L'arte bianca
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CROTONE Non ci sono speranze per otto lavoratori Tis (Tirocini di inclusione sociale) che da anni prestano la loro attività lavorativa per il Comune di Crotone. L’amministrazione comunale di Crotone ha trovato una soluzione che prevede la stabilizzazione per 25 di questi lavoratori, ma ne restano fuori dal portone di ingresso del palazzo comunale otto. 

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A questo punto, però, bisogna prendere atto che l’amministrazione titolare del governo della città di Crotone non è riuscita a trovare la quadra per dare un futuro a tutti i propri Tis, nonostante il congruo finanziamento messo a disposizione dalla Regione Calabria per la stabilizzazione dei Tis.

I sindacati (Felsa-Cisl Calabria, Fp Magna Grecia e Cisl Magna Grecia, Nidil Cgil, Fp Cgil e Cgil Area Vasta, e la Uiltemp, Uil Fpl e Uil Crotone), accogliendo la richiesta degli otto avevano, con una nota, avevano avanzato la richiesta di un nuovo ed ulteriore incontro con gli amministratori di Crotone per verificare se ci siano spiragli di trattativa che possano includere anche gli otto esclusi.

La risposta a firma del vicesindaco, Sandro Cretella, che gestisce la delega al personale, e del sindaco, Vincenzo Voce, non lascia dubbi su come l’amministrazione comunale intenda chiudere la partita. Cretella e Voce, in prima battuta, scrivono di «rappresentare l’impossibilità allo stato degli atti di assentire alla richiesta di convocazione di un’ulteriore riunione sul tema». 

Non vogliono, quindi, più parlare della sorte che spetterà ad otto lavoratori, magari padri di famiglia, che per diversi anni hanno garantito all’amministrazione la loro attività lavorativa, nella speranza che si aprisse uno spiraglio per la stabilizzazione. Lo spiraglio lo ha aperto la Regione, ma al Comune di Crotone non hanno trovato la quadra per garantire tutti.

Ora si sbatte la porta in faccia anche ai sindacati e si nega l’incontro. Nella nota i due massimi amministratori di Crotone sottolineano che «in queste ore il Collegio dei revisori dei conti sta vagliando attentamente la delibera del Piano con la quale questa amministrazione ha manifestato la volontà di avviare le procedure di stabilizzazione di 25 unità». Fanno intendere, insomma che per stabilizzare i 25 lavoratori hanno dovuto scalare le montagne. 

Non sarebbe stata, insomma, una passeggiata. Una giustificazione che, però, non trova nessuna giustificazione tra gli esclusi, che vedono concludere tragicamente la loro esperienza di lavoratori precari nella pubblica amministrazione.


 


 

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