Crotone, Ona e Montilla: «Studiare l’esposoma prima del tumore»
Dopo il decesso per cancro di un paziente nel Sin pitagorico, l’oncologo e Bonanni chiedono una svolta: «Analizzare sostanze tossiche e rischio ambientale prima della diagnosi»

CROTONE Un caso di colangiocarcinoma nel Sito di Interesse Nazionale riapre il dibattito sulla necessità di una medicina preventiva basata sul biomonitoraggio e sull’analisi delle esposizioni ambientali accumulate.
Il caso clinico ed il territorio
La vicenda di un cittadino di Crotone, deceduto per un colangiocarcinoma metastatico dopo aver vissuto e lavorato per decenni nel territorio locale, porta all'attenzione della comunità scientifica e delle istituzioni la relazione tra ambiente e salute umana. A seguito del decesso, gli approfondimenti analitici sulle matrici biologiche del paziente hanno evidenziato l'accumulo di sostanze tossiche.
Come viene ricordato nella nota a firma dell’oncologo Pasquale Montilla e dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto (Ona), la storia del paziente si inserisce in una realtà geografica specifica: «Crotone non è un luogo qualsiasi sul quale formulare questa domanda. Il territorio fa parte del Sito di interesse nazionale Crotone-Cassano-Cerchiara, istituito ai fini della bonifica. La documentazione istituzionale descrive un’area che comprende storici insediamenti industriali dismessi e vaste superfici terrestri e marine interessate dalle procedure di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica».
Il comunicato evidenzia inoltre che nel 2026 lo stesso Consiglio regionale della Calabria è intervenuto sull'argomento, affrontando «formalmente il tema della sorveglianza sanitaria della popolazione residente nel Sin».
L'approccio esposomico e lo Slope cancer factor
Di fronte all'esito delle analisi biologiche, gli autori del documento propongono l'adozione dell'esposomica, intesa come lo studio quantitativo e sistematico delle esposizioni ambientali, professionali e individuali nell'arco dell'intera vita.
Nel testo viene rilevato come l'oncologia attuale sia dotata di metodologie avanzate di profilazione cellulare e molecolare, ma si sostiene la necessità di integrarle con la storia ambientale del singolo paziente: «Sangue. Urine. Tessuti. Storia professionale. Residenza. Durata delle esposizioni. Metalli e altri contaminanti. Alterazioni molecolari. Suscettibilità individuale. Non informazioni separate, ma parti della stessa biografia biologica».
Per analizzare e coordinare questa mole di parametri, il contributo clinico punta sull'impiego dello Sfc (Slope cancer factor), definito nel comunicato come uno «strumento quantitativo per integrare i dati tossicologici ed esposomici e costruire una stratificazione del rischio. L’obiettivo è trasformare una sequenza di risultati analitici in una mappa interpretabile delle esposizioni e delle loro possibili convergenze biologiche».
Dalla diagnosi oncologica alla prevenzione della "premalattia"
L'incontro tra l'impostazione medica di Pasquale Montilla e l'attività di tutela legale e sociale sostenuta dall'Ona e dal suo presidente Ezio Bonanni intende focalizzare l'attenzione scientifica sulle fasi precedenti alla diagnosi clinica della neoplasia.
Gli autori sottolineano la differenza tra l'attività dei registri tumori e quella della ricerca esposomica, argomentando che «il registro fotografa prevalentemente ciò che è già accaduto. L’esposomica prova invece a spostare l’orologio indietro». La sequenza ipotizzata lungo questo percorso comprende: «Esposizione → interazione biologica → danno molecolare → risposta adattativa → alterazione cellulare → trasformazione neoplastica».
È all'interno di questo processo che la nota individua la cosiddetta «premalattia», descritta come «uno spazio biologico precedente alla manifestazione clinica del tumore nel quale cercare segnali di esposizione e modificazioni molecolari prima che la neoplasia diventi evidente».
Requisiti scientifici ed esortazione alle istituzioni
Affinché le rilevazioni sul campo possano trovare validazione in ambito medico e normativo, il documento specifica le metodologie ritenute necessarie per strutturare un piano di indagine epidemiologica e clinica sul territorio: «Servono coorti prospettiche. Gruppi di controllo. Biomonitoraggio seriale. Tossicologia analitica. Genomica e tossicogenomica. Analisi dei tessuti. Correlazioni dose-risposta. Follow-up nel tempo. Crotone potrebbe diventare un laboratorio scientifico proprio per questo. Non un laboratorio sulle persone. Un laboratorio per proteggerle».
In conclusione, Montilla e Bonanni rivolgono un quesito alla comunità scientifica e agli organi di governo per sollecitare l'avvio di studi sistematici sulla popolazione: «Quanti altri pazienti oncologici possiedono informazioni esposomiche che nessuno ha mai cercato? Quanti contaminanti potrebbero essere identificati prima della malattia? E soprattutto: quanto tempo vogliamo ancora aspettare prima di studiare sistematicamente la relazione tra ambiente, esposoma e cancro?».
La proposta avanzata a chiusura della nota richiede di superare le polarizzazioni del dibattito pubblico concentrandosi su protocolli analitici rigorosi: «Crotone non ha bisogno di nuove contrapposizioni tra allarmismo e rassicurazione. Ha bisogno di qualcosa di molto più difficile da contestare: Misurare. Studiare. Confrontare. Pubblicare. Perché forse la prossima frontiera dell’oncologia non comincia quando compare il tumore. Comincia prima. Prima della diagnosi. Prima della malattia. Prima che sia troppo tardi».


