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CATANZARO Rigettate tutte e tre le istanze presentate dagli avvocati difensori dal Tribunale del Riesame di Catanzaro, per tre delle misure cautelari scattate nell'ambito dell'operazione “Teorema”. Si tratta di Fabio e Francesco Manica e Giacomo Combariati per i quali, lo scorso 29 aprile, era stata discussa la loro posizione davanti al collegio presieduto dal giudice Giuseppe Valea. Il Tdl di Catanzaro ha quindi confermato le misure cautelari decise dal Giudice delle indagini preliminari, Assunta Palumbo, lo scorso 17 aprile.

Le misure confermate e i prossimi passaggi legali

Restano dunque in carcere Fabio Manica e Giacomo Combariati, così come permane il divieto di dimora per l'avvocato Francesco Manica. Le motivazioni della decisione odierna verranno depositate dai giudici del Tdl entro 45 giorni. Solo allora sarà possibile per i legali di parte procedere con eventuali ricorsi in Cassazione. Non sono state ancora prese in esame, invece, le posizioni dei professionisti Luca Bisceglia e Rosaria Luchetta, i due coniugi agli arresti domiciliari, perché la richiesta di riesame dei loro legali è stata depositata successivamente. Il Tdl ha fissato per loro l'udienza a martedì prossimo.

Il collegio difensivo

Fabio Manica è difeso dagli avvocati Roberto Coscia e Francesco Gambardella, Giacomo Combariati dall'avvocato Domenico Rizzuto; mentre Francesco Manica ha affidato la sua posizione ai legali Gianluca Marino e Vincenzo Cardone.

L'indagine "Teorema" e il ruolo della Sinergyplus

Il gip Assunta Palumbo, lo scorso 17 aprile, aveva accolto la richiesta di misure cautelari per cinque dei 20 indagati, perché era «concreto e attuale il pericolo di inquinamento delle prove da acquisire». L'indagine condotta dalla Guardia di finanza, messa in campo dal procuratore della Repubblica di Crotone, Domenico Guarascio, e dal sostituto Rosaria Multari, aveva scoperchiato una presunta associazione che utilizzava il ruolo politico rivestito da Fabio Manica, quale vicepresidente della Provincia di Crotone, per incassare presunte mazzette attraverso la società Sinergyplus apparentemente gestita da Combariati, ma nei fatti utilizzata da Fabio Manica, nel ruolo di “socio occulto”.

Il presunto occultamento delle prove

Il gip Palumbo, nell'accogliere la richiesta, aveva tenuto conto del fatto che «in sede di espletamento delle attività di perquisizione» era stato rilevato «il trasferimento dalla sede della Sinergy allo studio legale di Francesco Manica, di fogli manoscritti, redatti in forma di contabilità con indicazione dei nomi di alcuni degli indagati». Le “carte”, infatti, nella prima fase dell'indagine, erano state individuate nella sede della Sinergyplus e, poi, spostate presso l'ufficio di Francesco Manica. Questo spostamento dei manoscritti dalla sede della società all'ufficio era stato valutato come un'operazione messa in campo per occultare le prove.

La tesi della difesa

Secondo quanto è stato possibile apprendere nella testimonianza resa oggi al Tribunale del riesame, i legali di Fabio Mancia avrebbero ammesso il suo ruolo di “socio occulto” della società Sinergyplus, ma avrebbero, invece, negato “il patto corruttivo”. Non si tratterebbe mazzette, ma semplicemente si tratterebbe di somme elargite per le attività professionali prestate. Avevano chiesto l'annullamento delle misure cautelari in quanto sarebbero venuti meno sia il pericolo di inquinamento delle prove che della reiterazione del reato. Soprattutto alla luce del fatto che dopo il clamore suscitato dall'inchiesta Fabio Manica si è dimesso da tutte le cariche: vicepresidente della Provincia, consigliere comunale e coordinatore cittadino di Forza Italia.

Il meccanismo della "tangente di ritorno"

Martedì prossimo, invece, sarà discussa dai giudici del Riesame la posizione di Luca Bisceglia e Rosaria Luchetta, altri due indagati sottoposti nello stesso frangente agli arresti domiciliari. Secondo quanto sostengono gli inquirenti al vertice dell'associazione ci sarebbe stato Fabio Manica che insieme a liberi professionisti, ingegneri, architetti e commercialisti, imprenditori e qualche congiunto, come il fratello avvocato e la cognata, avrebbero pilotato appalti della Provincia in cambio di denaro. Per questo sono accusati, a vario titolo, di corruzione, frode in pubbliche forniture, truffa, falso.

Il meccanismo escogitato dal sodalizio - secondo quanto emerso dalle indagini delle fiamme gialle - prevedeva che Manica e i suoi più stretti collaboratori, come l'ingegnere Giacomo Combariati, decidessero a tavolino a quali professionisti affidare gli appalti, tutti per importi sotto soglia e quindi diretti, successivamente il denaro incassato da professionisti e imprese per eseguire i lavori veniva parzialmente girato sul conto di una società, la Sinergyplus srl, intestata a Combariati ma di fatto gestita da Manica. Da lì, infine, il denaro sarebbe transitato sui conti personali dei sodali. Un meccanismo che gli inquirenti hanno ribattezzato "tangente di ritorno".

Gli appalti nel mirino e il sequestro dei beni

Gli appalti che Manica avrebbe pilotato verso liberi professionisti crotonesi hanno riguardato lavori negli istituti scolastici superiori Lucifero, Pitagora, Gravina, Filolao ma anche lavori presso i comuni di Isola Capo Rizzuto e Cirò Marina. Gli inquirenti hanno quantificato che Manica, in 36 mesi di attività illecita, avrebbe incassato oltre 103 mila euro. Inoltre ipotizzano che il vice presidente della Provincia utilizzava il denaro per viaggi in settimana bianca, l'acquisto di un'autovettura Bmw ma anche di vestiti, pagamento di polizze assicurative, pranzi e cene. Per questo le fiamme gialle hanno eseguito il sequestro preventivo di conti correnti, auto, beni aziendali e quote di cinque societa', di cui due con sede in Emilia Romagna, alcuni immobili, giacenze di denaro su rapporti bancari e autoveicoli per un valore di 400.000 euro.

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