Buoni pasto all'Asp, Anaao replica: «Nessuna disparità con i medici»
La differenza tra camici bianchi e comparto evidenzianta da Nursind «dipende dai contratti aziendali. L'Asp di Crotone era comunque già orientata a salire a 12 ticket per infermieri e Oss»
CROTONE Il diverso riconoscimento dei buoni pasto al personale medico e a quello del comparto sanità (infermieri, Oss, tecnici) dipende esclusivamente dalla contrattazione integrativa aziendale. A volere chiarire la circostanza è il responsabile dell’Anao-Assomed, Antonio Saragò.
Secondo il sindacalista che rappresenta i medici in attività presso l’Azienda sanitaria provinciale di Crotone ci sarebbe stato un errore da parte di coloro che hanno partecipato alla contrattazione integrativa aziendale. L’errore sarebbe stato quello di avere approvato la proposta di 9 buoni pasto mensili (delibera n.604/2025). Saragò sottolinea che la legge riconosce un buono pasto ogni sei ore di attività.
Se fosse applicata la legge, un medico dovrebbe avere sino a cinque buoni pasto a settimana. La legge spesso non si applica per un fatto di buon senso e di disponibilità economica da parte dell’Azienda. A prevalere, oltre al buon senso, è la contrattazione. Azienda e sindacati si siedono ad un tavolo e regolamenti alla mano iniziano una trattativa.
Il tavolo del comparto infermieri, Oss, tecnici ha chiuso l’accordo sul riconoscimento di nove buoni pasto, i medici hanno invece raggiunto l’accordo per dodici buoni pasto mensili. Non c’è, secondo l’Anaao una “differenza ingiustificata di trattamento”, come sostiene il sindacato Nursind. In ogni caso “i medici non hanno gli stessi problemi dei lavoratori del Comparto”. “Fermo restando la carenza di personale spesso e volentieri capita di entrare in sala operatoria sapendo l’orario di entrata e non quello di uscita”.
I lavoratori del Comparto quando terminano il turno di lavoro c’è sempre chi li sostituisce. La stessa cosa non si può dire per i dirigenti medici, soprattutto da quando i concorsi che vengono banditi si chiudono senza partecipanti o, comunque, con un numero di medici inferiore a quelli previsti da bando. Secondo Saragò “il riconoscimento dei tre buoni pasto in più al mese è avvenuto proprio perché i medici non hanno turni di lavoro standardizzati”.
Prima della contrattazione chiusa con il riconoscimento di 12 buoni pasto mensili il trattamento non era uguale per tutti i medici: ad alcuni venivano dati otto e ad altri dodici buoni. Sempre secondo il sindacalista dei medici quello sollevato dal sindacato del Comparto non dovrebbe essere un problema, perché l’Asp, ancor prima che uscisse la loro nota di protesta, aveva maturato l’orientamento a portare a 12 anche i buoni pasto da riconoscere ai lavoratori del Comparto.


