L'arte bianca
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affidato
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CROTONE Una coalizione acefala che ha perso la rotta e non riesce a fare sintesi nemmeno quando le elezioni comunali sono ormai alle porte. Nella coalizione del campo largo, poi, c’è anche un partito che ha perso completamente la bussola. Da settimane, infatti, non si sente più parlare del Partito democratico, ma nemmeno di quelli che dovrebbero essere gli alleati del campo largo.

Un silenzio che fa pensare alla decisione di avere scelto la strada del suicidio assistito. Soprattutto non si comprende il silenzio del Pd, erede della sinistra che ha governato Crotone per un lungo tratto del secondo dopoguerra.

Non si comprende nemmeno perché il segretario provinciale del Pd, Leo Barberio, abbia lavorato per farsi nominare commissario del partito cittadino dilaniato dalle polemiche interne e una volta raggiunto l’obiettivo si è dato alla macchia. 

Dal giorno della sua nomina, infatti, è calato il sipario senza che vi sia stato un solo sussulto. Probabilmente questo immobilismo è figlio anche del malgoverno, a livello calabrese, di questo partito. Dal Pollino allo Stretto il Pd è avvitato su sé stesso e non riesce più ad occuparsi dei tanti problemi dei calabresi. Le cronache giornalistiche, infatti, raccontano di una situazione di sfascio in tutta la Calabria.

Una situazione che diventa congeniale alla rielezione di Vincenzo Voce a sindaco di Crotone. I veri avversari di Voce (il campo largo) rischiano di non partecipare alla competizione elettorale e nemmeno nel centrodestra ci sono prospettive, che potrebbero metterlo in difficoltà. Le dimissioni del segretario provinciale di Fratelli d’Italia, Michele De Simone, hanno messo a nudo lo stato di malattia anche del partito che, a livello nazionale, potrebbe conquistare più del 30% dei consensi. Alle recenti elezioni regionali ha ottenuto un misero 7% e la prospettiva non è rosea nemmeno per le comunali della prossima primavera. 

De Simone si è dimesso, molto probabilmente, perché il partito era diviso sulla possibile alleanza con Voce e i vertici regionali e nazionali potrebbero avere dimostrato scarso interesse sulla situazione venutasi a creare a Crotone. De Simone non parla.

Questa situazione di FdI potrebbe avere ripercussioni anche sulle scelte di Noi moderati, che ha pezzi elettoralmente molto importanti, che non vogliono sentire parlare di un accordo per votare Voce. 

Forza Italia, dal canto suo, sembra appiattita sull’appoggio a Voce, anche se in politica le certezze non esistono. Il puzzle da comporre nel centrodestra non è semplice. C’è una situazione fluida che, al momento, sembra avvantaggiare Voce che, però, potrebbe avere improvvise deviazioni del percorso.

Tutto dipende dalla circostanza di riuscire a mettere i pezzi del puzzle negli spazi giusti. La spartizione delle postazioni dovrà accontentare tutti. 

Sul tavolo c’è la carica di sindaco, vicesindaco, di più assessori, presidente della Provincia, assessore regionale e altro. C’è anche la questione dell’appartenenza partitica di Voce. Il sindaco potrà ancora continuare a sostenere la sua matrice civica? 

Potrebbe anche farlo, ma sarebbe una grandissima bugia che gli elettori potrebbero non gradire. Se si dovesse realizzare l’accordo per avere il sostegno del centrodestra, i partiti giustamente pretenderanno di partecipare con i propri simboli. 

Un sindaco, quindi, eletto con i voti dei partiti con i quali bisognerà poi aprire la trattativa per comporre la nuova giunta comunale e spartire le altre postazioni. Non sarà come la prima sindacatura quando Voce ha potuto svolgere il ruolo di papa e re.

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