L'arte bianca
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CROTONE Era già tutto previsto, o si annida una nuova strategia di Eni rewind dietro lo stop comunicato lo scorso 9 gennaio delle operazioni di bonifica (causa presenza Tenorm) nelle discarica fronte mare ex Armeria del Sin di Crotone? 

Gli scavi, com'è noto, sono poi ripresi il 26 gennaio scorso, su ordine del Mase che, a sua volta, aveva fatto fede su quanto scritto in una relazione depositata dall'Arpacal il 21 gennaio precedente.

La relazione Arpacal e i parametri di Eni rewind

In questa relazione, l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente in Calabria smentisce quanto invece rilevato dagli operatori a servizio di Eni Rewind lo scorso 8 gennaio. A seguito, infatti, di un campionamento effettuato da parte di questi in una cella della discarica “ex Armeria” e alla sua successiva analisi spettrometrica, avevano registrato preoccupanti livelli radiometrici, anomali, dovuti alla presenza di meta silicati fosforici. 

Parametri tali, secondo Eni, tali da far scattare le misure previste dal decreto legislativo numero 101 del 2020 recante “Norme di protezione contro pericoli da radiazioni ionizzanti”. 

E invece secondo Arpacal era già stato tutto cristallizzato nelle caratterizzazioni del 2017 che, restituivano valori sì al di sopra della norma, ma non tali da far scattare l'allarme rosso per la radioattività. Ma andiamo con ordine secondo quanto scritto nella relazione depositata da Arpacal lo scorso 21 gennaio al ministero dell'Ambiente.

L'agenzia regionale riferisce in premessa che, lo scorso 15 gennaio, i tecnici del laboratorio fisico e del dipartimento dell'Arpacal, hanno svolto «un'attività di prevenzione e controllo del rischio radiometrico nella discarica Ex Armeria, Sin Crotone, dove è in atto la fase di rimozione dei rifiuti pericolosi, già caratterizzati nelle campagne di carotaggio del 2017» e che, a tal fine, «sono stati effettuate delle osservazioni di tipo campali con strumentazione idonea per la verifica dei livelli di radioattività ambientale».

 

I prelievi congiunti nella discarica ex Armeria 

«Di particolare interesse – definisce Arpalcal –, una delle celle della discarica, ricadente in un intorno più o meno grande del punto di carotaggio della precedente caratterizzazione, denominato “Dpso2b”, in un raggio di 10 metri dallo stesso». 

È proprio in questa parte della discarica che gli operatori a servizio di Eni Rewind hanno registrato «preoccupanti livelli radiometrici anomali» e, così in autonomia, «hanno prelevato alcuni campioni e li hanno sottoposti ad un'analisi spettrometrica».

Dalle informazioni raccolte dai tecnici Arpacal, il campionamento effettuato da Eni il 9 gennaio precedente aveva interessato «sia la stratificazione completa e composita di meta silicati e argilla (o materiale radiologicamente insignificante) così come, si presenta, il materiale da campionare» e «sia un campione formato soltanto da meta silicati fosforici, che come è noto (...) abitualmente le concentrazioni di attività specifica (Bq/kg) potrebbero superare i livelli di riferimento previsti dalla tabella 11–2 dell'allegato II del decreto legislativo n.101/2020 ss.mm. e. ii».

Sulla scorta di ciò, circa una settimana dopo, è stata avviata una verifica campale e sono stati prelevati congiuntamente da Arpacal ed Eni Rewind un campione composito da analizzare per verificare il livello di concentrazione di attività radiometrica presente e valutare eventuale classificazione del rifiuto dal punto di vista radiometrico.

Nessuna novità per Arpacal la presenza di meta silicati

Nelle foto allegate alla relazione viene immortalata anche la fase del prelievo congiunto di un campione di suolo superficiale e potenzialmente contaminato, rappresentativo di una cella di dimensioni pari a 5 metri quadrati per 0,4 metri di profondità che è sospettata di contenere un strato di meta silicati fosforici.

«Come è noto – precisa Arpacal – la presenza di meta silicati con un livello di radioattività ambientale rappresenta una condizione necessaria ma non sufficiente per l'applicazione del d.lgs. n.101/2020».

Ed è proprio qui che le segnalazioni di Eni nel merito fanno acqua da tutte le parti. Perché sempre secondo quanto scritto da Arpacal nella relazione «il ritrovamento dei meta silicati nella discarica Ex Armenia, testimonia l'efficacia dei sistemi di controllo radiometrici prescritti in fase di caratterizzazione delle operazioni di rimozione dei rifiuti e ancora prima, le modalità delle caratterizzazioni del 2017».

Non c'è per Arpacal, nessuna novità nel merito, anzi era già stato tutto previsto. «I campioni di suolo sottoposti a spettrometria gamma – ricorda l'Agenzia regionale – confermarono la presenza di Tenorm, ma sotto i livelli di riferimento delle norme tecniche e giuridiche del tempo». Livelli quindi non tali da far scattale il decreto di sicurezza previsti dallo Stato italiano.

Il rilevamento conferma le caratterizzazioni del 2017

Arpacal sottolinea quindi che «durante il sopralluogo è stato accertato che: la discarica non ospita allo stato nessuna attività; ogni parte scavata è ricoperta da teli di polimero spesso; lo stato di provvisorietà osservato non esalta alcun rischio per la popolazione e per i lavoratori». Da qui anche la decisione del Mase di intimare a Eni la ripresa dei lavori di scavo.

I valori di radioattività ambientale più significativi registrati nei punti di interesse lo scorso 15 gennaio sono risultati essere «quasi 2,5 volte il fondo registrato in prossimità del cancello di ingresso alla discarica e rispetto a quello della città di Crotone» e inoltre «la presenza di meta silicati nello strato interessato della discarica oltre ad essere noto come risulta dalla citata caratterizzazione si osserva anche visivamente».

In conclusione, Arpacal certifica che, durante la giornata di prelievi del 15 gennaio scorso, si è appurato il «ritrovamento di un hot–spot già a partire dagli elementi acquisiti preliminarmente» ma conferma di fatto ciò che «era stato già individuato nel 2017».

«L'analisi sulle aliquote congiunte e non su altro – conclude Arpacal –, potrà riferire se i rifiuti campionati ricadono nel campo di applicazione del decreto n.101/2020 ss.mm. e .iii».

 


 

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