L'arte bianca
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Crotone. La situazione della Psichiatria dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Crotone torna al centro dell’attenzione per la grave carenza di specialisti e per le conseguenze che una progressiva riduzione degli organici potrebbe determinare sulla continuità dell’assistenza. A intervenire è Romano Pesavento, presidente del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che richiama le istituzioni sulla necessità di affrontare la questione non più come un’emergenza temporanea, ma come un problema strutturale di tutela del diritto alla salute.
Secondo Pesavento, il punto centrale non riguarda soltanto il numero dei medici mancanti. La difficoltà di garantire una presenza specialistica adeguata, soprattutto in un settore delicato come quello della salute mentale, rischia infatti di produrre conseguenze dirette sui pazienti, sulle loro famiglie e sugli stessi professionisti chiamati a mantenere operativo il servizio in condizioni sempre più complesse.
«Quando la carenza di personale comincia a incidere sulla possibilità di assicurare continuità e tempestività delle cure, non siamo più davanti a una semplice questione di organizzazione sanitaria. Siamo davanti a un problema che riguarda l’effettività di un diritto fondamentale», sottolinea Pesavento.
La preoccupazione riguarda in particolare la capacità del territorio crotonese di attrarre e trattenere specialisti. Le procedure di reclutamento avviate rappresentano una risposta necessaria, ma per il presidente del CNDDU il vero nodo è riuscire a trasformare i posti disponibili in presenze professionali stabili. Continuare a intervenire attraverso soluzioni temporanee, senza incidere sulle cause che rendono alcune sedi meno attrattive, rischia di alimentare una situazione nella quale la carenza di personale produce carichi di lavoro maggiori e questi, a loro volta, rendono ancora più difficile trattenere i medici.
Per Pesavento è quindi necessario superare una gestione fondata sull’emergenza permanente. La programmazione degli organici dovrebbe consentire di anticipare pensionamenti, trasferimenti, aspettative e altre situazioni prevedibili, evitando di intervenire soltanto quando il servizio raggiunge livelli critici.
Particolare attenzione viene richiamata anche sulla condizione dei professionisti attualmente impegnati nell’assistenza. «Non possiamo pensare che la tenuta di un servizio pubblico essenziale dipenda indefinitamente dalla disponibilità e dal sacrificio personale dei pochi medici rimasti. Proteggere le condizioni di lavoro degli operatori significa proteggere anche la qualità delle cure offerte ai cittadini», osserva il presidente del CNDDU.
La vicenda assume inoltre una rilevanza che supera i confini della provincia. Per Pesavento, infatti, la salute mentale rappresenta uno dei terreni sui quali si misura concretamente l’uguaglianza nell’accesso al Servizio sanitario nazionale. Quando la mancanza di specialisti costringe un paziente o la sua famiglia a cercare assistenza lontano dal proprio territorio, la distanza geografica può diventare anche una barriera economica e sociale.
Il richiamo è all’articolo 32 della Costituzione e alla necessità che la tutela della salute non rimanga un principio formalmente riconosciuto ma difficile da esercitare nella vita quotidiana. La questione diventa ancora più delicata nell’ambito psichiatrico, dove continuità terapeutica, prossimità dei servizi e stabilità della relazione con i professionisti costituiscono elementi essenziali del percorso di cura.
Da qui la richiesta di un maggiore coordinamento tra Regione Calabria, Azienda Zero, ASP di Crotone e sistema universitario, affinché alle misure necessarie per affrontare l’attuale carenza di personale si accompagni una strategia capace di rendere il territorio maggiormente attrattivo per gli specialisti e di rafforzare stabilmente la rete della salute mentale.
«Crotone non può abituarsi all’idea che per ottenere un servizio sanitario essenziale sia necessario rivolgersi altrove, né le famiglie possono essere chiamate a compensare con sacrifici personali ed economici le difficoltà del sistema», afferma Pesavento.
Per il presidente del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, la questione richiede dunque risposte concrete e verificabili, evitando che la salute mentale torni al centro dell’attenzione pubblica soltanto quando un servizio arriva vicino al punto di rottura.
«La responsabilità delle istituzioni – conclude Romano Pesavento – non consiste soltanto nell’intervenire quando l’emergenza è ormai evidente, ma nel creare le condizioni perché quella soglia non venga mai raggiunta. Senza continuità, personale e prossimità delle cure, il diritto alla salute rischia di diventare soltanto una promessa».

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