L'arte bianca
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affidato
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CROTONE Era stata sospesa dal servizio per cinque mesi con privazione della retribuzione per non aver ottemperato a un ordine di servizio mai veramente notificato dall'Azienda sanitaria. Per questo motivo, un'infermiera in servizio presso il Centro di salute mentale dell'Asp di Crotone sin dal 1987, si era rivolta all'avvocato Luciano Sgrizzi per avere giustizia. 

L'avvocato Luciano Sgrizzi

E ne ha avuta di ragione la lavoratrice in questione visto che, la sezione “Lavoro e previdenza” del Tribunale di Crotone (giudice monocratico Alessia Vilei), con la sentenza pronunciata lo scorso 13 gennaio, non solo ha accolto il suo ricorso, ma ha anche annullato il provvedimento disciplinare, condannando l'Azienda «alla restituzione in favore della ricorrente di tutte le somme a tale titolo illegittimamente trattenute».

L'agonia dell'infermiera ha radici nel 2023, ma lei ne era venuta a realmente a conoscenza solo il 24 febbraio del 2014 quando si era vista notificare una sanzione disciplinare che le imponeva l'astensione dal lavoro e la sospensione dello stipendio per cinque mesi.

Nel provvedimento veniva richiamata una nota interdipartimentale con disposizione di servizio datata 1° marzo 2023, integrativa a una precedente del 27 febbraio. Un periodo di tempo in cui, la dipendente dell'Asp, era in malattia (dal 1° marzo 2023 al 26 novembre 2023) e, per questo motivo, non aveva potuto riceverne notizia sul luogo di lavoro. Né secondo il giudice era valevole ai fini dell'applicazione della sanzione disciplinare «l’allegato n. 25 prodotto dall’Asp, nominato “email consegna disposizione di servizio”, trattandosi di un’ e-mail inoltrata in data 1° marzo 2023 all’indirizzo (...), senza alcuna prova dell’allegato in essa contenuto e in assenza di alcuna “ricevuta di avvenuta consegna”».

La situazione comincia a prendere una brutta piega l'11 dicembre 2023 quando, l'allora direttore facente funzioni, Paolo Sesti, con una sua comunicazione, segnalava all’Ufficio per i procedimenti disciplinari (Upd) la mancata ottemperanza della lavoratrice alla disposizione interdipartimentale del 3 marzo precedente. Con quell'ordine di servizio l'allora direttore della Dsua, Brisinda, aveva assunto la determinazione «in ragione di un’acclarata incompatibilità ambientale», spostando di mansioni quindi la ricorrente dal Centro di salute mentale al reparto di Angiologia presso il Poliambulatorio di Crotone.

Senonché deve rilevarsi - scrive il giudice - come l’Asp di Crotone, su cui gravava il relativo onere probatorio, non abbia dimostrato di aver portato a conoscenza della dottoressa Noce la disposizione interdipartimentale prot. N. 10874 del 1° marzo 2023, con la conseguenza che nessuna inottemperanza può configurarsi rispetto ad un ordine di servizio mai formalmente comunicato alla dipendente.

Da qui l'accoglimento del ricorso formulato dall'avvocato Sgrizzi e il contestuale annullamento della sanzione disciplinare a carico della dipendente, con l'Asp condannata anche a pagare le spese legali quantificate in 3.500 euro (più Iva al 15%).

 

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