltanto un capitolo dei manuali di matematica, ma un simbolo della città. I suoi precetti morali — resi accessibili dal lavoro editoriale di Jacques Guenot — vennero proposti come una sorta di vademecum del discepolo ideale. Non comandamenti. Piuttosto principi guida per la vita civile.

2.6 “Ad sonum campanae”

La stessa idea di identità guidò la rassegna “Natale insieme”. Era la città che riscopriva sé stessa

Convocammo simbolicamente la città ad sonum campanae, come accadeva nei secoli passati quando il parlamento cittadino veniva chiamato a riunirsi nella piazza principale. Il pretesto fu la rassegna “Natale insieme”, che si svolse tra dicembre e gennaio lungo il percorso della fortificazione cinquecentesca della città.

Non era una formula retorica. Era un invito concreto a riappropriarsi dei luoghi della memoria. Mostre di presepi, incontri e iniziative culturali attraversavano il centro storico, quel dedalo di vicoli che per troppo tempo avevamo imparato a chiamare semplicemente “il centro”. In realtà era molto di più. Era la stratificazione della storia crotonese.

2.7 L’Archivio storico comunale: la memoria scritta della città.

La mostra “Scripat manent”: la xtoria locale nei manoscritti dell’Archivio storico comunale

In quegli stessi anni intervenimmo anche su un patrimonio silenzioso ma fondamentale: l’Archivio storico comunale. Grazie a fondi regionali furono restaurati alcuni dei documenti più preziosi conservati nella sezione dell’archivio ospitata nel Fondo bibliotecario Lucifero: i catasti onciari del Settecento, i libri dei parlamenti cittadini, le deliberazioni del decurionato.

Erano carte fragili, consumate dal tempo, dalla muffa e dall’acidità dell’inchiostro. Restaurarle non fu soltanto un’operazione tecnica. Fu un gesto di rispetto e di amore verso la memoria civica. In quei registri si leggeva un’antica consuetudine della città: riunirsi al suono della campana per deliberare sulle questioni comuni. Una tradizione che ricordava quanto fosse antica, a Crotone, l’idea stessa di comunità.

2.8 Il culto della memoria: Gallucci e Ciliberto

La memoria non riguarda soltanto i documenti. Riguarda anche gli uomini. Ricordo una cerimonia semplice, ai piedi delle mura della città vecchia. Inaugurammo due targhe dedicate a Leonardo Gallucci e Mario Ciliberto, ufficiali crotonesi caduti durante la Seconda guerra mondiale. Il sindaco Senatore parlò poco, ma disse l’essenziale: una città che dimentica i propri caduti perde anche il senso della propria storia.

3 Quando la città cominciò a costruire i luoghi della cultura

C’era una consapevolezza che, con il passare degli anni, diventava sempre più evidente: una politica culturale non può vivere soltanto di eventi, convegni o festival.
Perché la cultura, se vuole diventare struttura permanente della vita civile, ha bisogno anche di luoghi. Di spazi fisici. Di contenitori capaci di accoglierla, proteggerla e farla crescere.

Alla fine degli anni Novanta la città di Crotone scontava ancora un ritardo evidente proprio su questo fronte.
Il deficit di strutture pubbliche dedicate alla cultura era un limite concreto: mancavano spazi adeguati, mancavano luoghi simbolici, mancavano infrastrutture capaci di sostenere una programmazione culturale stabile.

Per questo, accanto alla stagione degli eventi e delle iniziative, si rese necessario aprire un altro cantiere.
Un cantiere meno visibile, ma altrettanto decisivo. Bisognava costruire – letteralmente – i luoghi della cultura.

Nacque così una stagione di interventi urbani che, in modi diversi, cercò di ridisegnare il rapporto tra la città, la sua memoria e il suo futuro.
Alcuni progetti furono grandi e simbolici. Altri più discreti, quasi silenziosi. Ma tutti contribuirono a una stessa idea: fare della città un luogo dove la cultura potesse abitare stabilmente.

La politica culturale di quegli anni non vive soltanto nei programmi e negli eventi.
Vive anche nelle trasformazioni della città. Alcuni interventi sono piccoli ma simbolici, come il recupero di antichi manufatti metallici ritrovati nel porto vecchio: oggetti misteriosi che qualcuno identifica come cannoni del castello, altri come antiche bitte di ormeggio.

Restaurati e recuperati, diventano elementi di memoria urbana. Altri interventi riguardano il recupero di spazi dimenticati: scalinate, percorsi storici, angoli del centro antico che tornano a essere attraversati dai cittadini.

Particolare attenzione viene dedicata anche all’illuminazione del Castello di Carlo V, che torna a dominare la città anche nelle ore notturne. Accanto al bastione si recupera l’area dell’Orto Candela, un luogo quasi dimenticato, che viene ripulito e restituito alla città.

Sono interventi apparentemente minori, ma raccontano una visione precisa: la cultura non è soltanto spettacolo o evento. È anche cura dei luoghi, memoria urbana, attenzione al paesaggio. È, in fondo, il modo in cui una città decide di raccontare se stessa.

3.1 costruire i luoghi della cultura: il Giardino e il Museo di Pitagora

Se c’è un nome che attraversa la storia di Crotone come un filo luminoso, quello è Pitagora. Proprio qui, nell’antica Kroton, il grande filosofo e matematico fondò la sua scuola più di duemila anni fa.

Da quella memoria nasce uno dei progetti culturali più ambiziosi della città contemporanea: il Giardino e Museo di Pitagora. L’idea è quella di creare non solo un museo, ma un luogo capace di raccontare la relazione tra scienza, filosofia e paesaggio.

L’intervento si colloca all’interno del Parco Pignera, una vasta area verde di circa 18 ettari destinata a diventare il nuovo polmone verde della città e uno spazio di incontro per cittadini e visitatori. Il museo dialoga con il parco, quasi nascosto nella collina, mentre i percorsi esterni guidano i visitatori tra installazioni e simboli legati al pensiero pitagorico.

L’idea progettuale è chiara: Non si vuole un museo tradizionale.
Si immagina piuttosto un laboratorio di conoscenza: un luogo dove studenti, studiosi e visitatori possono avvicinarsi alla storia della matematica e della filosofia. Si collocano all’interno gli spazi per sale espositive, per le conferenze, laboratori didattici e punti di incontro.

Il Museo di Pitagora, sviluppato su una superficie di circa 1.000 metri quadrati, è stato concepito come un moderno centro culturale capace di attrarre studiosi, studenti e turisti interessati alla storia della filosofia e della scienza.

All’esterno, invece i giardini diventano una sorta di percorso educativo immerso nella natura. I Giardini di Pitagora, vengono progettati per assolvere alla funzione di un parco tematico dedicato alla filosofia e alla matematica pitagorica. Il progetto nell’insieme rappresenta qualcosa di più di un intervento architettonico. È il tentativo di restituire alla città una parte della sua identità più antica: quella di città della conoscenza.

Architettura e paesaggio in dialogo Uno degli aspetti più innovativi del progetto è l’integrazione tra architettura e paesaggio naturale. L’edificio è infatti parzialmente ipogeo, inserito nella collina del parco, mentre una parte della struttura si protende verso la città creando un dialogo visivo con il tessuto urbano.

La struttura è organizzata secondo un sistema di percorsi che collegano museo e giardini, mentre la copertura del museo è realizzata come giardino pensile, concepito come punto panoramico e luogo di socializzazione, da cui è possibile osservare il parco, la città e il mare.

Un polo per il turismo culturale, un nuovo simbolo della città

Il complesso del Giardino e Museo di Pitagora rappresenta un progetto strategico per lo sviluppo culturale e turistico della città. L’obiettivo è duplice:

  • valorizzare la figura di Pitagora, simbolo della tradizione scientifica di Crotone;
  • riqualificare un’area urbana situata tra il centro storico e il Parco Pignera.
  • Il progetto ha ottenuto diversi riconoscimenti internazionali, tra cui:
  • il Premio +xm Plusform per progetti realizzati under 40 (2008);
  • il Premio Urbanistica “Urbanpromo” dell’Istituto Nazionale di Urbanistica;
  • l’Ad’A Award for Italian Architecture nel 2013.

Con il Museo e i Giardini di Pitagora, Crotone ha voluto coniugare memoria storica, innovazione architettonica e valorizzazione ambientale. Il complesso rappresenta oggi un punto di riferimento per la divulgazione scientifica e per il turismo culturale, rafforzando il legame tra la città e la figura di Pitagora, uno dei pensatori più influenti della storia occidentale.


3.2 costruire i luoghi della cultura: dalla Fortezza alla Casa della Cultura

La Biblioteca “A. Lucifero”. Per molti anni la biblioteca comunale di Crotone ha abitato le mura del Castello di Carlo V. Una sede suggestiva, certo, ma ormai inadeguata a ospitare una biblioteca moderna.

La svolta arriva con il trasferimento nel cuore della città, nell’antico palazzo municipale di Corso Vittorio Emanuele, trasformato nella nuova Casa della Cultura.

L’edificio, costruito negli ultimi decenni del Settecento e utilizzato fino a tempi recenti come sede degli uffici sanitari, ha una superficie complessiva di circa 600 metri quadrati.

Il passaggio dalla fortezza aragonese al palazzo con la torre dell’orologio non è soltanto un cambio di indirizzo. È il segno di una scelta politica precisa: riportare la cultura al centro della vita cittadina.

Il patrimonio della biblioteca supera i ventimila volumi: opere di storia locale, testi di cultura generale, riviste e una ricca sezione dedicata ai ragazzi. Tra gli scaffali trovano spazio anche fondi speciali e collezioni donate da studiosi e famiglie della città, segno di un legame profondo tra la biblioteca e la comunità.

Il rilancio della biblioteca si inseriva in una visione più ampia di politica culturale.Il concetto stesso di biblioteca stava cambiando: accanto al libro cartaceo servivano spazio nuovi, strumenti digitali, servizi multimediali e nuove modalità di fruizione della conoscenza.

L’obiettivo era quello di costruire una struttura capace di ospitare:

  • convegni e tavole rotonde;
  • attività didattiche e workshop;
  • iniziative di divulgazione scientifica e culturale.

Parallelamente, la biblioteca avrebbe continuato a valorizzare le radici storiche del territorio, con particolare attenzione alla tradizione magnogreca e all’eredità pitagorica della città.

In poco tempo, grazie anche a una dirigenza che ha saputo motivare e guidare le risorse umane, la biblioteca cambia volto. Le presenze aumentano, soprattutto tra i giovani e gli studenti. Non è più soltanto un luogo di consultazione: diventa uno spazio di incontro, studio e formazione.

L’idea che guida questa trasformazione è semplice e ambiziosa allo stesso tempo: fare della biblioteca non un deposito di libri, ma una vera casa della cultura.

3.3 costruire i luoghi della cultura: Il Teatro Comunale 

Un luogo di cultura e identità cittadina. Il teatro rappresenta una infrastruttura culturale di straordinaria importanza per la città. Non è semplicemente un edificio per eventi e spettacoli, ma un luogo di aggregazione, socializzazione e crescita culturale che si colloca al centro delle politiche urbane legate alla cultura. 

La struttura è stata realizzata recuperando e valorizzando parti di un antico edificio storico, un tempo destinato a ospedale, preservando elementi architettonici originali e integrandoli con spazi moderni e funzionali. 

Non si tratta soltanto di un edificio per spettacoli. Il Teatro Comunale, intitolato oggi al musicista crotonese Vincenzo Scaramuzza, costituisce una delle opere più emblematiche del programma Urban II. 

Con il Teatro, la Casa della Cultura, il Giardino e il Museo di Pitagora e gli interventi di Urban II, la città dispone oggi di strumenti concreti per promuovere la cultura, sostenere le arti e valorizzare il patrimonio storico, con un approccio integrato che lega restauro, innovazione e partecipazione della comunità. È il segno di una visione urbana in cui la cultura diventa centrale.

4 L’inizio di una stagione

Quella stagione culturale certamente non nacque da un singolo progetto. Si parti da una convinzione: che la cultura potesse essere la chiave per ricostruire il rapporto tra una città e la propria storia.Le iniziative che  seguirono — mostre, festival, recuperi urbani, nuovi spazi per la cultura — furono tutte figlie di questa idea iniziale.

Prima di tutto, bisognava ricostruire l’identità. Solo dopo sarebbe stato possibile costruire una vera stagione culturale. Ma una città che ritrova sé stessa non può fermarsi alla contemplazione delle proprie radici.
L’identità, se resta chiusa nel passato, rischia di diventare un culto immobile. Per vivere davvero deve accettare una sfida più difficile: dialogare con il futuro. Ed è esattamente ciò che accadde negli anni successivi.

Buttammo il cuore oltre l’ostacolo. Perché mentre Crotone riscopriva la propria memoria magno-greca, si iniziò a compiere un gesto inatteso: aprire le sue mura culturali alle avanguardie, alle correnti artistiche del Novecento, alle idee che avevano attraversato l’Europa e cambiato il linguaggio dell’arte.

Fu così che, quasi come in un paradosso della storia, la città di Pitagora — simbolo dell’armonia e dell’ordine del pensiero antico — si trovò ad accogliere una delle esperienze più irrequiete e provocatorie della modernità.

Il Futurismo. E da quel momento la cultura a Crotone smise definitivamente di essere soltanto memoria. Diventò movimento.

5 Il Futurismo a Crotone

Quando l’avanguardia passò dal Bastione Toledo Una città che vive soltanto di passato rischia di diventare un museo di sé stessa. Per questo, negli anni dell’amministrazione guidata dal sindaco Pasquale Senatore, la politica culturale cercò di tenere insieme due elementi che raramente convivono: radici e avanguardia.

Se la prima tappa di questo racconto riguarda l’identità della città, la seconda racconta una scommessa diversa: portare nel cuore di Crotone una delle grandi avanguardie artistiche del Novecento, il Futurismo.

5.1 Il Bastione Toledo come laboratorio

Durante un mese Mariano il Bastione Toledo si trasformò in uno spazio inconsueto. Nella sala espositiva risuonavano le rare musiche futuriste della Fondazione Russolo-Pratella, mentre fuori, tra la chiesa di Santa Chiara e la Basilica Cattedrale , la città celebrava la tradizionale festa della Madonna. Dentro e fuori si incontravano due mondi.

Il sacro della tradizione popolare e l’irrequietezza dell’avanguardia artistica. La mostra dedicata ai futuristi calabresi si apriva così, in quella strana e affascinante convivenza tra passato e modernità. Il critico d’arte Luigi Tallarico, tra i protagonisti del progetto, spiegò che l’esposizione raccontava tre generazioni del futurismo.

Al centro del percorso compariva la figura di Umberto Boccioni, l’artista che aveva infranto le regole dell’arte accademica. Accanto a lui, i pittori calabresi Antonio Marasco ed Enzo Benedetto, quasi a testimoniare la continuità di quella rivoluzione estetica.

Il percorso della mostra era concepito come un piccolo labirinto visivo: non una galleria statica, ma un’esperienza dinamica, coerente con lo spirito del movimento futurista.

5.2 Una strategia culturale

Il futurismo non era un episodio isolato. Faceva parte di una strategia culturale annunciata e più ampia che puntava a trasformare alcuni luoghi storici della città in spazi permanenti di produzione culturale. Il Bastione Toledo, il Museo civico nel Castello di Carlo V e la sala Santa Margherita diventarono luoghi vivi, attraversati da mostre, incontri e rassegne.

Negli stessi anni si alternarono:

  • esposizioni fotografiche
  • rassegne documentarie
  • percorsi nel centro storico
  • laboratori di artigianato medievale
  • incontri culturali nei chiostri cittadini

L’obiettivo era semplice ma ambizioso: ricostruire un’offerta culturale credibile, capace di parlare ai cittadini e allo stesso tempo di proiettare l’immagine della città all’esterno.

Perché una città non può presentarsi al mondo se prima non recupera la propria dignità culturale interna.

5.3 La scoperta e il ritorno di Sironi

Il progetto futurista ebbe poi una svolta inattesa. Il critico Luigi Tallarico scoprì trentotto disegni inediti di Mario Sironi, uno dei protagonisti dell’arte italiana del Novecento. Sedici disegni a colori e ventidue in bianco e nero, rimasti per oltre trent’anni nella collezione privata di una famiglia romana.

La città di Crotone offrì la propria disponibilità per ospitare la prima esposizione nazionale di quelle opere al Bastione Toledo, accompagnata da un convegno dedicato al rapporto tra Sironi e la civiltà del lavoro.

Un evento che superava nettamente i confini locali. Il ritrovamento arrivava in un momento particolare. Dopo decenni di silenzio, la figura di Sironi stava tornando al centro del dibattito artistico italiano. Pittore, illustratore, autore di grandi murali e scenografie urbane, Sironi aveva attraversato tutte le stagioni culturali del primo Novecento.

Le sue opere raccontavano una visione monumentale della modernità e del lavoro. Portare quei disegni a Crotone significava inserire la città dentro un circuito culturale più ampio.

5.4 Una città che guarda avanti

Ripensando oggi a quella stagione, l’operazione futurista appare per ciò che realmente fu. Non una semplice mostra. Ma un tentativo - forse audace - di affermare che anche una città del Sud poteva dialogare con le grandi correnti artistiche europee.

Il futurismo, del resto, non fu soltanto un movimento storico. Fu, è , sarà un modo di guardare il tempo. E se l’identità di Crotone affonda le sue radici nella scuola di Pitagora, la sua ambizione culturale può benissimo spingersi oltre. Perché una città che custodisce il passato deve anche avere il coraggio di immaginare il futuro.

5.5 La donazione Tallarico

Da quella collaborazione nacque anche qualcosa di duraturo.

Luigi Tallarico decise di donare al Comune circa quattrocento volumi e trentadue opere tra dipinti e sculture, creando il nucleo di una sezione dedicata alle avanguardie nella galleria civica.

Tra le opere donate spiccava una scultura aerodinamica dello scultore Simon Benetton, accanto ai lavori di artisti come Marasco e Benedetto.

Con quella donazione la città non acquisiva soltanto opere d’arte.

Acquisiva una direzione culturale.

6 Luigi Tallarico e il polo futurista di Crotone

Una telefonata che cambiò la geografia culturale della città. Le grandi stagioni culturali spesso nascono da gesti semplici. Nel caso del futurismo a Crotone tutto cominciò con una telefonata.

Circa un anno e mezzo prima delle prime iniziative, il critico d’arte Luigi Tallarico contattò il sindaco Pasquale Senatore annunciando l’intenzione di destinare alla sua città natale una parte significativa della propria collezione dedicata alle avanguardie del Novecento.

Da quella conversazione prese forma un progetto culturale ambizioso: trasformare Crotone in un punto di riferimento nazionale per lo studio del futurismo.

6.1 La donazione

Nella Galleria comunale del Bastione Toledo, venne inaugurata la donazione Tallarico. La collezione comprendeva: circa 400 volumi dedicati alle avanguardie del Novecento e 32 opere tra dipinti e sculture. Per il sindaco Senatore si trattò di «uno dei momenti culturali più importanti per la città dal dopoguerra».

6.2 Uno studioso del futurismo

Nato a Crotone ma residente a Roma da molti anni, Tallarico amava definirsi: «avvocato per mangiare, giornalista per passione». Collaboratore del quotidiano Il Secolo d’Italia, aveva dedicato gran parte della propria attività critica allo studio delle avanguardie artistiche italiane.

In particolare al futurismo e ai suoi protagonisti: Filippo Tommaso Marinettie Umberto Boccioni. Le sue pubblicazioni - tra cui Verifica del futurismo, Le cento anime di Marinetti e la monografia su Boccioni - rappresentano ancora oggi contributi importanti alla storia delle avanguardie.

6.3 Una collezione che cresce

La donazione non rimase un episodio isolato. Nel giro di pochi mesi nuovi artisti iniziarono a inviare gratuitamente proprie opere per essere esposte al Bastione Toledo. La collezione si arricchì progressivamente con tele e sculture di: Giuseppe Bruni, Giuseppe Canevacci, Nicola Palloni, Mario Piazzola, Giovanni Razzi, Franco Rea, Carlo Riccardi, Tibor Seletnich, Angelo Savelli, Raffaele Lancia, Franco Ligi, Carlo Scoppa, Sergio Olivo 

6.4 Le mostre del futurismo

Parallelamente furono organizzate alcune delle mostre più importanti della stagione culturale cittadina:

  • l’esposizione dei 39 disegni inediti di Mario Sironi
  • la mostra dedicata ai futuristi calabresi
  • la rassegna sul futurismo politico, con opere di Marinetti, Carrà, Balla, Prampolini e Sironi
  • Nel giro di pochi anni la città iniziò così a costruire una nuova identità culturale.
  • Una città che, pur affondando le proprie radici nella Magna Grecia, sceglieva di aprirsi alle avanguardie del Novecento.
  • Un tentativo di ricucire il filo tra memoria storica e modernità artistica.

LE STAGIONI DELLA CULTURA

7-“Le Stanze della Memoria”

Le Stanze della Memoria”: il museo della vita quotidiana. Tra le iniziative culturali che hanno contribuito a valorizzare il patrimonio storico della città, un posto di rilievo spetta alla mostra “Le Stanze della Memoria”, allestita nel Museo Civico di Crotone all’interno del Castello di Carlo V.

7.1 Un viaggio nella memoria del territorio

La mostra propone un suggestivo percorso tra arti, mestieri e vita quotidiana del passato, ricostruendo ambienti domestici e botteghe artigiane della Calabria a partire dal XVIII secolo. Nelle diverse edizioni vengono esposte:

  • basti, selle e pelli lavorate legate alla tradizione pastorale;
  • telai in legno, arcolai e tessuti di lino e ginestra;
  • abiti ottocenteschi impreziositi da gioielli in corallo;
  • strumenti musicali tradizionali come la chitarra battente, la ciaramella, la traccola e il flauto ad acqua;
  • utensili domestici, stoviglie, lavamani e oggetti della vita quotidiana.
  • Dedicando un particolare e interessante spazio espositivo alle ceramiche tradizionali calabresi, tra cui:
  • le ceramiche artistiche di Seminara, celebri per i Babbaluti, figure grottesche con funzione scaramantica;
  • le ceramiche di Squillace;
  • maioliche della scuola napoletana del Settecento;
  • statuine da presepe in argilla del XIX secolo.

7.2 Il Castello come scenario della memoria e Recuperare il senso delle origini

L’allestimento si sviluppa tra gli ambienti storici della fortezza, dalla Caserma sottocampana alla Torre comandante, guidando i visitatori in un itinerario immersivo, con il supporto di personale specializzato e guide turistiche.

L’obiettivo principale della rassegna è ricostruire la memoria collettiva della comunità, raccontando la quotidianità delle generazioni passate: le case illuminate dalle lampade a olio, i lavori artigiani nelle botteghe del centro storico, i momenti di festa e le tradizioni familiari.

Attraverso oggetti semplici – telai, utensili, strumenti musicali, ceramiche – la mostra restituisce l’immagine di una società in cui il lavoro manuale, la religiosità popolare e la vita comunitaria costituivano il cuore dell’identità locale.

7.3 “Le Stanze della Memoria”: le edizioni successive

Nelle edizioni successive la rassegna si è ampliata affrontando nuovi temi storici. Una delle più recenti ha dedicato ampio spazio alla storia delle armi e dell’arte militare, con l’esposizione di:

  • spade medievali, alabarde e balestre;
  • archibugi e armi da fuoco dal XVI secolo in poi;
  • cannoni del XVIII secolo e riproduzioni di armature;
  • pistole da viaggio e da borsetta.

La mostra è stata organizzata con il coordinamento di studiosi e dei più importanti collezionisti italiani del settore. “Le Stanze della Memoria” hanno rappresentato dunque molto più di una semplice esposizione: sono state un percorso di recupero dell’identità storica e culturale del territorio.

Attraverso oggetti, arti e mestieri del passato, la mostra ha portato il visitatore a riscoprire la dimensione quotidiana della Calabria tradizionale e a riflettere su quanto la memoria collettiva sia fondamentale per comprendere il presente e costruire il futuro della comunità.

8 Il Premio Internazionale Pitagora

Quando la matematica arriva in città… Se Pitagora è il simbolo della storia di Crotone, la città prova a trasformarlo anche in un progetto per il presente. Nasce così il Premio Internazionale Pitagora per la Matematica, l’iniziativa culturale più ambiziosa promossa dall’amministrazione di Pasquale Senatore.

E’ pensata per riportare idealmente a Crotone il dibattito scientifico mondiale. L’idea è semplice ma audace: premiare in ogni edizione uno dei più importanti matematici del mondo e trasformare la città, in un punto di incontro tra scienza, divulgazione e cultura.

Accanto al premio principale nascono anche iniziative dedicate alla divulgazione: incontri pubblici, conferenze, premi per studenti, giornalisti e autori di libri scientifici. La matematica, per qualche giorno, esce dalle scuole e scende in piazza, a Crotone 

Tutta la comunità ne è coinvolta, e tra le iniziative più originali vi è stato il concorso “In vetrina con Pitagora”, che ha interessato il tessuto commerciale cittadino con i negozi del centro storico e delle principali vie commerciali che hanno decorato le proprie vetrine ispirandosi alla figura del filosofo e ai simboli della matematica, trasformando la città in un percorso creativo e divulgativo.

L’obiettivo era duplice: rafforzare l’identità culturale della città e creare un’atmosfera attrattiva per cittadini e visitatori. Crotone diventava così un laboratorio culturale diffuso con l’intento di trasformare la memoria pitagorica non in una celebrazione del passato, ma in una risorsa culturale per il futuro.

Gli obiettivi erano:

  • promuovere nel mondo l’immagine culturale di Crotone
  • favorire la diffusione della matematica e del pensiero scientifico
  • sviluppare turismo culturale e scientifico
  • coinvolgere scuole, università e cittadini in un percorso di divulgazione

Il premio principale, pari a 50.000 euro, è destinato a uno studioso autore di un contributo di straordinaria importanza nel campo delle scienze matematiche. 

8.1 Il comitato scientifico

Il progetto si avvaleva di un prestigioso comitato tecnico-scientifico internazionale, composto da studiosi di primo piano nel campo della matematica e della divulgazione scientifica, tra cui:

  • Piergiorgio Odifreddi
  • Gabriele Lolli
  • Andrea La Forgia
  • Jacques Guenot

A loro spettava il compito di individuare i candidati e definire gli indirizzi culturali del premio.

8.2 I primi grandi protagonisti

La prima edizione del Premio Pitagora ha visto vincitore il matematico britannico Andrew Wiles, celebre per aver dimostrato dopo oltre tre secoli l’Ultimo Teorema di Fermat, uno dei problemi più famosi della matematica.

La seconda edizione ha premiato il fisico teorico americano Edward Witten, tra i maggiori studiosi della teoria delle stringhe, riconosciuto a livello mondiale per l’influenza delle sue ricerche nel dialogo tra fisica e matematica.

La presenza di studiosi di tale livello ha contribuito a dare al premio una dimensione autenticamente internazionale.

Accanto al premio principale sono stati istituiti altri riconoscimenti dedicati alla divulgazione scientifica:

  • miglior libro di divulgazione matematica
  • miglior articolo giornalistico
  • miglior programma televisivo o radiofonico
  • miglior sito web dedicato alla matematica
  • premio per gli studenti delle scuole superiori

Parallelamente sono state organizzate iniziative pubbliche, convegni, spettacoli e attività didattiche.

8.3 Un progetto integrato con il Giardino di Pitagora

Il Premio Internazionale Pitagora ovviamente si inserisce all’interno di una più ampia strategia culturale che comprendeva anche la realizzazione del Museo e Giardino di Pitagora nel Parco Pignera, creando appunto un sistema integrato tra ricerca scientifica, divulgazione e turismo culturale.

9 Mostre e arte contemporanea

Bastione Toledo: la nuova “ammiraglia” culturale. Le iniziative si moltiplicarono, contribuendo a far si che il Bastione Toledo si affermò progressivamente come uno dei principali poli culturali cittadini: uno spazio nel cuore del centro storico capace di ospitare mostre, eventi artistici e momenti di confronto culturale.

La strategia culturale perseguita dall’amministrazione puntava su alcuni elementi chiave:

  • valorizzazione degli artisti legati al territorio
  • apertura a nomi di rilievo nazionale e internazionale
  • collaborazione con istituzioni culturali di altre città
  • utilizzo dei luoghi storici come spazi espositivi.

In questo modo la città ha iniziato a costruire una rete di eventi culturali capace di coinvolgere cittadini, visitatori e operatori culturali. Mostra dopo mostra, evento dopo evento, questi luoghi storici cambiano funzione.

Non sono più soltanto monumenti del passato, ma spazi vivi della cultura contemporanea.Quando i bastioni diventano gallerie. Accanto ai grandi progetti, la stagione culturale di quegli anni è fatta anche di mostre, incontri e collaborazioni artistiche che animano i luoghi storici della città.

Il Castello di Carlo V e il Bastione Toledo diventano veri spazi espositivi, aperti a linguaggi diversi e sensibilità artistiche differenti. Accanto ai grandi progetti strutturali – come il Museo e il Giardino di Pitagora – la stagione culturale avviata dall’amministrazione comunale ha visto nascere una costellazione di iniziative artistiche, mostre e collaborazioni culturali che hanno animato i principali luoghi della città, in particolare il Castello di Carlo V e il Bastione Toledo.

Si tratta di eventi diversi tra loro per linguaggi, temi e sensibilità artistiche, ma uniti da un obiettivo comune: trasformare Crotone in uno spazio aperto alla cultura, al confronto storico e alla produzione artistica contemporanea. Qui ne citiamo per motivi di spazio solo una minima parte

9.1 “Una pagina di storia”: la mostra dei manifesti del Novecento

Tra le iniziative più significative vi è stata la mostra “Una pagina di storia”, allestita presso il Museo civico nella suggestiva cornice del Castello di Carlo V.

L’esposizione presentava settanta manifesti originali di propaganda politica del periodo (1927-1945) provenienti dall’archivio storico del Comune di Vigevano.
La mostra fu resa possibile grazie alla collaborazione istituzionale con l’amministrazione lombarda e in particolare con l’assessore alla cultura Antonio Prati.

I manifesti erano suddivisi in sette sezioni tematiche:

  • Patria
  • Esercito e arruolamento
  • Ironia contro il nemico
  • Donna (figlia, madre, sposa)
  • Patriottismo
  • Razzismo
  • Crudeltà della guerra

Il percorso espositivo offriva uno spaccato visivo di quasi vent’anni di storia italiana, mostrando come la propaganda abbia utilizzato immagini, simboli e linguaggi per mobilitare l’opinione pubblica durante il ventennio.

9.2 “La voce del silenzio”: la natura dei calanchi

Un’altra iniziativa significativa è stata la mostra “La voce del silenzio – Magia dei calanchi”, ospitata nella pinacoteca comunale di Bastione Toledo. Protagonisti dell’esposizione sono stati: il pittore Antonio Sfortuniano e il fotografo Pietro Di Rini. 

La mostra presentava 24 opere selezionate tra oltre tremila scatti e studi paesaggistici, dedicati ai calanchi argillosi della zona di Vrica e del territorio crotonese. L’iniziativa ha rappresentato un invito a riscoprire il valore naturalistico e geologico del paesaggio locale, spesso poco conosciuto ma di grande interesse scientifico e ambientale.

Attraverso pittura e fotografia, gli artisti hanno costruito una narrazione visiva che unisce documentazione e sensibilità estetica, restituendo la luce e le atmosfere di un territorio ancora intatto.

9.3 “Omaggio alla mia terra”: Ludovico Graziani

Nel suggestivo scenario della Torre Comandante del Castello di Carlo V è stata inoltre allestita la mostra “Omaggio alla mia terra” del maestro Ludovico Graziani.

Artista crotonese da tempo residente a Roma, Graziani ha presentato una selezione di pitture e sculture dedicate ai temi dell’attualità e della memoria, opere che negli anni hanno ottenuto riconoscimenti in Italia e all’estero.

In occasione della mostra l’artista ha donato al Comune di Crotone una delle sue opere più significative, intitolata “Il senso del Giubileo”, simbolica rappresentazione del caos e delle tensioni del mondo contemporaneo.

L’opera è stata destinata alla pinacoteca comunale di Bastione Toledo, rafforzando ulteriormente il patrimonio artistico pubblico della città.

10 La città di Pasquale Senatore che scelse la cultura

Guardando oggi a quella stagione amministrativa emerge con chiarezza un filo conduttore. Musei, biblioteche, mostre, spazi pubblici, premi internazionali: non sono episodi isolati. Sono parti di un disegno.

L’idea che la cultura possa essere una infrastruttura della città, al pari delle strade o dei porti. Uno strumento di crescita civile, economica e identitaria. In questa visione la città non è soltanto un luogo dove si vive. È un luogo dove si pensa, si studia, si crea.

La stagione amministrativa guidata da Pasquale Senatore ha provato a costruire proprio questo: una città che non avesse paura di investire nella conoscenza, nella memoria e nell’arte. Una città che guardasse al futuro partendo dalla propria storia.

"È... Solidarietà": «Per non dimenticare: Aldo Moro e gli Anni di piombo»