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Le condizioni per far scattare l'operazione di ricerca e soccorso (Sar) la notte del naufragio del caicco Summer Love a Cutro c'erano tutte. E' quanto è stato ribadito nel corso dell'udienza del processo sui presunti ritardi nei soccorsi, in cui sono imputati sei militari tra Guardia di finanza e Capitaneria di porto per naufragio e omicidio colposo. A sostenerlo è stato l'ammiraglio Salvatore Carannante, consulente tecnico della Procura, nel controesame rispondendo alle domande del presidente del tribunale Alfonso Scibona, delle parti civili e delle difese.

Il nodo del "Law Enforcement" e il mancato coordinamento

Carannante ha chiarito che "non è mai stata presa in considerazione l'operazione Sar perché era stata dichiarata un'operazione di law enforcement, sulla scorta di un'ipotesi di evento di immigrazione clandestina". In questo scenario, è emersa una mancanza di coordinamento tra i corpi dello Stato, con la Guardia di finanza che non ha allertato la Capitaneria e viceversa. Il consulente ha sottolineato che "le motovedette della Guardia costiera potevano essere chiamate dalla Finanza per collaborazione. La CP 326 di Roccella, che aveva mare favorevole, sarebbe arrivata per tempo".

I malfunzionamenti tecnici e la gestione dei radar

Riguardo ai malfunzionamenti di bordo, l'ammiraglio ha spiegato che "quella sera non funzionava la termocamera dei radar; non sappiamo da quando fosse fuori uso. Quando c'è un'affidabilità bassa, il radar rimanda alla termocamera per la verifica del bersaglio: se non funziona, non posso effettuare la verifica. Se l'operatore radar avesse saputo fare il suo mestiere, avrebbe potuto valutare anche i segnali bassi guardando la termocamera che, però, non funzionava. Quindi si è fatto tutto alla buona".

La critica alla prassi della Finanza

Carannante ha inoltre contestato la rigida aderenza alla prassi della navigazione "di conserva" adottata dalla Finanza: "Quando c'è una situazione di emergenza, anche se non conosco le condizioni del mare, perché devo aspettare l'altra nave per uscire? Vero, loro non hanno chiamato né chiesto soccorso, ma fare una chiamata cosa mi costa? Chiedo se hanno difficoltà. Se la barca non mi risponde, posso pensare che anche la radio non funzioni. Allora mi preoccupo e avviso le navi che circolano in zona".

Il rifiuto della collaborazione con la Guardia Costiera

La notte tra il 25 ed il 26 febbraio la Guardia di finanza rifiutò la collaborazione della Guardia costiera per intercettare il caicco "Summer Love" che poi naufragò a Steccato di Cutro provocando la morte di 94 migranti. Carannante ha confermato che "dopo una prima comunicazione alle 23:36, i contatti tra i due corpi si sono interrotti fino a tragedia avvenuta" e poi, rispondendo all'avvocato Tiziano Saporito, ha chiarito che il rifiuto si evince dalle parole dell'ufficiale Lopresti: "'Per il momento è un'attività di polizia che stiamo gestendo noi'. Spanò gli offre collaborazione, dicendo che poteva avvisare Crotone e Roccella, e lui replica: 'Se abbiamo necessità vi ricontattiamo'. Non hanno mai più ricontattato".

Le posizioni dei vertici e le responsabilità di comando

Quanto alla posizione del colonnello Alberto Lippolis, Carannante ha detto che "quella sera era fuori servizio, ma poi entra in campo quando viene interpellato. Non ha accesso a dati in tempo reale perché non si trova in sala operativa e ha solo il telefonino come mezzo per essere informato". Rispondendo all'avvocato Cataliotti, il consulente ha sottolineato che "Le condizioni avverse le valuta e le decide solo ed esclusivamente il comandante dell'unità. Nessun altro può decidere diversamente. Lippolis non poteva dare ordini al pattugliatore Barbarisi perché non dipende da lui. Solo alle 3:20 gli viene comunicato che la motovedetta V5006 stava rientrando per condizioni meteo avverse".

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