L'Anpi in campo a difesa della Costituzione: «Il riformismo disgregante»
Incontro organizzato dalla sezione di Crotone dell'Associazione nazionale partigiani d'italia. Presente Claudio De Fiores presidente del “Centro studi per la Riforma dello Stato”
CROTONE Un incontro intenso e denso di elementi di riflessione ha visto giorno 4 marzo, protagonisti soggetti politici e del mondo delle associazioni nella sala consiliare delComune di Crotone. L’iniziativa, organizzata dall’Anpi per il Comitato provinciale per il No, ha avuto come centro l’intervento di Claudio De Fiores ordinario di Diritto costituzionale all'Unicampania e presidente del “Centro studi per la Riforma dello Stato”. Sono stati toccati temi non solo di natura espressamente giuridica, ma anche temi che inevitabilmente hanno una ricaduta sul piano sociale e politico.
L’introduzione, affidata a Giusy Acri, presidente Anpi provinciale, ha inteso dare il senso della condivisione attraverso spunti come la «considerazione di un contesto storico-culturale, nel quale frequente è ormai il disconoscimento dei diritti umani, del diritto internazionale relativizzato con conseguente e progressivo smantellamento della nostra Carta costituzionale».

«Chiaro anche il riferimento - di Acri - ai tre poteri dello Stato: quello legislativo, esecutivo e giudiziario, garantiti nella loro autonomia ed indipendenza dal bilanciamento tra i poteri, attraverso il principio dei pesi e contrappesi della Costituzione. Il prevalere, al contrario, di uno di questi tre poteri sull’altro determinerebbe la progressiva disgregazione della Costituzione e quindi, un’accelerazione verso forme di governo insicure per gli stessi cittadini, che non vedrebbero più garantito il principio: tutti siamo uguali difronte alla legge».
Secondo l'Anpi «nel disgregare la magistratura, dividendo il Csm in due la riforma indebolisce l’azione dei magistrati e dei giudici, privando questa categoria della libertà di eleggere i propri rappresentanti e mortificandone le competenze e la dignità professionale con l’introduzione del “sorteggio”, non applicato certo alla parte politica libera di eleggere i propri rappresentanti».
Altri elementi di riflessione sull’azione disgregante della riforma sono giunti dalle componenti del Comitato intervenute. Pasquale Pace-Comitato 28 novembre ha ricordato il danno economico che deriverebbe dall’aumento inevitabile dei costi nella divisione del Csm; Francesco Zurlo-Movimento cinque stelle ha ricordato quanto tutto questo dovrebbe significare in una prospettiva futura di condivisione e progetto politico per i promotori del No; Noemi Bossi per Demos ha ribadito con forza come in realtà la tornata referendaria sia una questione politica più che una questione tecnica; Alfonso Valenti -Avs ha ricordato quanto in termini di trasparenza hanno testimoniato i giudici vittime di mafia in nome di lealtà e rispetto di ruoli e funzioni. Così come ha fatto rispetto alla difesa dello stato di diritto A. Manfredi per Democrazia atea.

L’intervento di Anna Giulia Caiazza per il Pd Calabria, ha sottolineato il valore della politica in scelte come questa, citando aspetti tecnico-giudiziari, che attualmente garantiscono la ricerca della verità e che diversamente, attraverso questa riforma, verrebbero meno. L’avvocato Giuseppe Peluso-Filt Cgil, è entrato nel merito attraverso la considerazione che in assenza di interventi in materia giuridica per migliorare i diritti dei cittadini è più difficile pensare si possa realizzare una giustizia più giusta ed efficiente, ha constatato quanto l’obiettivo piuttosto sia quello di confondere usando titoli propagandistici. L’aspetto politico è stato ancora approfondito da Filippo Sestito-Arci Crotone, ricordando chiaramente quanto questa riforma possa essere definita la “riforma di Forza Italia” e quanto del retaggio berlusconiano si nasconda in essa, con il rischio reale rappresentato dal premierato caro a Fratelli d’Italia e rappresentato dall’autonomia differenziata cara alla Lega, il che completerebbe il progetto politico della “triade”.
Carmelo Gullì poi, segretario regionale Spi Calabria, fa un richiamo proprio all’Art.104 ed al suo snaturamento ricordandone l’aspetto centrale nell’attuale equilibrio costituzionale affidato ad un’azione responsabile dell’amministrazione della giustizia, cosa che verrebbe meno nel momento in cui la scelta dei magistrati e giudici negli organismi più sensibili venisse affidata ad una lotteria/sorteggio, così come non avrebbero più garanzie e diritti i cittadini nel caso in cui come previsto, la polizia giudiziaria dovesse essere sottoposta al Ministro e non al pm.

Concludendo il professor Claudio De Fiores, in un articolato percorso analitico ha offerto richiami di ampio respiro culturale a partire dalla sentenza Vassalli e riforma Cartabia, per arrivare a Montesquieu con le conseguenze a cui conducono gli abusi del potere, o richiami di natura storico-politica a proposito dei primi anni di governo democratico post-fascista, quando Almirante ed i suoi avevano tentato già di introdurre sia il sorteggio, sia la divisione del Csm a proposito di potere giudiziario. «La riforma-ha concluso il prof. De Fiores- intervenendo in modo caotico e incoerente sull’organizzazione della magistratura, finisce per incrinare l’equilibrio tra i poteri dello Stato. In particolare, indebolisce la separazione tra giudice ed esecutivo, mettendo a rischio l’autonomia della funzione giudiziaria e, di riflesso, il sistema di tutela dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione».

