Affluenza a picco a Crotone: terzultima in Italia, ferma al 31% tra le peggiori del Paese
Un divario di oltre 14 punti dalla media nazionale: a Crotone partecipazione inferiore anche al dato regionale, con molti comuni sotto il 30%
CROTONE. L’analisi dell’affluenza al referendum restituisce un quadro fortemente diseguale della partecipazione elettorale in Italia, nel quale la provincia di Crotone si colloca stabilmente tra le realtà più deboli. Il dato nazionale finale alle ore 11 di domenica si attesta al 45,96%, mentre la Calabria raggiunge il 35,7%, risultando penultima tra le regioni italiane, davanti soltanto alla Sicilia, ferma al 35%. In questo scenario già fragile, la provincia di Crotone registra un’affluenza del 31,48%, che la colloca al terzultimo posto tra tutte le province italiane per partecipazione, davanti soltanto a Caltanissetta (30,99%) e Bolzano (30%).
Il confronto con il dato nazionale consente di cogliere immediatamente la portata del divario. Tra Italia e Crotone si registra una distanza di oltre 14 punti percentuali, che non rappresenta una semplice variazione territoriale, ma una vera frattura nella partecipazione. In termini concreti, mentre a livello nazionale vota quasi un elettore su due, nella provincia crotonese si ferma poco più di uno su tre. Il distacco diventa ancora più evidente se si guarda alle aree più partecipative del Paese, dove molte province superano il 50%, ampliando il gap con Crotone fino a oltre 20 punti.
Questa posizione così arretrata non dipende soltanto dal contesto meridionale, ma da una specificità provinciale. Anche all’interno della Calabria, infatti, Crotone risulta l’ultima provincia per affluenza: Catanzaro raggiunge il 37,89%, Reggio Calabria il 36,46%, Cosenza il 35,25% e Vibo Valentia il 34,65% . Il dato crotonese si colloca quindi più di 4 punti sotto la media regionale, accentuando ulteriormente il ritardo già presente nel Mezzogiorno.
Un elemento decisivo per comprendere questa debolezza è la dinamica della partecipazione nel corso della giornata. Nella provincia di Crotone l’affluenza passa dal 9,74% delle ore 12 al 29,21% delle ore 19, per poi crescere appena fino al 31,48% finale. Ciò significa che l’incremento nelle ultime ore è inferiore ai 3 punti percentuali, segnale di una mobilitazione quasi assente nella fase conclusiva. Rispetto al resto d’Italia, dove le ultime ore contribuiscono spesso in modo significativo al risultato finale, qui la partecipazione appare “anticipata” e poco dinamica, limitata a un nucleo ristretto di elettori già motivati.
Per comprendere fino in fondo le ragioni di questo posizionamento, è necessario entrare nel dettaglio dei comuni della provincia. Il quadro che emerge è quello di una partecipazione diffusa ma complessivamente bassa, con una struttura interna che spiega il dato finale.

Il capoluogo, Crotone, registra il 35,63%, collocandosi sopra la media provinciale e rappresentando il punto più “forte” del territorio insieme ad alcuni piccoli centri. Tra questi si distinguono Carfizzi (38,12%), Cerenzia (37,46%), Santa Severina (36,66%), Caccuri (35,94%) e San Mauro Marchesato (35,84%) . Tuttavia, anche questi valori, pur relativamente elevati nel contesto locale, restano inferiori o appena in linea con la media nazionale, senza mai avvicinarsi ai livelli delle province più partecipative del Centro-Nord.
Il dato più significativo emerge però osservando la distribuzione complessiva dei comuni. Solo 9 comuni su 23 superano la media provinciale del 31,48%, mentre la maggioranza, 14 comuni, si colloca al di sotto. Questo squilibrio dimostra che la bassa affluenza non è il risultato di pochi casi estremi, ma di una diffusione capillare di livelli ridotti di partecipazione.
La fascia centrale dei comuni si concentra tra il 28% e il 32%, con valori come Casabona (30,46%), Savelli (30,58%), Rocca di Neto (31,11%) e San Nicola dell’Alto (31,23%). La mediana si colloca proprio attorno al 30,58%, indicando che il “comune tipico” della provincia vota poco più del 30%, ben lontano dalla media italiana. Questo dato è fondamentale, perché dimostra che la debolezza non riguarda solo alcune aree marginali, ma rappresenta la norma del territorio.
Ancora più critici sono i valori della fascia bassa, dove diversi comuni scendono sotto il 28%. Tra questi si segnalano Isola di Capo Rizzuto (25,2%), Cirò (25,24%), Belvedere di Spinello (26,5%), Cirò Marina (27,45%), Mesoraca (27,42%) e Melissa (27,71%). In questi contesti vota appena un elettore su quattro, segnale di una partecipazione estremamente debole e di una scarsa incidenza del referendum nella vita civica locale.
La forbice interna tra il valore massimo e quello minimo supera i 12 punti percentuali, passando dal 25,2% al 38,12% . Questa variabilità indica la presenza di dinamiche locali differenti, ma non modifica il quadro generale: anche i comuni migliori restano all’interno di una fascia bassa nel confronto nazionale.
Un elemento interessante riguarda la distribuzione territoriale. Alcuni piccoli centri interni mostrano livelli più alti di partecipazione, mentre diversi comuni costieri o più popolosi presentano valori più bassi. Questo può suggerire che nei contesti più piccoli e coesi le reti sociali abbiano favorito una maggiore mobilitazione, mentre nelle aree più grandi e meno coese emerga una maggiore disaffezione. Tuttavia, nemmeno queste differenze riescono a produrre un effetto complessivo significativo.
Il dato provinciale, dunque, è il risultato di una combinazione di fattori: da un lato l’assenza di poli urbani in grado di trainare la partecipazione, dall’altro una diffusa debolezza nei comuni medi e piccoli. Anche i centri più virtuosi sono troppo pochi e spesso troppo piccoli per incidere in modo determinante sulla media complessiva.
Nel confronto finale, il quadro è chiaro: la Calabria si colloca tra le ultime regioni italiane e la provincia di Crotone, terzultima in Italia, rappresenta uno dei punti più critici dell’intero sistema. Il suo posizionamento non è episodico, ma il risultato coerente di una struttura territoriale in cui la partecipazione è diffusamente bassa, poco dinamica e frammentata.

