Crotone e il mistero dell'amuleto egizio: la stele negata alla comunità
Tra scavi, furti e leggende, il cippo magico di Horo sui coccodrilli ritrovato negli anni Settanta resta un simbolo per l'archeologia crotonese ma del tutto inaccessibile
CROTONE Crotone è una città che non smette di sorprendere. Ogni volta che il terreno si apre, affiora un frammento di passato capace di cambiare la percezione del presente. Tra questi frammenti, uno dei più affascinanti è un piccolo cippo egizio in basalto, raffigurante Horo bambino sui coccodrilli: un oggetto che, dagli scavi degli anni Settanta, ha attraversato vicende incredibili, diventando simbolo della complessità e della ricchezza dell'archeologia crotonese.
Un oggetto inatteso nel cuore della città
Tra il 1974 e il 1976, durante le indagini archeologiche nell'area di Palazzo Messinetti, emerse una stele egizia perfettamente conservata, scolpita con cura e ricoperta di iscrizioni su ogni lato. Si trattava di un cippo magico, appartenente alla tradizione dei talismani protettivi dell'Egitto tardo: un reperto raro, sorprendente, e perfettamente coerente con la vocazione mediterranea della città achea, da sempre crocevia di rotte, culti e simboli provenienti dall'Oriente. Secondo alcune ricostruzioni topografiche, l'area a nord dello Stadio nei pressi dell'attuale Rotonda della Barca potrebbe aver ospitato un piccolo luogo di culto egizio, forse dedicato a Iside o a Horo. Un'ipotesi che rende il ritrovamento ancora più significativo.
La vicenda del cippo: tra abbandono, furto e ritorni inattesi
La storia dell'amuleto è degna di un romanzo. Dopo il ritrovamento, il cippo venne incredibilmente abbandonato tra i materiali di risulta vicino all'ospedale civile. Fu Ferruccio Carcea a riconoscerne l'importanza e a salvarlo. Poco dopo, però, il reperto scomparve: rubato, nascosto, dimenticato. Per anni non se ne seppe più nulla, finché ricomparve a Milano, nella Civica Raccolta Egizia del Castello Sforzesco, catalogato come oggetto di provenienza ignota. Ed è qui che entra in scena il contributo fondamentale dell'architetto Tommaso Tedesco, allora ispettore onorario della Soprintendenza della Calabria. Tedesco ricostruì l'intera vicenda con rigore e passione, pubblicando due articoli nel 1993 e nel 2010 sulle pagine de "Il Crotonese".
In quei testi, corredati da fotografie decisive per certificare la provenienza crotoniate del reperto, l'architetto descrive: gli episodi legati al ritrovamento, le circostanze del furto, il passaggio nelle mani dell'antiquario milanese Golia, e l'ingresso del cippo nella collezione del Castello Sforzesco.

La foto-articolo che documenta l'acquisto del reperto nel 1983 e la lunga attesa del suo ritorno è oggi una fonte storica imprescindibile. Grazie alla segnalazione del dottor Spadea, i carabinieri del nucleo Tutela patrimonio artistico avviarono le indagini. Nel 2011 il cippo fu individuato e nel 2012 tornò finalmente a Crotone, entrando nel Museo archeologico nazionale con il numero 7816/M».
Tra storia e memoria: la «maledizione» di Horo
Accanto ai fatti documentati, circola una memoria orale che aggiunge un velo di mistero alla vicenda. Alcuni testimoni degli scavi raccontano che chi toccò l'amuleto sarebbe stato colpito da una serie di lutti improvvisi.
Sono testimonianze non verificabili, ma ancora vive tra chi partecipò a quelle operazioni. Suggestione? Coincidenze? O il riflesso di un antico timore legato alla natura magica del cippo? Qualunque sia la risposta, queste narrazioni contribuiscono a rendere il reperto un elemento unico dell'immaginario crotonese.
L'analisi scientifica: il giudizio dell'egittologa Loredana Sist
L'archeologa ed egittologa Loredana Sist ha dedicato un approfondito studio ai cippi di «Horo sui coccodrilli», includendo anche l'esemplare crotonese. La studiosa ne ha riconosciuto: la qualità della lavorazione in basalto scuro, la completezza delle iscrizioni, la coerenza iconografica con i talismani dell'Egitto tardo, la figura di Horo bambino con treccia dell'infanzia, la funzione apotropaica contro animali pericolosi. Sist ha inoltre evidenziato alcuni tratti peculiari del cippo crotonese, come la resa delle pieghe del collo e del torace, e un amuleto al collo di Horo - forse un bjt non attestato in altri esemplari noti.
Il confronto con la Stele di Metternich
La Stele di Metternich, conservata al Metropolitan Museum di New York, è il modello più celebre di questa tipologia. Il cippo crotonese, pur più piccolo, condivide con essa: la presenza di iscrizioni su tutte le superfici, la figura di Horo bambino sui coccodrilli, le formule magiche di protezione. La differenza sostanziale è nella funzione: la Stele di Metternich è un monumento templare; il cippo di Crotone è un talismano personale. Un oggetto che porta la magia egizia nel cuore della Magna Grecia.
La città che chiede di essere ascoltata
Oggi, mentre gli scavi si concentrano su aree periferiche o scelte per comodità, il centro di Crotone dove l'amuleto venne alla luce resta inspiegabilmente trascurato. Eppure, proprio lì, nei pressi di Piazza Mantegna, le indagini geofisiche avevano già rivelato strutture e reperti di grande interesse. La città continua a parlare, ma non sempre viene ascoltata. È tempo di tornare nei luoghi dove la storia ha già mostrato la sua voce.
È tempo di fare archeologia autentica, non archeologia di superficie. Crotone merita di conoscere ciò che la sua terra custodisce.



