Rifiuti a Caccuri, Confial chiama in gioco Prefettura, Provincia e Regione
Il sindacato autonomo contesta la scelta dell'amministrazione Quintieri: «Nasce il nuovo vocabolario del lavoro: precarietà uguale stabilità»

CROTONE «A Caccuri nasce il nuovo vocabolario del lavoro: precarietà uguale stabilità». È la controreplica del sindacato autonomo per il tramite di Giovanni Mungari, responsabile provinciale Igiene ambientale, rispetto alla risposta dell'Amministrazione comunale guidata dal sindaco Luigi Quinteri sull'affidamento del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti a Caccuri.
«Confial prende atto - scrive Mungari - che, a Caccuri, l’Amministrazione comunale ha inaugurato un nuovo e pericoloso modello concettuale: la precarietà viene scambiata per stabilità, la riduzione delle ore per efficienza, il tempo determinato tramite agenzia interinale per sviluppo. Un cortocircuito grave, che non ha nulla di innovativo e molto di regressivo».
«Dimezzare il lavoro - avverte il sindacato -, abbandonare il tempo indeterminato e ricorrere a rapporti temporanei non significa riorganizzare: significa impoverire. Chiamarlo “contesto competitivo” non cambia la sostanza, ma rivela una confusione politica e amministrativa preoccupante, soprattutto se a farla è un’istituzione pubblica che dovrebbe essere garante del lavoro, non il primo soggetto a renderlo fragile».
Se poi tutto fosse davvero così virtuoso - interroga Mungari -, una domanda resta inevasa: perché si rifiuta il confronto con il sindacato? Perché viene negata la richiesta di incontro e l’accesso agli atti sul personale? La trasparenza, quando è reale, non teme il dialogo.
«Ancora più grave - accusa Confial - è il tentativo di rifugiarsi dietro il tema della rappresentanza, dimostrando una scarsa conoscenza del ruolo del sindacato. Il sindacato non chiede il permesso: esercita funzione di controllo e vigilanza su scelte che incidono su diritti, salari e condizioni di lavoro».
In questo caso, peraltro, parliamo di lavoratori iscritti a Confial, circostanza già documentata, ma che non è necessaria per denunciare un problema pubblico.
«C’è poi un aspetto ancora più allarmante - annota Mungari -: questi lavoratori operano nel settore dei rifiuti, altamente esposto a rischi professionali, e vengono impiegati senza che risultino forniti tutti i dispositivi di protezione individuale e indumenti ad alta visibilità previsti dalla normativa. Qui non siamo più nel dibattito politico, ma sul terreno della salute e sicurezza sul lavoro, che non ammette slogan né scorciatoie».
Ci auguriamo che quello di Caccuri - auspica Confial - resti un caso isolato e non un modello da imitare. Perché se questa idea di “efficienza” dovesse diffondersi, centinaia di lavoratori sul territorio pagherebbero il prezzo di una falsa modernità.
Confial informa inoltre di «aver già interessato formalmente la Prefettura di Crotone, il presidente della Provincia di Crotone e il presidente della Regione Calabria, chiedendo un intervento immediato su una vicenda che presenta profili di forte criticità sotto il profilo occupazionale, amministrativo e della sicurezza sul lavoro».
«In caso di mancato riscontro - avverte la sigla -, l’organizzazione sindacale investirà tutti gli enti preposti alle attività di controllo e vigilanza, senza alcuna esclusione, e sottoporrà uno specifico quesito alla Corte dei conti per verificare la legittimità amministrativa e la sostenibilità economica del procedimento adottato. Perché condizioni di precarietà, assenza di sicurezza e riduzione del lavoro, oltre a colpire i lavoratori, rischiano di compromettere la continuità e la qualità del servizio pubblico, che in queste condizioni non può essere garantito».
Confial continuerà «a vigilare e denunciare. Perché il lavoro non si tutela con le parole, ma con i fatti. E qui, purtroppo, i fatti raccontano tutt’altro», conclude la nota.

