Truncè avvisa: «La politicizzazione esasperata è il veleno di ogni riforma»
L'appello del presidente della Camera penale di Crotone per «una scelta di coscienza istruita dai fatti e libera dal tifo delle fazioni» in vista del Referendum di domenica e lunedì
CROTONE «Contro il veleno della polarizzazione», arriva l'appello del presidente della Camera penale di Crotone, Aldo Truncè, per «una scelta di coscienza istruita dai fatti e libera dal tifo delle fazioni» sul voto del prossimo Referendum per la Riforma della giustizia. Le operazioni di voto si svolgeranno domenica 22 marzo, dalle ore 7 alle ore 23, e lunedì 23 marzo, dalle 7 alle 15.

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C’è un rumore di fondo che, in queste ultime settimane, sta soffocando il merito della riforma costituzionale sulla giustizia. È il rumore metallico delle bandiere ideologiche che sbattono l’una contro l’altra, il grido di chi ha trasformato un passaggio storico di igiene democratica in una rissa.
Sia a destra che a sinistra, abbiamo assistito a uno spettacolo deprimente: leader e presunti "uomini di Stato" che, pur di apparire paladini della propria fazione, hanno inquinato il dibattito con dichiarazioni fuorvianti, slogan sventolati come clave e posizioni di principio che nulla dicono al cittadino che il 22 e 23 marzo dovrà impugnare la matita.
La politicizzazione esasperata è il veleno di ogni riforma.
Quando il voto non riguarda più il "cosa" si cambia, ma il "chi" vince o chi perde nel gioco dei sondaggi, la democrazia abdica alla sua funzione più nobile.
Abbiamo sentito gridare al "colpo di Stato" da una parte e alla "liberazione finale" dall'altra, mentre il testo degli articoli 102, 104 e 105 della Costituzione restava lì, intonso, ignorato da chi avrebbe il dovere di spiegarlo anziché usarlo come feticcio elettorale.
Questa deriva non è una novità, ma un vizio antico che spesso ha preceduto il declino delle istituzioni.
Già nell’Antica Roma, durante le convulsioni della Repubblica al tempo dei Gracchi, la legge smise di essere uno strumento di governo per diventare un’arma di fazione: non si votava più per il bene dell'Urbe, ma per abbattere l’avversario.
Il risultato fu la paralisi del sistema e, infine, la fine della libertà repubblicana.
Anche nella nostra storia recente, abbiamo visto referendum trasformarsi in plebisciti o in spallate al governo di turno, con il risultato che i cittadini, confusi e nauseati dai toni aspri, hanno spesso preferito l’astensione o il voto "di pancia" a quello di coscienza.
Come Camera Penale di Crotone, abbiamo cercato di percorrere una strada ostinatamente diversa.
Sin dal mese di novembre, abbiamo intrapreso un percorso di informazione capillare, tappa dopo tappa, incontro dopo incontro.
Non lo abbiamo fatto per "fare propaganda" per il Sì – che pure sosteniamo con convinzione tecnica e giuridica – ma per un dovere di onestà intellettuale verso la cittadinanza.
Prima ancora di chiedere un consenso, abbiamo voluto fornire gli strumenti per capire: Cos’è la separazione delle carriere? Perché il sorteggio nel CSM è l'unico antidoto al cancro delle correnti? Perché un’Alta Corte Disciplinare terza tutela i magistrati onesti e non punisce, senza legittime ragioni, quelli che hanno sbagliato?
Senza la comprensione del testo, il voto è solo un riflesso condizionato.
Per questo, il mio invito oggi non è a un voto "contro" qualcuno, ma a un voto "per" qualcosa.
Invito tutti a un tono responsabile, a un silenzio che serva a studiare, a leggere tra le righe di una riforma che tocca la carne viva dei diritti dei cittadini.
La separazione delle carriere non è una medaglietta da attaccare alla giacca di un leader politico; è il compimento del "giusto processo" sognato dai padri costituenti e del rito accusatorio introdotto dal codice Vassalli.
Andiamo ai seggi con la serenità di chi sa cosa sta votando.
Lasciamo che i politici continuino a urlare dai loro palchi: il cittadino consapevole non ha bisogno di gridare, perché la forza della sua scelta risiede nella conoscenza, non nel tifo.
Andiamo ai seggi con la serenità di chi ha saputo distinguere tra l'urlo della piazza e la scrittura della Carta.
La forza della nostra scelta risiede nella pazienza che abbiamo avuto nel comprendere, non nella foga di schierarci.
Facciamo sì che quella croce sulla scheda non sia un'arma scagliata contro un nemico, ma l'espressione più alta di un cittadino che ha deciso di essere, finalmente, l'unico vero arbitro del proprio futuro giudiziario.
Aldo Truncè Presidente della Camera Penale di Crotone

