L'arte bianca
L'arte bianca
affidato
affidato

CROTONE Cosa produrrà sui livelli occupazionali il dover tener conto «delle nuove tecnologie, in particolare l'IA» e quindi guardare alla «integrazione dei sistemi in uso con nuove piattaforme sviluppate, in particolare Julia»? Come si farà a far coesistere la «condivisa necessità dell'Amministrazione di riportare a Roma il servizio» e, al contempo, preoccuparsi su «come tutelare i lavoratori di Crotone»? Perché uno solo dei partecipanti al tavolo ha posto il tema della «permanenza del servizio a Crotone»? E ancora: qualora non sia più la cooperativa “aCapo” a gestire il servizio, verrà rispettata e, se sì, in che modo sarà applicata la clausola sociale (il transito cioè dei lavoratori col nuovo aggiudicatario del bando)?

Sono tutti interrogativi che dovrebbero essere sciolti dai rappresentati delle organizzazioni sindacali che lo scorso 23 gennaio, alle ore 12, nella “Sala della Bandiere” di palazzo Senatorio in Campidoglio, hanno sottoscritto il verbale, stringatissimo, dell'incontro avuto con l'amministrazione capitolina in merito all'affidamento del servizio di contact center "Chiama Roma 060606". A esclusione della Slc-Cgil Calabria, erano tutti dirigenti sindacali inviati da Slc-Cgil Roma-Lazio, Cgil Roma-Lazio, Cisl Roma-Rieti, Fistel-Cisl Roma-Lazio, Uil Lazio e Uilcom Roma-Lazio. Non un rappresentante sindacale del territorio al tavolo, men che meno una Rsa. Ma tant'è stato.

Considerazioni tecniche a parte, è comunque bastato quell'incontro perché il giorno seguente (27 gennaio) il braccio di ferro si allentasse e si lasciasse spazio all'attesa (almeno per le parti sociali) decisione del Comune di Roma di ritirare in autotutela il bando per l'affidamento. Un atto questo che, a sua volta, ha prodotto gioia e confusione, scatenando una corsa ad attribuirsene i meriti da parte dei sindacati, con un susseguirsi di note unitarie, ma poi diramate singolarmente da ognuna delle sigle. Tutti a esultare per la fermezza sfoggiata per il rispetto dell'accordo stretto nel novembre scorso con l'Amministrazione capitolina che ha fatto così prevalere l'interesse all'applicazione del Ccnl del settore. E Crotone? 

Non v'è menzione dei lavoratori di aCapo in questi comunicati che poco, se non nulla, hanno riferito di quanto “appuntato” in quell'occasione dall'amministrazione capitolina rappresentata dal direttore generale, Albino Ruberti, dal direttore del dipartimento Monitoraggio della qualità dei servizi e comunicazione istituzionale, Carolina Cirillo, e dal responsabile della direzione dello stesso settore, Debora Angeletti. 
Cosa si saranno dette le parti? È proprio da qui che partono gli interrogativi iniziali. Cosa ha cioè indotto i rappresentanti legali del Comune di Roma a fare il passo indietro il giorno dopo l'incontro con i sindacati? Il cedimento-apertura nasconde qualche maglia aperta da parte dei sindacati nella trattiva?

Secondo quanto contenuto nel verbale, il direttore generale Ruberti aveva aperto la riunione e, prima di ascoltare le sigle presenti, aveva rappresentato una serie di puntualizzazioni. «Attualmente il servizio ChiamaRoma 060606 - si legge nel verbale - è gestito da una cooperativa sociale di tipo B. In attuazione degli indirizzi emanati dall'Assemblea Capitolina in merito alle riserve del 5% degli appalti a questa tipologia di cooperative, il bando è stato pubblicato, in linea con il passato, riservandolo esclusivamente a tali tipologie».

Inoltre, il dg aveva tenuto a sottolineare come «il servizio, nato oramai 25 anni fa» sia stato oggi «riprogettato recependo lo sviluppo delle nuove tecnologie, in particolare l'IA e tenendo conto dell'integrazione dei sistemi in uso con nuove piattaforme sviluppate, in particolare Julia». Sarà dunue l'IA a fornire le indicazioni oggi offerte dai lavoratori del contact center agli utenti? 

Premesse queste che avrebbero subito dovuto far drizzare le antenne dei sindacati e che, invece, hanno visto poi aprire il confronto con la rappresentante della Slc-Cgil di Roma-Lazio che ha evidenziato come il bando non rispettasse «le regole condivise nell'accordo del 5 novembre, in particolare per la tipologia di contratto individuata per i servizi di call center». 

Quando al tavolo si prova poi a parlare di livelli occupazionali è solo perché i sindacati voglio ben chiarire «se le clausole di garanzia del 5% di giovani e del 5 % di personale femminile, siano da intendersi in aggiunta alla clausola sociale che nel loro intendimento è di continuità lavorativa per tutti gli operatori oggi impiegati nel servizio». C'è poi chi «richiede l'attivazione della Cabina di regia prevista nell'accordo», mentre il rappresentante della Cisl Roma-Rieti si limita a evidenziare «le medesime criticità espresse dalla Cgil». 

È per fortuna il turno del rappresentante della Uil Lazio che è l'unico ad aggiungere, ai temi già evidenziati nei due interventi precedenti, «anche l'elemento della territorialità» e cioè «della permanenza del servizio a Crotone».
A questo punto della gestione del tavolo, concluso il primo giro di interventi, il direttore generale Ruberti ha dunque evidenziato due punti: «la gara pubblicata a novembre ha avuto ovviamente tempi di elaborazione antecedenti alla firma dell'accordo, in particolare le attività hanno avuto inizio a luglio»; «gli attuali operatori impiegati nel servizio, ora hanno il contratto delle cooperative sociali». Ma soprattutto Ruberti «evidenzia anche che per come si evolverà il servizio è necessaria una sede a Roma».

Le soluzioni che Ruberti propone per superare la riserva alle cooperative (che «ha obbligatoriamente richiesto la tipologia di contratto coop») sono due: una è che «l'affidamento in questione è da intendersi transitorio e nel futuro si lavorerà ad una nuova procedura di gara che terrà conto dell'accordo»; l'altra è di «valutare le condizioni di ritiro del bando in autotutela, sulla base delle osservazioni del tavolo». La “storia” ci dirà poi che a prevalere sia quella del ritiro in autotutela del bando. Ma prima che il tavolo si chiuda c'è spazio a delle ambiguità disseminate dai sindacati che lasciano intendere un'apertura al ritorno in Campidoglio del servizio di contact center.

Tutto ciò avviene quando i rappresentanti della varie sigle presenti intervengono per la seconda volta al tavolo evidenziando che «sebbene attualmente il contratto è relativo alla cooperative sociali» l'applicazione dell'accordo «farebbe cambiare in meglio le condizioni contrattuali del personale impiegato». Fin qui tutto “regolare”. Ma è poi nel prosieguo del trascritto (a loro carico) che si lascia spazi enormi all'interpretazione dello stesso verbale. 

Quando cioè i sindacati dichiarano che «pur condividendo la necessità dell'Amministrazione di riportare a Roma il servizio», si pongono come «tutelare i lavoratori di Crotone», richiedendo nuovamente «un riscontro sul tema della parità di genere e del 5% di giovani». Concordano cioè sul fatto che il contact center debba essere riallocato nella Capitale, ma dall'altra chiedono di garantire i dipendenti. È la storia dell'erba del re per intenderci… 
In conclusione, è doveroso e legittimo porre un ultimo interrogativo: i lavoratori di “aCapo” devono dormire con le valigie pronte per il trasferimento a Roma?


 


 

Calciomercato: Daniel Leo passa al Pontedera, arriva Angelo Veltri