L'arte bianca
L'arte bianca
affidato
affidato

CROTONE Riceviamo e pubblichiamo integralmente una lettera aperta dell'attivista crotonese, Pino Greco, relativa ai contenuti espressi nella relazione finale dalla Commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e illeciti ambientali in merito all'inchiesta effettuata sul Sin di Crotone. 

*****

Con la relazione finale della Commissione bicamerale di Inchiesta sul ciclo dei rifiuti e illeciti ambientali, anche questa puntata della vicenda Bonifica di Crotone ha trovato il suo epilogo. Ci saremmo aspettati un atto non diciamo coraggioso ma almeno più preciso.

Dopo la missione a Crotone e le ulteriori audizioni nella sede romana si è arrivati a certificare l’ovvio, ovvero che bisogna fare presto perché l’area è soggetta ad inquinamento e ci potrebbero essere maggiori insorgenze di patologie oncologiche.

Ma questo lo hanno già registrato le varie Conferenze dei servizi, soprattutto quella dell’ottobre 2019 che accoglieva all’unanimità le prescrizioni del Paur che stabiliva il conferimento dei veleni fuori dal territorio calabrese.

Si proprio quel Paur che il presidente della Commissione considerava irrazionale se non addirittura quasi un crimine, ignorando che il provvedimento era supportato da studi e dati tecnici certi e validati e non da fumose scelte di carattere politico.

Questo si evince leggendo i verbali delle sedute, quando in tono minaccioso si chiedeva chi fosse l’autore del Paur e quale logica l’avesse ispirata.

Oggi prendiamo atto che la Commissione ha cambiato idea e posizione, che ha finalmente compreso la necessità di quel provvedimento a tutela del territorio crotonese e dei suoi abitanti.

Riteniamo che decisiva sia stata l’audizione di colui che quelle prescrizioni le volute, difese, portate avanti con determinazione, ovvero l’allora presidente della Regione Calabria Mario Oliverio. Quantomeno la relazione toglie ulteriori falsi alibi all’Eni nella sua azione dilatoria. Ma ora occorre fare alcune precisazioni su questioni fondamentali per il corretto compimento della Bonifica.

Quando nella relazione leggiamo che “accelerare e promuovere” la realizzazione degli interventi e quasi ci si interroga su come fare, restiamo senza parole.

Si ricorda agli onorevoli membri della Commissione che lo strumento esiste già e si chiama “Commissario straordinario delegato per coordinare, accelerare e promuovere la realizzazione degli interventi di bonifica e riparazione del danno ambientale nel Sito contaminato di Interesse nazionale”.

La figura del Commissario è prevista dalla Legge 21 febbraio 2014 numero 9 che recepiva l’articolo 4-ter del Decreto Legge numero 145 nel quale si specificava che per quelle finalità sarebbero state “…Utilizzate le somme liquidate per il risarcimento del danno ambientale con sentenza del Tribunale di Milano n° 2536 del 28 febbraio 2012 passata in giudicato…” con cui Eni veniva condannata per il danno ambientale causato. Proprio così pregiatissimi onorevoli è l’Eni ad essere stata condannata come “soggetto inquinatorio”.

Invece di un’esortazione ci saremmo aspettati una forte presa di posizione per la nomina del nuovo Commissario. Sono passati circa 6 mesi dall’uscita di scena dal Generale Errigo e ancora tutto tace eppure questa è una nomina che viene fatta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

È venuto il momento di avere una figura con alte competenze, professionalità, conoscenza delle tematiche ambientali, e delle attività di bonifiche, che abbia rapporti con le Università italiane ed europee ma soprattutto rispettoso di un territorio che non merita bugie ed inganni. Basta con la nomina di militari, soprattutto dopo l’avventura del generale Errigo.

Infine è il momento di smetterla con la favoletta che il nuovo Regolamento europeo impedirà il conferimento dei rifiuti risultanti dalla Bonifica fuori dall’Italia. Tale aspetto è stato chiarito a seguito dell’interrogazione fatta dal parlamentare europeo Denis Nesci, che è doveroso ringraziare per il suo intervento, la cui articolata risposta non lascia ombra di dubbi. 

L’Unione europea ha chiarito che il nuovo Regolamento 2024/1157 non vieta le spedizioni transfrontaliere di rifiuti pericolosi destinate a discariche, ma garantisce condizioni più rigorose per garantire una gestione sicura e trasparente conforme agli standard europei. Chiudere una ferita aperta è questa la priorità senza ulteriori inganni e falsità.

Questo il territorio si sarebbe aspettato dalla relazione finale della Commissione che, è bene ricordarlo, è composta da parlamentari di Camera e Senato e quindi rappresentanti di tutte le forze politiche presenti in Parlamento. Esigiamo quindi attenzione, competenze senza propaganda, lealtà da parte di una politica troppo distratta e lontana. In questo caso non si può che dire “La montagna non è riuscita a partorire neanche il topolino”.
Pino Greco attivista crotonese

Spacciatrice in manette a Crotone: in casa aveva droga, soldi e bilancino
Amianto, "Cittadini liberi" diffida il Comune e si appella alla Procura