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CROTONE Tra 16 giorni, il 31 maggio prossimo, scade il mandato del direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Crotone, Antonio Graziano, e non si sa se verrà confermato. Tutto tace, come se la situazione dell’erogazione del servizio sanitario nella provincia di Crotone fosse in linea con gli obiettivi minimi fissati dai Livelli essenziali di assistenza.

Una sanità allo sbando e il valzer dei commissari

L’utenza sa bene che la sanità della provincia di Crotone fa acqua da tutte le parti. Addirittura è peggiore rispetto a quella erogata per il resto della Calabria, dove si naviga a mare aperto e in balia delle onde. A Crotone, d’altra parte, in quattro anni sono stati nominati dal presidente della giunta regionale calabrese, Roberto Occhiuto, tre commissari (Simona Carbone, Antonio Brambilla e Monica Calamai) e un direttore generale (Antonio Graziano).

Il fallimento dell'Atto aziendale e il "direttore scomparso"

La storia dei tre commissari è nota a tutti: hanno tentato di trovare la quadratura del cerchio senza riuscirci. L’obiettivo dichiarato era quello di approvare l’Atto aziendale, ma tutti i tentativi sono falliti. Graziano è arrivato a Crotone dall’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza circa sei mesi fa. In sei mesi sembra avere incarnato il ruolo di desaparecido. Uno scomparso nel nulla.

Mancanza di programmazione e tagli alla spesa

Non si parla dell’atto aziendale che, lo ricordiamo, è lo strumento fondamentale che programma le attività da garantire all’utenza. Nemmeno se ne parla più, come è almeno successo con i commissari. Ogni tanto trasmette una nota stampa per annunciare qualche successo da parte di medici volenterosi. Niente di più. Intanto la Regione continua a tagliare la sanità per ridurre la spesa.

Il limbo del commissariamento regionale

L’obiettivo è uscire dalla situazione di commissariamento. Il Governo guidato da Giorgia Meloni ha annunciato che la Regione ha superato la fase di commissariamento, ma ancora non ha approvato il Decreto. Si annuncia la fine della procedura, ma la situazione continua a restare quella di prima (sanità commissariata). Il problema sanitario soprattutto nella provincia di Crotone non è inferiore per importanza alle vicende ambientali.

L'immobilismo della politica locale

Il voto amministrativo poteva e doveva essere l’occasione per proporre i cambiamenti di rotta necessari. Al di là delle enunciazioni di principio non ci sono proposte che entrano nel merito delle questioni. In cinque anni il sindaco uscente, Vincenzo Voce, non si è occupato di sanità e quando lo ha fatto non ha inciso. Molto significativo è stata la convocazione della Conferenza provinciale dei sindaci, di cui Voce è presidente, al tempo della commissaria Calamai.

I giochi di potere sulla pelle dei cittadini

In quella seduta la Conferenza provinciale dei sindaci ha approvato la proposta di Atto aziendale presentata dalla commissaria toscana. A distanza di una quindicina di giorni la stessa Calamai ha proposto la stesura di un Atto aziendale riveduto e corretto rispetto a quello approvato dai sindaci. Tutto è avvenuto senza la minima reazione di protesta. Probabilmente perché c’era la consapevolezza che nemmeno la seconda proposta avrebbe, poi, avuto il via libera dalla Regione Calabria. Annunci e giochi di potere che vengono fatti sulla pelle di un’utenza ormai messa in croce da balzelli da pagare e mancate risposte.

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