Antica Kroton, Antonio Manica: «È uno sperpero di risorse pubbliche»
Controreplica del consigliere di minoranza al movimento crescere sul mega progetto: «Le definizioni di "bluff" e "farlocco" non sono propaganda, ma sintesi fattuale della gestione»
CROTONE Riceviamo e pubblichiamo integralmente la replica del consigliere di minoranza, Antonio Manica, al comunicato del movimento “Crescere”.
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In replica al comunicato del movimento civico "Crescere" relativo al progetto Antica Kroton, si osserva come la risposta fornita, lungi dal confutare le critiche sollevate, si limiti a un mero elenco di interventi, date e importi, confermando nei fatti la fondatezza delle censure mosse.
La replica appare come un vacuo esercizio burocratico e propagandistico che elude sistematicamente il merito delle questioni politiche, strategiche e di metodo sollevate, dimostrando l'incapacità dell'amministrazione di difendere le proprie scelte nel merito.
Ma procediamo ad un’Analisi Puntuale della Replica di "Crescere".
La mancanza di una visione strategica e la frammentazione degli interventi
Il comunicato di "Crescere" elenca una serie di lavori asseritamene realizzati o in corso, come gli scavi in località Acquabona, gli interventi nell'area dello Stadio e del Parco Pignera, e il recupero dei camminamenti del castello.
Tale elencazione, tuttavia, non risponde alla critica fondamentale mossa, ovvero quella di una gestione caratterizzata da una "frammentazione degli interventi" e da fondi "spesi senza una logica complessiva".
Un elenco di cantieri aperti non costituisce una strategia.
La critica originale verteva proprio sull'assenza di una visione integrata, come dimostrano casi emblematici quali:
- Lo stadio: smantellato frettolosamente senza una chiara prospettiva progettuale;
- L'edificio ex scuola San Francesco: ristrutturato prima della necessaria bonifica dell'area circostante, con conseguente allungamento dei tempi.
- Il castello: oggetto di lavori che, anziché riqualificare, rischiano di deturpare un simbolo storico della città.
La replica di "Crescere" non offre alcuna giustificazione sulla logica che ha guidato queste scelte, limitandosi a confermare l'avanzamento di lavori la cui coerenza strategica e il cui contributo a una "valorizzazione integrata del patrimonio cittadino" restano del tutto indimostrati.
La questione irrisolta degli scavi archeologici
Il punto centrale della critica riguardava la scelta di non concentrare le indagini archeologiche "nelle aree di maggiore potenziale scientifico, quali centro storico e quartiere nord di Crotone".
La replica di "Crescere", menzionando il completamento degli scavi in "località Acquabona" e l'ultimazione di quelli in "località Dominitina", di fatto conferma la critica.
Queste aree, per quanto possano avere un interesse, non rappresentano il cuore della ricerca sull'antica Kroton.
La scelta di operare in siffatti contesti anziché affrontare le aree centrali e il quartiere settentrionale avvalora il sospetto che si sia voluto "aggirare i nodi veri, facendo finta di scavare".
La replica, quindi, non smentisce ma, al contrario, rafforza il dubbio sulla serietà scientifica del progetto, che sembra eludere i contesti più complessi e promettenti per i quali il finanziamento era stato concesso.
Il silenzio sulla governance: la "consorteria" e l'esclusione del territorio
Una delle accuse più gravi mosse riguardava il modello di governance del progetto, definito come un "sistema chiuso e autoreferenziale, una consorteria in cui tutto si è consumato dentro un piccolo 'orticello”.
Si denunciava la totale esclusione di studiosi indipendenti, associazioni culturali, professionalità locali e della cittadinanza. Su questo punto, la replica di "Crescere" è caratterizzata da un silenzio.
Non una parola viene spesa per difendere il modello gestionale adottato, per dimostrare il coinvolgimento del territorio o per smentire l'opacità delle scelte.
Questo silenzio non può essere interpretato se non come un'ammissione di colpa.
L'amministrazione si dimostra incapace di giustificare perché un progetto che doveva essere "collettivo e partecipato" si sia trasformato in un'iniziativa "esclusiva e opaca", gestita da una cerchia ristretta.
Formazione e Urban center: l'autocelebrazione a spese pubbliche
Analogamente, la replica ignora completamente le critiche relative all'Urban center e alla formazione. L'Urban center era stato definito una "vetrina elitaria, funzionale non alla città ma a logiche di autocelebrazione".
La gestione dei corsi di formazione era stata criticata per aver deliberatamente escluso l'Università di Architettura di Reggio Calabria, unica istituzione pubblica regionale con competenze specifiche, a favore di "figure esterne di fama ('archistar')" selezionate senza trasparenza.
L'assenza di qualsiasi contro-argomentazione su questi temi conferma che:
- L'Urban Center è stato svuotato del suo ruolo pubblico.
- La formazione non ha avuto l'obiettivo di creare competenze locali durature, ma di "produrre titoli, visibilità e curriculum per pochi eletti".
- L'esclusione del sistema universitario regionale è stata una "precisa volontà di tenere fuori", preferendo "circuiti ristretti, relazioni personali e carriere individuali".
Conclusioni
In definitiva, la replica del movimento "Crescere" si rivela essere un maldestro tentativo di mascherare, dietro un elenco di dati contabili e burocratici, il vuoto di strategia, di visione scientifica e di partecipazione che caratterizza il progetto Antica Kroton.
Le definizioni di "bluff" e "farlocco" non sono propaganda, ma la sintesi fattuale di una gestione che, come dimostrato dalla stessa inconsistente replica, ha tradito le premesse del progetto. Le questioni fondamentali restano tutte senza risposta.
Il progetto continua a configurarsi non come un'opportunità di sviluppo, ma come uno "sperpero di risorse pubbliche" e il simbolo di una "gestione chiusa, inefficace e distante dalla città". La lista dei lavori in corso non è un attestato di successo, ma la prova documentale di un'azione amministrativa che privilegia l'apparenza alla sostanza e l'autocelebrazione all'interesse collettivo.
Uno stile mediocre e collaudato nella gestione dei fondi pubblici che il neonato movimento “Crescere” e il suo mentore hanno dimostrato di avere immediatamente recepito e inteso perpetuare nel solco di una consolidata tradizione politica della nostra città.
Antonio Manica Consigliere comunale

