Asse con i clan di Cutro, Isola e Reggio: maxi confisca per i Lobello
L’inchiesta «Coccodrillo» svela i legami tra gli imprenditori ed i boss Grande Aracri, Arena e Mazzagatti. Sigilli definitivi della Finanza a società, immobili e impianti per 162 milioni
CATANZARO Un asse criminale capace di saldare gli interessi dei clan di Cutro, Isola Capo Rizzuto e Reggio Calabria per blindare un impero economico ed azzerare ogni concorrenza. C’è il patto di ferro con i vertici della ’ndrangheta al centro del provvedimento con cui la Guardia di Finanza di Catanzaro, su delega della Dda, ha posto i sigilli definitivi ad un patrimonio da oltre 162 milioni di euro riconducibile agli imprenditori Antonio, Giuseppe e Daniele Lobello.
Già condannati in via definitiva a pene fino a 8 anni e 10 mesi di reclusione al termine del processo scaturito dall’inchiesta «Coccodrillo», i tre avevano trasformato le proprie aziende nel braccio economico delle cosche: dai Grande Aracri agli Arena, passando per i Mazzagatti di Oppido Mamertina.
I summit di ’ndrangheta nei cantieri e il controllo degli appalti
Le indagini del Nucleo di Polizia economico-finanziaria hanno svelato come questa stretta contiguità garantisse alle società dei Lobello una posizione di monopolio nelle forniture di calcestruzzo e nei principali appalti edili pubblici e privati, mettendole al riparo da qualsiasi richiesta estorsiva. L’ingerenza dei clan era talmente radicata che, già durante i lavori di ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, gli investigatori avevano documentato la celebrazione di un vero e proprio summit interprovinciale di ’ndrangheta direttamente all’interno di un cantiere dell’impresa.
Il tesoro schermato tra prestanome e società a Firenze
I successivi accertamenti patrimoniali condotti dagli specialisti del Gico hanno spazzato via la fitta rete di prestanome, consorzi e schermature societarie utilizzate per occultare una sproporzione enorme tra i redditi dichiarati ed il valore effettivo delle attività. La confisca definitiva ha colpito decine di fabbricati e numerosi appezzamenti di terreno dislocati in Calabria, oltre alle quote azionarie ed agli asset di diverse imprese attive nell’edilizia pubblica e privata con sedi a Catanzaro ed a Firenze. Tra i beni requisiti figurano anche lo storico impianto per la produzione di calcestruzzo di Catanzaro, il parco automezzi, i complessi aziendali ed i relativi rapporti finanziari».


