L'arte bianca
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CROTONE «Nelle vertenze che riguardano il lavoro non servono divisioni. Serve unità, responsabilità e rispetto dei lavoratori». È quanto scrive in una nota Benedetto Di Iacovo, segretario generale nazionale Confial, a seguito dell’incontro convocato dalla Regione Calabria sulla vicenda Konecta dove «abbiamo assistito ancora una volta - stigmatizza - ad una scelta che riteniamo profondamente sbagliata: la convocazione di tavoli separati tra le organizzazioni sindacali».

«È una scelta che non rafforza il confronto - sottolinea Di Iacovo -, ma lo indebolisce. Quando i lavoratori affrontano una vertenza complessa, il sindacato dovrebbe presentarsi con una posizione unitaria, forte e trasparente. Dividere i tavoli significa invece creare frammentazione, alimentare logiche di egemonia e spostare l’attenzione dal vero problema: la tutela del lavoro e la soluzione della vertenza».

Ancora più incomprensibile, sempre secondo Di Iacovo, è che «questa divisione venga sostenuta da chi non rappresenta la totalità dei lavoratori coinvolti ma pretende comunque di gestire il confronto in modo esclusivo».
«Noi crediamo esattamente nel contrario - sostiene Di Iacovo - e fa bene il nostro segretario provinciale confederale Fabio Tomaino a battersi e a respingere soluzioni tampone».

La Confial nazionale «continuerà a sostenere una linea chiara e responsabile: tutelare tutti i lavoratori, respingere soluzioni fuorvianti e non risolutive, come il ricorso agli ammortizzatori sociali, e pretendere un progetto serio che valorizzi le competenze esistenti e garantisca pienamente il perimetro occupazionale».

«La vertenza Konecta - attacca Di Iacovo - non si risolve con giochi di posizionamento sindacale. Si risolve con serietà, trasparenza e responsabilità verso chi lavora. Per questo la Confial, con il suo segretario provinciale confederale Fabio Tomaino continuerà a stare al fianco dei lavoratori con coerenza e determinazione, chiedendo tavoli unitari e soluzioni concrete. Perché il lavoro non si divide. Il lavoro si difende insieme», conclude Di Iacovo.

 

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