Cirò Marina, cresce lo scontro sull'appalto rifiuti: Tlz gela i sindacati
La società denuncia ritardi nei pagamenti del Comune e respinge le accuse su sicurezza e mezzi obsoleti: chiesta la mediazione del Prefetto e ipotizzati rilievi penali

ISERNIA/CIRÒ MARINA Un clima di tensione altissima avvolge l'appalto di igiene ambientale nel Comune di Cirò Marina. Quello che doveva essere un normale confronto sindacale è degenerato in una battaglia legale frontale. La società Tlz S.p.A., per il tramite dello studio legale Cicerone e Associati, ha risposto con estrema fermezza alla proclamazione dello stato di agitazione indetto dalla sigla Confial, definendo le accuse dei lavoratori come un quadro di "sconcertante strumentalità".
La guerra dei pagamenti: "Comune giudice e parte"
Il punto di rottura principale riguarda la convocazione di un "tavolo tecnico" da parte dell'amministrazione comunale per risolvere l'agitazione. Per la difesa della società, tale mossa è giuridicamente nulla per incompetenza funzionale. Secondo l'Avvocato Cicerone, il Comune non può porsi come arbitro poiché è la fonte stessa del problema: "Il Comune non è un arbitro terzo, ma è parte in causa, perché è il soggetto contrattualmente inadempiente i cui ritardi cronici nei pagamenti costituiscono la vera ed unica criticità dell'appalto".
L'azienda denuncia ritardi medi di 4-5 mesi nel saldo delle fatture, con punte che arrivano all'anno per alcuni servizi. Nonostante ciò, la Tlz rivendica di essersi fatta carico di anticipare le retribuzioni per garantire la puntualità ai dipendenti. La messa in mora ricevuta dal sindacato viene definita "operazione aberrante e fraudolenta", aggiungendo che "la richiesta di interessi moratori è non solo infondata ma offensiva, anche dell’intelligenza altrui".
Sicurezza e Dpi: "Doglianze di pura fantasia"
Un altro pilastro dello scontro riguarda la presunta mancata fornitura dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). La società respinge ogni accusa, parlando di criticità che sarebbero "parto di pura fantasia". Nei documenti presentati, si citano regolari forniture di scarpe antinfortunistiche, guanti antitaglio e pantaloni ad alta visibilità avvenute tra il 2024 e l'inizio del 2026.
Il legale sottolinea un punto normativo cruciale: l'obbligo di sostituzione sorge solo dopo la segnalazione del lavoratore. Tuttavia, la difesa afferma perentoria: "Nessun lavoratore ha mai segnalato un difetto, un inconveniente, l’usura dei Dpi consegnatigli affinché Tlz li sostituisse mai". Viene inoltre citato un episodio in cui un dipendente avrebbe volontariamente smaltito materiale nuovo, ricevendo per questo un provvedimento disciplinare.
Mezzi obsoleti e attentati
Anche sulla questione dell'efficienza dei mezzi, la Tlz passa al contrattacco ricordando un evento drammatico: un incendio doloso nel marzo 2025 che ha distrutto tre automezzi. Nonostante il danno, l'azienda dichiara di aver acquistato mezzi nuovi di fabbrica, alcuni dei quali sarebbero stati però danneggiati da alcuni dipendenti o rimasti inutilizzati in deposito. "L’accusa di utilizzare mezzi 'obsoleti' è un autogol del Sindacato", sentenzia il documento.
I rischi penali: procurato allarme e diffamazione
La posizione di Tlz non si limita alla difesa amministrativa, ma sconfina nel penale. La società ipotizza che la proclamazione dello stato di agitazione, se basata su falsi presupposti, integri i reati di: Procurato Allarme (Art. 658 c.p.): Per aver annunciato pericoli inesistenti sulla sicurezza sul lavoro; Diffamazione Aggravata (Art. 595 c.p.): Per aver leso la reputazione commerciale dell'azienda; Interruzione di Pubblico Servizio (Art. 340 c.p.): Qualora l'astensione dal lavoro si concretizzasse su basi pretestuose.
L'Appello al Prefetto
In conclusione, la Tlz S.p.A. ha formalmente diffidato il sindacato dal proseguire l'agitazione e ha chiesto l'intervento urgente del Prefetto di Crotone, ritenuto l'unica autorità competente a gestire la procedura di raffreddamento. La società ha inoltre richiesto un "incontro riservato" con il Prefetto per illustrare i retroscena di quello che viene definito uno "sventurato appalto", paventando la possibilità che la vicenda possa presto balzare agli onori della cronaca nazionale.



