Caro Graziano, il "modello Cosenza" richiede investimenti e politici capaci
I buoni propositi del direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Crotone dovranno fare i conti con una realtà diversa aggravata dall'assenza di medici e università
CROTONE Nella sua prima conferenza stampa, il direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Crotone, Antonio Graziano, ha annunciato di volere realizzare il modello Cosenza. Il modello che, sulla carta, ha dato la svolta alla sanità bruzia. Un modello che, però, difficilmente potrà trovare concretezza nella realtà della provincia di Crotone perché non ha a disposizione le ingenti risorse cosentine e nemmeno la classe politica.
A Cosenza le risorse e la classe politica hanno realizzato il corso di laurea in medicina autonomo che sicuramente sarà una svolta ad una sanità che, sino a qualche tempo fa, non era molto diversa da quella che viene realizzata nella nostra provincia, non per colpa degli operatori sanitari (medici, infermieri e altro), ma della politica che ha fatto solo scelte penalizzanti.
Prima di andare avanti chiariamo subito che il biennio universitario istituito a Crotone non è autonomo, perché non esiste il decreto attuativo dell’Università di Crotone.
È una foglia di fico che non incide su nessuno dei parametri riconducibili alla qualità della sanità da erogare all’utenza. Per anni a Cosenza c’è stato la stessa tipologia universitaria di medicina e il risultato è stato piatto. Ora che è stato istituito il corso di laurea vero, autonomo e completo, le cose sono già iniziate a cambiare. Lo ha detto anche Graziano nel corso della conferenza stampa che spesso i neolaureati scelgono di esercitare la professione dove hanno studiato e conseguito la laurea.
La presenza dell’università è stimolante e lascia ampi spazi alle prospettive di fare carriera. I concorsi banditi dall’Asp di Crotone sono andati, fatta qualche piccola eccezione, deserti. I laureati in medicina preferiscono sedi più appetibili rispetto a quelle dove si lavora a ritmi impossibili con scarse possibilità di carriera.
I medici nella provincia di Crotone non ci sono, tanto che lo stesso Graziano pensa di risolvere i problemi con la telemedicina, che non è applicabile a tutte le situazioni.
Sempre nella conferenza stampa ha annunciato di volere redigere una nuova edizione dell’Atto aziendale: la sua sarebbe la quarta nei quattro anni del presidente regionale Roberto Occhiuto. Addirittura la quinta se si tiene conto che la commissaria Monica Calamai ne ha preparate due: una approvata dalla Conferenza provinciale dei sindaci e l’altra dai sindacati di categoria. Meglio abbondare, diceva il grande comico napoletano Totò. Nessuno delle quattro proposte ha, però, visto la luce nonostante siano state annunciate con tanto di fanfara.
Al momento è ancora in vigore la proposta avanzata nel 2016 dal commissario Sergio Arena. I propositi di Graziano sono buoni, perché ha annunciato di volere aprire il servizio di Emodinamica (anche i suoi predecessori dell’era Occhiuto, l’avevano dato per certo) e medicina nucleare. Gli annunci e i propositi sono positivi, ma resta sempre da risolvere il problema dei medici che, al momento, non ci sono.
È ovvio che facciamo il tifo perché Graziano realizzi tutto quello che ha in mente, ma come è stato detto nella conferenza stampa le inaugurazioni si fanno quando le opere saranno realizzate. Gli annunci non richiedono investimenti e disponibilità di medici, le realizzazioni sì.
P.S. Mi sia consentito di porre una domanda al dottor Graziano: “Perché ha lasciato Cosenza dopo quattro anni e dopo avere realizzato la lista dei progetti da lui illustrati?”. Mi creda dottor Graziano non faccio “parte di certa stampa”, da lei chiamata in causa nella sua illustrazione. Faccio parte della schiera di giornalisti crotonesi che si pongono legittime domande, magari per smuovere qualcosa nella zona grigia in cui è stata gettata la nostra sanità.

