L'arte bianca
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affidato
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CROTONE Una famiglia stabile di delfini tursiopi (Tursiops truncatus), composta da circa 6–8 individui, frequenta da anni il bacino portuale di Crotone, con avvistamenti regolari soprattutto nelle ore dell’alba e del tramonto. I cetacei utilizzano l’area portuale come zona di alimentazione, sfruttando la concentrazione di banchi di pesce che si aggregano lungo le banchine. Le osservazioni evidenziano comportamenti di caccia cooperativa, con individui che coordinano i movimenti per massimizzare l’efficacia predatoria. Gli stessi esemplari vengono frequentemente avvistati anche all’esterno dell’imboccatura portuale, in attività trofica in mare aperto. I dati sono stati raccolti dai soci del Circolo per l’Ambiente Ibis Odv durante la campagna estiva di avvistamento e censimento cetacei, condotta a bordo dell’imbarcazione da ricerca scientifica Lady Anna S., che ha permesso un monitoraggio sistematico lungo la costa crotonese.

Il presidente del Circolo Ibis per l'ambiente, Girolamo Parretta

Dichiarazione del presidente del Circolo per l’ambiente Ibis Odv

«Il tursiope è un odontocete costiero altamente adattabile - spiega Girolamo Parretta, presidente del Circolo per l’ambiente Ibis Odv -, caratterizzato da una notevole plasticità ecologica e da strutture sociali complesse. I gruppi, come quello che osserviamo stabilmente a Crotone, possono essere residenti o semi-residenti e mostrano una forte fedeltà alle aree di alimentazione. La presenza continuativa nel porto suggerisce che questo ambiente rappresenti un habitat trofico favorevole, in cui i delfini trovano condizioni ottimali per la caccia. 

Dal punto di vista ecologico, parliamo di un predatore apicale, fondamentale per il mantenimento dell’equilibrio delle reti trofiche. La sua presenza è anche un indicatore biologico: ecosistemi marini in buono stato tendono a sostenere popolazioni stabili di cetacei, mentre eventuali alterazioni ambientali possono riflettersi rapidamente sulla loro distribuzione e abbondanza. Il Mar Ionio calabrese e il Golfo di Taranto rappresentano un’area di straordinario interesse scientifico per lo studio dei cetacei. Qui la morfologia dei fondali, con canyon profondi e una elevata produttività biologica, favorisce la presenza di numerose specie. Tra le più comuni troviamo la stenella striata, che è la specie più abbondante nel Mediterraneo, e il delfino comune, oggi purtroppo in diminuzione ma ancora presente nelle nostre acque. 

Nelle zone più profonde si incontrano anche il grampo e il globicefalo, specie sociali legate ad ambienti pelagici. Particolarmente significativo è il fatto che il Golfo di Taranto ospiti anche grandi cetacei come il capodoglio, che utilizza le scarpate profonde per alimentarsi, e la balenottera comune. Ancora più rilevante, dal punto di vista scientifico, è la presenza dello zifio, una specie estremamente elusiva e difficilmente osservabile, tipica di ambienti profondi e poco disturbati. Tuttavia, questi equilibri restano fragili. Lo spiaggiamento registrato pochi mesi fa lungo le nostre coste rappresenta un segnale che non possiamo sottovalutare. Eventi di questo tipo sono spesso correlati a pressioni antropiche come l’inquinamento acustico, il traffico marittimo e la contaminazione chimica, fattori che incidono in modo diretto sulla salute dei cetacei. Per questo motivo è fondamentale continuare le attività di monitoraggio. 

Disporre di un’imbarcazione come la Lady Anna S. ci consente di raccogliere dati scientifici affidabili, ma anche di coinvolgere direttamente i cittadini nelle attività di ricerca. La citizen science è uno strumento chiave: permette alle persone di partecipare attivamente alla conoscenza e alla tutela del mare, creando una maggiore consapevolezza collettiva. La presenza dei tursiopi nel porto di Crotone non è solo un fenomeno affascinante, ma un indicatore concreto dello stato del nostro ecosistema marino. Proteggerli significa proteggere l’intero equilibrio del nostro mare».

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