Oliverio smonta il "teorema Eni": «Non spetta al prefetto cercare soluzioni»
L'ex presidente della Regione Calabria contesta le motivazioni addotte dalla società per l'interruzione dei lavori di Bonifica nel Sin di Crotone nella discarica ex Pertusola
CROTONE «L’ultima mossa di Eni Rewind, che pretende di dettare i tempi convocando tavoli tecnici, non è che l’ennesimo atto di arroganza verso Crotone e le sue Istituzioni». È il commento dell'ex presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, rispetto alla comunicazione diffusa da Eni Rewind sul blocco delle attività di bonifica nella discarica fronte mare (ex Pertusola) del Sin di Crotone a causa del ritrovamento del materiale con radionuclei denominato Tenorm.
«È ora di ristabilire la verità – sbotta Oliverio –: non spetta al prefetto di Crotone cercare soluzioni di comodo per i rifiuti che Eni Rewind si ostina a non voler spostare. La responsabilità è interamente del gestore, Eni Rewind, come sancito dal Paur e dal decreto ministeriale 7/2020».
Per Eni la bonifica è un obbligo di legge, non una facoltà da esercitare a proprio piacimento.
«In questi anni abbiamo assistito – commenta Oliverio – al paradosso inaccettabile di una società che agisce contemporaneamente come controllore e controllato. Ma i nodi stanno venendo al pettine».
«Per anni, spalleggiata da alcuni “soloni” di Stato e delle Istituzioni – accusa Oliverio –, Eni Rewind ha raccontato la favola dell’inesistenza di impianti in Italia e in Europa pronti a ricevere i veleni del Sin di Crotone. Una menzogna smentita dai fatti: già nel 2021 relazioni ufficiali indicavano la disponibilità di impianti in Germania e nei Paesi Bassi, e solo pochi mesi fa è ‘magicamente’ spuntata un’opzione in Svezia».
Chi ha vigilato se vi fosse stata una corretta ricerca degli impianti autorizzati all'estero?
«Sostenere poi che questi scarti radioattivi – incalza Oliverio – non possano viaggiare è un pretesto tecnico che insulta l’intelligenza dei cittadini: in tutta Europa si trasportano scorie radioattive in totale sicurezza; perché per Crotone dovrebbe essere impossibile?».
«L’improvviso allarme sui materiali Tenorm – sostiene l'ex presidente – è l’ultima sortita agitata per sospendere le operazioni di bonifica appena iniziate. Senza una caratterizzazione seria, queste dichiarazioni appaiono solo come l’ennesimo tentativo di lasciare i veleni nella discarica ex Fosfotec».
«Il sospetto che si tratti di un disegno lucido – prosegue Oliverio – a cui Eni Rewind non ha mai rinunciato è più che legittimo, anzi fondato: evitare una bonifica reale per non sborsare la cifra di oltre 1 miliardo e 800 milioni di euro, già quantificata dall'Ispra davanti alla commissione bicamerale Ecomafie nel 2012».
L'obiettivo è lasciare i rifiuti radioattivi a Crotone – rivela Oliverio – per mero risparmio aziendale, calpestando il principio europeo di “chi inquina paga” e ignorando deliberatamente che quegli stessi veleni sono la causa di patologie oncologiche e sofferenze che da decenni decimano le famiglie crotonesi.
«È quanto ho denunciato con forza – ricorda l'ex presidente –, insieme al Comitato "Fuori i veleni. Crotone vuole vivere" in questi anni ed anche davanti alla commissione bicamerale Ecomafie nel luglio scorso. Non si può permettere che si arrivi alla prossima primavera tra rinvii e ‘meline’ procedurali».
«Come indicato dal Paur – sollecita Oliverio –, gli scavi devono essere monitorati dall'Arpacal. Risulta pertanto urgente potenziare l'organico dell'ente con specialisti in radionuclidi e profili tecnico–scientifici altamente qualificati per le attività di sicurezza e controllo dei lavori di bonifica. Eni Rewind non può vigilare su sé stessa».
«Il Paur e il Dm 7/2020 non sono trattabili – sottolinea l'ex presidente –, per la semplice ragione che non è trattabile la salute dei cittadini: i veleni devono andare fuori da Crotone e fuori dalla Calabria. Ogni giorno perso è un giorno di salute rubato alla nostra gente. Crotone non può più accettare ricatti: meritiamo verità, bonifiche reali e un futuro finalmente libero dall'eredità tossica del passato», conclude Oliverio.

