Discoteca chiusa, il titolare: «Sicurezza è un dovere, ma la giustizia sia tale»
Lo "sfogo" di Daniele Manica, il gestore del locale notturno “Toda gioia” sul lungomare di via Cristoforo Colombo a Crotone dopo le sanzioni della Polizia
CROTONE «Negli ultimi giorni la mia attività è stata destinataria di un provvedimento di chiusura e di una comunicazione pubblica che ha rappresentato la situazione con toni e qualificazioni che ritengo non coerenti con la reale natura delle contestazioni mosse». A parlare è Daniele Manica, titolare del locale notturno “Toda gioia”, situato sul lungomare di via Cristoforo Colombo a Crotone. Per l'esercizio è stata disposta la chiusura, con richiesta inviata anche al sindaco, dopo l'intervento della Polizia durante una serata cui stavano partecipando circa 130 giovani.
Secondo gli agenti della Questura pitagorica intervenuti il locale non «non era in possesso delle autorizzazioni previste dalla normativa e, in particolare, era carente in materia di sicurezza». Dai controlli, secondo la Polizia, sarebbero emerse «gravi irregolarità in materia di sicurezza antincendio, oltre a ulteriori violazioni di carattere amministrativo tra cui l'impiego di addetti ai servizi di controllo non iscritti negli appositi elenchi della Prefettura e la mancanza della licenza per lo svolgimento di eventi di pubblico spettacolo». Ma per il gestore del locale, il clamore mediatico e l'entità delle misure sanzionate sarebbero andati oltre la reale situazione riscontrata.
«È necessario precisare - scrive Manica - che le violazioni contestate attengono a profili di carattere amministrativo, che saranno oggetto di puntuale verifica e approfondimento nelle sedi competenti. Non si tratta di accertamenti relativi a eventi lesivi o a situazioni di pericolo concreto verificatosi, bensì di rilievi amministrativi rispetto ai quali eserciterò pienamente il mio diritto di difesa».
«L’applicazione di una misura così incisiva - sostiene il titolare dell'Attività - come la chiusura dell’attività, con conseguenze economiche, occupazionali e reputazionali gravissime, impone, per consolidati principi dell’ordinamento, una rigorosa valutazione di proporzionalità, adeguatezza e necessità del provvedimento adottato. Ritengo che nel caso specifico tale proporzionalità non sia stata rispettata».
«L’equiparazione mediatica della mia attività a una “discoteca abusiva” - stigmatizza Manica -, senza distinguere tra profili autorizzativi e condizioni strutturali effettive, ha prodotto un evidente danno d’immagine, anticipando un giudizio pubblico prima ancora che vi sia stato un accertamento definitivo dei fatti. La mia impresa opera nel rispetto delle regole, investe in sicurezza e garantisce lavoro».
«Eventuali irregolarità formali, qualora confermate - respinge il titola del Toda gioia -, non possono giustificare una misura afflittiva sproporzionata rispetto alla loro natura. Nei prossimi giorni renderò pubblici integralmente gli atti ricevuti e la documentazione tecnica e audiovisiva relativa allo stato dei luoghi e alle misure di prevenzione adottate, affinché l’opinione pubblica possa valutare con piena trasparenza».
«Confido che nelle sedi istituzionali - conclude Manica - venga ristabilito un corretto equilibrio tra potere sanzionatorio e diritti dell’impresa, nel rispetto dei principi di legalità e proporzionalità che fondano il nostro ordinamento. La sicurezza è un dovere. Ma la giustizia deve restare tale».

