Crotone e il "cortocircuito" sui bimbi: culle piene e servizi carenti
Nella provincia calabrese la natalità resiste grazie a reti familiari fortissime, ma il welfare locale e il sistema scolastico ne penalizzano la crescita e il futuro
CROTONE Nella provincia di Crotone nascono ancora figli. Ma i luoghi per farli crescere continuano a mancare. Nel nostro Paese vi sono territori che smettono di fare figli perché hanno smesso di credere nel futuro. Ve ne sono altri che continuano a metterli al mondo pur avendo difficoltà a costruire il loro domani. La provincia di Crotone appartiene a questa seconda categoria.
L'indagine del Sole 24 Ore
L'indagine sulla Qualità della Vita dei Bambini del Sole 24 Ore-Lab24 racconta una realtà che sfugge alle letture semplicistiche. Da una parte emerge una società che continua a credere nella famiglia, nei legami e nella natalità. Dall'altra si manifesta una preoccupante carenza di servizi, strutture educative, spazi pubblici e investimenti destinati all'infanzia.
Una natalità in controtendenza
Cominciamo dalla natalità. La provincia di Crotone occupa il tredicesimo posto nazionale in uno degli indicatori demografici più significativi dell'indagine. Il territorio continua a distinguersi per la giovane età delle madri al primo figlio e per una natalità relativamente elevata rispetto al resto del Paese.
In un'Italia caratterizzata da un progressivo invecchiamento e dal costante calo delle nascite, Crotone mantiene una delle età medie al parto più basse d'Italia. Significa che la famiglia conserva ancora una funzione sociale, che il figlio continua a essere considerato un bene collettivo e non soltanto una scelta individuale e soprattutto che il territorio continua a manifestare una fiducia nel futuro che altrove si è ormai attenuata.
Il primato della rete familiare
Ancora più significativo appare il dato relativo ai parenti sui quali poter contare. La provincia di Crotone è al primo posto in Italia. Il 93,6 per cento dei cittadini dichiara di avere una rete familiare di sostegno. Nonni, zii, parenti e vicinato continuano a rappresentare una forma di protezione sociale che altrove si è progressivamente indebolita.
Il welfare che manca e il nodo degli asili nido
La forza delle famiglie è un bene comunitario prezioso, peccato che non trovi corrispondenza nella forza dei servizi. La copertura degli asili nido colloca la provincia nelle ultime posizioni nazionali. I bambini che usufruiscono dei servizi comunali per l'infanzia sono molto meno della media italiana. È evidente che la rete familiare compensa ciò che il welfare non riesce a garantire.
Scuola: l'illusione dell'accesso iniziale
Anche la scuola presenta luci e ombre. La partecipazione alla scuola dell'infanzia risulta elevata. Le famiglie continuano a credere nel valore dell'istruzione e accompagnano i bambini verso il percorso scolastico. Tuttavia i risultati che emergono negli anni successivi destano una seria preoccupazione.
L'ultimo posto per competenze alfabetiche e numeriche
La provincia di Crotone occupa l'ultimo posto nazionale per competenze numeriche e per competenze alfabetiche. È un dato estremamente preoccupante. Questi indicatori, elaborati sulla base delle prove standardizzate nazionali, misurano la quota di studenti che non raggiunge i livelli minimi di apprendimento richiesti.
Le competenze alfabetiche riguardano la capacità di leggere, comprendere un testo e comunicare efficacemente in forma scritta. Le competenze numeriche misurano invece le abilità matematiche, logiche e di problem solving di base.
L'allarme sulla povertà educativa
I dati non valutano soltanto i singoli studenti, ma la capacità complessiva del sistema educativo di fornire strumenti adeguati alle nuove generazioni. Secondo l'indagine, in sintesi, i bambini vanno a scuola. Ma la scuola fatica a produrre apprendimento.
Il problema, quindi, non è l'accesso all'istruzione. Il problema è la qualità degli strumenti educativi che il sistema riesce a offrire. Si tratta di dati che dovrebbero interrogare la politica e l'intera comunità. Si tratta di una povertà educativa che si manifesta durante l'infanzia e rischia di accompagnare i ragazzi lungo tutto il percorso della vita.
Strutture carenti: non solo aule
Anche gli edifici scolastici mostrano evidenti limiti. Le mense sono presenti in una percentuale molto bassa di scuole. Le palestre risultano largamente insufficienti. I giardini scolastici sono pochi.
Eppure una scuola non è fatta soltanto di aule. Mense, palestre e giardini educano. Sono i luoghi nei quali i bambini giocano, mangiano, si incontrano e fanno sport. Sono parte integrante del processo formativo.
Lo sport negato e città a misura di adulto
Anche l'indice che misura il rapporto tra sport e infanzia colloca il territorio nelle ultime posizioni nazionali. I nostri territori sembrano spesso progettati dagli adulti e per gli adulti. Luoghi nei quali i bambini trovano poco spazio.
L'indagine del Sole 24 Ore fa emergere le contraddizioni: non mancano famiglia e comunità, mancano luoghi e servizi. Non manca il desiderio di avere figli. Mancano le condizioni pubbliche che dovrebbero accompagnarne la crescita.
L'opportunità dei fondi Pnrr
Vi è tuttavia un elemento che merita attenzione. I finanziamenti del Pnrr destinati all'istruzione collocano la provincia tra le prime venti d'Italia. Le risorse dunque esistono. La domanda riguarda la capacità di trasformarle in asili, scuole, palestre, mense, spazi pubblici e servizi educativi. In altre parole, la capacità di trasformare le risorse in diritti.
Spesa sociale ai minimi storici
Emblematico è il dato relativo alla spesa sociale per famiglie e minori. L'indicatore misura la spesa pro capite sostenuta dai Comuni per servizi sociali, sostegno economico alle famiglie, interventi per i minori e servizi educativi, compresi gli asili nido.
La provincia di Crotone si colloca al 105° posto su 107 province italiane, con un valore pari a 96 euro pro capite. È un dato che evidenzia una capacità di intervento pubblico estremamente limitata e segnala la debolezza dei sistemi locali di welfare.
Un futuro da restituire ai bambini
In altre parole, mentre le famiglie continuano a svolgere una funzione di protezione sociale, le istituzioni investono molto meno rispetto alla maggior parte dei territori italiani. Le istituzioni faticano a costruire servizi adeguati. Faticano a costruire i luoghi nei quali quei bambini possano diventare cittadini.
Nella provincia crotonese si continua a fare figli, demonstrating fiducia nel futuro, mentre la società non investe nell'infanzia e rischia di tradire quella stessa fiducia. La politica dovrebbe forse ripartire proprio da qui, consentendo ai figli che nascono di avere spazi nei quali immaginare la propria vita. Si tratta, in fondo, di una questione di rispetto.

