L'arte bianca
L'arte bianca
L'arte bianca
L'arte bianca

CROTONE Riceviamo e pubblichiamo integralmente una lettera aperta delle consigliere regionali del M5s in Calabria, Elisabetta Barbuto e Elisa Scutellà, in merito alla triste vicenda del piccolo trasferito dal nosocomio di Crotone a una struttura di Napoli per l'assenza in Calabria di un broncoscopio pediatrico.

*****

Svegliarsi un sabato mattina come tanti e trovare su un giornale una storia allucinante come quella descritta dalla signora Crocco di Crotone in una lettera accorata sulla stampa, è veramente angosciante. Una storia che parte da Crotone ma che coinvolge tutta la Calabria e, per fortuna, si conclude positivamente però fuori regione. Per l'esattezza in Campania presso l'ospedale Santobono di Napoli. 
La storia inizia in maniera drammaticamente semplice. Un bimbo di 3 anni ingoia una arachide e inizia a perdere il respiro. La mamma ed il papà con il bimbo corrono in ospedale a Crotone, ma ancora non sanno che quella corsa sarà solo la prima di quella notte e soprattutto non sanno che si concluderà a Napoli.
Possiamo solo immaginare, grazie alle parole della signora, quelle ore e la disperazione dei genitori che hanno rischiato di perdere il loro bambino e solo perché a Crotone, Catanzaro e Cosenza non esiste o non funziona il broncoscopio pediatrico con il quale probabilmente la situazione avrebbe trovato una soluzione più tempestiva e meno traumatizzante per tutti i protagonisti, loro malgrado, della vicenda. Possiamo solo immaginare la corsa in ambulanza verso Napoli dove un lieto fine certifica, ancora una volta, il fallimento della sanità calabrese di cui era imminente la fine del Commissariamento, come annunciato trionfalmente appena qualche tempo fa, e che invece continua a percorrere una strada a notte fonda come l'ambulanza verso Napoli. 
Ed il pensiero vola alla piccola Ginevra di Mesoraca che qualche anno fa non ebbe la stessa fortuna. Colpita da Covid morì in 48 ore presso il Bambino Gesù di Roma a causa della mancanza in Calabria della terapia intensiva in età pediatrica. 
Il suo caso commosse l'Italia intera ed il presidente della sezione Calabria della Società italiana di pediatria, allo scopo di scongiurare per sempre casi simili, evidenziò la necessità di dotare urgentemente la nostra regione di un piano organico per la gestione dell'emergenza urgenza in età pediatrica e della attivazione di una unità operativa complessa di terapia intensiva pediatrica regionale. 
Sono passati tre anni dal 2022. Ma il problema persiste evidentemente. Perché nessuno degli ospedali calabresi è ancora in grado di gestire una situazione emergenziale pediatrica come quella descritta dalla signora Crocco? Perché i sanitari che, secondo la signora, si sono attivati tempestivamente e generosamente non sono messi nelle condizioni di espletare la loro attività in maniera efficiente perché senza strumenti per intervenire? 
Nel riservare, pertanto, una interrogazione in merito continueremo a sottolineare tutte le carenze che ancora affliggono la nostra terra in ambito sanitario, e non solo, auspicando che vengano accolte le nostre istanze di cambiamento e di miglioramento nell'interesse della intera collettività.
Alla signor Crocco , al suo bambino, alla sua famiglia, giunga la nostra più ampia solidarietà per quanto vissuto ma anche la nostre felicitazioni per la positiva conclusione della vicenda. 
Con l'auspicio di non dovere mai più commentare storie come queste.
Elisabetta Barbuto e Elisa Scutellà - Consiglieri regionali M5s Calabria
 



 


 

Il Sistema sanitario calabrese messo in ginocchio da una nocciolina
Diffamazione, la Rai dovrà risarcire l'ex presidente Mario Oliverio